Fase 1. Anonimato = Tor. Una delle caratteristiche di Wikileaks è l’anonimato, e il segreto del suo anonimato sta nella rete Tor (The Onion Router). Si tratta di un sistema di comunicazione scaricabile con un simpatico free software a forma di cipolla. Si pianta nella barra delle applicazioni del pc e, secondo Wikipedia, “protegge gli utenti dall'analisi del traffico attraverso una rete di onion router gestiti da volontari". Questi permettono il traffico anonimo in uscita e la realizzazione di servizi anonimi nascosti.
Quindi i dati che appartengono ad una qualsiasi comunicazione non transitano direttamente dal
client al server, ma passano attraverso i server Tor che agiscono da router costruendo un circuito virtuale crittografato a strati (crittografato= reso "offuscato", in modo da non essere comprensibile a persone non autorizzate a leggerlo). Più in particolare, ogni onion router decide a quale nodo della rete spedire i dati e negozia una coppia di chiavi crittografiche per spedirli in modo sicuro, cifrandoli.
Traduzione. Nella pratica? È quasi come se spediamo un pacchetto senza scrivere il mittente, ma prima che questo arrivi all’ufficio postale un agente segreto prende il nostro pacco, lo passa ad un altro, ad un altro ancora – del pacchetto praticamente non ci sarà nessuna tracciabilità – finché non arriverà a destinazione, ma del pacchetto a quel punto ci sarà solo una descrizione del contenuto in braille. Beh, certo, in più l’agente segreto ti permetterà anche di andare a bucare le ruote dell'auto del vicino antipatico senza essere visto. Tornando alla realtà informatica, in questo modo, nessun osservatore posto in un punto qualsiasi del circuito è in grado di conoscere l'origine o la destinazione della connessione.
Fase 2. Essere nel server giusto, al momento giusto. Secondo Raffi Khatchadourian del The New Yorker, uno degli attivisti di Wikileaks possedeva un server utilizzato come nodo della rete Tor e da questo passavano milioni di trasmissioni segrete. Notò che hacker cinesi stavano usando la rete per raccogliere informazioni dai governi stranieri e comincio a registrare questo traffico. Solo una piccola frazione di questi fu poi pubblicato su Wikileaks. Ma era solo l’inizio.
Fase 3. Indovina dove sono. Wikileaks viene ospitato da un internet service provider svedese, PRQ. Tanto per intenderci, quello che è diventato famoso anche per ospitare il famoso sito di BitTorrent, The Pirate Bay, The Piracy Bureau e molti forum e pagine web che incoraggiano la pedofilia (come Nambla). Le “fughe di notizie” sono dirottate prima su PRQ, poi al server in Belgio e successivamente su quelli di qualche altro Paese che ha delle leggi più benevole, utilizzando poi una versione modificata della rete Tor e dei suoi canali virtuali: ogni volta i computer di Wikileaks inviano centinaia di migliaia di “contributi” falsi attraverso questi canali, oscurando i documenti reali.
Il gioco di specchi. Wikileaks mantiene il suo contenuto su più di 20 server nel mondo e centinaia di domini. Un sistema, incensurabile, orchestrato in un abilissimo gioco di specchi, per diffondere masse irrintracciabili di documenti. Il sito, infatti, è moltiplicato in una serie di mirror site, che comprendono Wikileaks.fr (sui server del registrar Gandi.net) e una serie di siti come Wikileaks.se e WikiLeaks.nl ospitati, ancora una volta, da server svedesi. Tant’è che secondo Assange “un governo o una società che voglia rimuovere del contenuto da Wikileaks dovrebbe praticamente smantellare internet”. Riceve approssimativamente 30 documenti al giorno e pubblica quelli che gli sembrano più credibili, inediti, nella loro forma grezza, solo con un commento accanto.
Fine primo tempo. A questo punto arriva una botta di arresto per Wikileaks che lo terrà sotto silenzio per almeno quattro mesi. E' l'inizio del 2010 e non si tratta di censura ma di semplice crisi finanziaria del gruppo che non riesce più a permettersi le spese per tenere in vita il suo complesso meccanismo di fili tra server, provider e contributi ai volontari. Arrivano però 200.000 dollari di donazioni e si riparte con “Collateral murder” il video rilasciato il 7 aprile 2010 in cui si vedono molti civili e alcuni operatori della Reuters perdere la vita sotto il fuoco statunitense.
Fase 4. Ospiti di legislazioni… Nel giugno 2010, dopo l’approvazione in Islanda dell’Icelandic Modern Media Initiative (una legge che protegge più che in altri paesi i giornalisti investigativi e le loro fonti), il gruppo Wikileaks ha potuto registrare per la prima volta una sua sede, nel paese che attualmente dispone della legislazione più favorevole nel campo della libertà di stampa. Per ora non ha però aperto nessun ufficio né ha avviato in quel paese nessuna attività. E’ stato solo registrato un soggetto con il nome di Sunshine Press Productions.
…e di bunker. Nell’agosto 2010 fu poi annunciata la disponibilità del partito svedese Pirate di ospitare e organizzare alcuni dei nuovi server di Wikileaks. Il partito donava quindi server, banda larga e metteva a disposizione tecnici che li avrebbero mantenuti funzionanti. La location certo non poteva essere meno entusiasmante: un vecchio rifugio nucleare della guerra fredda a 30 metri di profondità sotto la comoda coperta rocciosa delle Pionen White Mountains, a Stoccolma. E' quello che viene chiamato “bullet-proof hosting” – hosting “antiproiettile” – un servizio attraverso cui società ospitanti domini concedono ai loro clienti una considerevole tolleranza nel tipo di materiali da pubblicare e caricare. Anche se in questo caso sarebbe meglio dire, come suggerisce ironicamente Andy Greenberg su Forbes, a prova di bomba!
Fase 5. Far lavorare l'avvocato. Più che una fase, un consiglio.