Il bis dell’articolo 21
Il bis dell’articolo 21

Nel suo 150esimo anniversario l’Unità d’Italia potrebbe essere festeggiata con uno dei migliori regali che possa farsi: una rivoluzione culturale. Mai come ora la preponderanza dello strumento di Internet nella vita quotidiana, in ogni suo aspetto, risponde a un bisogno che va affermato e tutelato. Inserendolo magari nella Costituzione, come propone Wired Italia.
Articolo 21-bis: sogno o son desto? «Tutti hanno eguale diritto di accedere alla Rete Internet, in condizione di parità, con modalità tecnologicamente adeguate e che rimuovano ogni ostacolo di ordine economico e sociale». Ci hanno forse fatto studiare una Costituzione diversa?
Hanno modificato il testo e nessuno ne è a conoscenza? L’articolo 21 è stato manipolato, quando?
Una rivoluzione culturale. E’ indiscutibile l’essenzialità della Rete nel mondo moderno. Nella vita di ogni giorno è divenuto un tale strumento per l’affermazione e lo sviluppo della cittadinanza che si potrebbe pensare di affermarlo come diritto. Nella terza edizione dell’Internet Governance Forum, svoltasi a Roma nei giorni scorsi, il giurista Stefano Rodotà, insieme a Wired Italia, ha lanciato la sua proposta: ampliare la libertà di stampa, redigendo un Articolo 21-bis che coinvolga il diritto a Internet. Si tratta di affermare il diritto a Internet quale diritto fondamentale dell’individuo, e tutelare quindi questo mezzo di comunicazione di massa divenuto così preponderante nell’epoca moderna.
Un passo tutt’altro che scontato. Internet è uno strumento di istruzione, cultura e conoscenza, e per questo, stando alle parole di Rodotà, andrebbe riconosciuto costituzionalmente come diritto di tutti i cittadini, affiancandolo all’articolo già esistente.
Ma è un passo tutt’altro che scontato: Internet non è un servizio universale come lo può essere un servizio telefonico, e il mercato liberalizzato in cui si muove, frenetico e incessante, non lo renderebbero certamente tale. Garantire la libera competizione, in mancanza di un monopolio effettivo, sarebbe davvero difficoltoso, date le norme vigenti.
Un regalo per i 150 anni di Unità. L’idea è stata lanciata, e le polemiche infiammano già le piazze virtuali. Certo è che una proposta simile sarebbe un buon festeggiamento per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, e riporterebbe certo il Bel Paese al passo con i tempi. Intanto, è possibile aderire alla proposta con una firma sul sito di Wired.