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news o paper: questo è il dilemma

l'informazione tra passato e futuro

news o paper: questo è il dilemma

di ENRICA MARRESE (08 12 2010)

Tra il vecchio e il nuovo dell’informazione c’è chi scorge una nuova possibilità per il futuro: l’alleanza. Il supporto diventa secondario se in gioco c’è la qualità delle news. La Newsweek Daily Beast Company e la proposta di Murdoch per la creazione di un giornale digitale a pagamento per iPad tentano di andare in questa direzione.  

L’informazione tra passato e futuro
News o paper: questo è il dilemma
 

Da anni ascoltiamo previsioni circa la fine dei giornali di carta. Hanno gli anni contati, si dice. E invece, i vecchi quotidiani e non solo continuiamo ad acquistarli, a leggerli o solo a sfogliarli. Non riusciamo a farne a meno.  Oggi i quotidiani tradizionali attraversano un periodo di profonda crisi. Cala il numero di copie vendute e di conseguenza la pubblicità crolla. I lettori diminuiscono e cresce il disinteresse dei giovani. Le grandi testate da anni tagliano i corrispondenti e  gli inviati, non fanno più inchieste e altri sono costretti a chiudere.
Di chi è la colpa? Si attribuisce la colpa della sorte del giornale tradizionale ad internet. L’informazione on line è più veloce, comoda, leggera ed è soprattutto gratis. Costa meno non solo la fruizione ma anche la produzione. E allora perché perdere tempo andando in edicola, sborsare un euro o poco più e sfogliare tutte quelle pagine quando con un clic ho quello che mi interessa senza pagare? Sembra non esista un perché. Non c’è nulla di apparente che possa giustificare il nostro attaccamento al giornale su carta. Il futuro dell’informazione è la rete. Due notizie dei giorni scorsi ci inducono a riflettere sul futuro dell’informazione. La prima riguarda l’acquisto di una testata storica come Newsweek da parte del sito The Daily Beast. Il settimanale tra i più influenti del mondo soffriva da tempo di problemi economici e lo stesso valeva per il Daily Beast che, apparso nel 2008 come sito di informazione che ha contribuito a rivoluzionare il giornalismo on line, era in perdita per 20 milioni di dollari. L’unione dei due, celebrata a novembre scorso, che ha portato alla nascita della Newsweek Daily Beast Company, rappresenta la «combinazione ideale tra l’autorità del giornale tradizionale e le nuove competenze e la freschezza del giornalismo on line» come ha detto il proprietario del Newsweek, Harman. La seconda riguarda invece l’annuncio della creazione di un nuovo giornale digitale a pagamento disponibile solo su iPad fatto dal magnate Murdoch. Il nuovo giornale avrà una redazione composta da un gruppo di 6/8 redattori con una linea editoriale simile a quella del New York Post e sarà, però, a pagamento. Per soli 15 centesimi al giorno «il giornalismo riuscirà ad avere un grande futuro davanti a sè» dice Murdoch. Forse possiamo chiudere il nostro momento di riflessione e decidere di cestinare il giornale tradizionale.
Il giornale che conosciamo da un secolo. Non gettiamo il nostro quotidiano o un suo parente  come un settimanale o un mensile perché forse non ci basta che le informazioni siano veloci, aggiornate e gratuite ma vogliamo che siano affidabili e soprattutto approfondite. L’approfondimento sembra essere ancora prerogativa della carta stampata. Non è un caso che i siti di informazione più cliccati prendano informazioni dai quotidiani cartacei. Prendiamo l’Huffington Post, in America e Dagospia, in Italia. Il primo aggrega articoli, commenti e inchieste fatti altrove. Dagospia, sito di gossip e informazione politico- economica, copia e aggiunge commenti alle informazioni riportate dalla stampa non solo italiana.
Quale futuro. Molti editori e giornalisti, abbandonando visioni apocalittiche, lanciano una proposta di alleanza. La carta può portare autorevolezza e approfondimento mentre internet velocità, tempestività e risparmio. La soluzione starebbe nella complementarietà, dunque. In fin dei conti la carta è solo un sistema di delivery, come direbbe Jenkins, mentre a noi interessa la notizia e una buona mediazione giornalistica. Si apre a questo punto un’altra questione che è quella riguardante le modalità di finanziamento dell’on line. Come si finanzia la complementarietà? E come si assicura un buon giornalismo on line?
Un caso. Pro Publica è un giornale on line che realizza e distribuisce inchieste (ritorna l’approfondimento) e le distribuisce ad altri giornali o direttamente agli utenti del sito riuscendo nell’intento di fare «journalism in the public interest». Il giornale è però finanziato da miliardari americani. Quanti miliardari in tutto il mondo potranno sposare la causa del buon giornalismo in maniera disinteressata? Siamo ancora alla ricerca di un modello economico vincente per garantire un futuro possibile all’informazione.