Perché stragi e delitti in Italia occupano per mesi le prime pagine dei giornali e sono al centro di notiziari e talk show? Perché capita talvolta di sentire parlare dei «pirati della strada» che infestano le nostre strade di tanto in tanto, per poi scomparire nel nulla? E' vero che il pubblico italiano è più interessato alle preferenze sessuali dei politici piuttosto che alle loro decisioni all'interno dei palazzi del potere?
Dopo le tante considerazioni riguardo l'importanza di una informazione completa e obiettiva espresse negli ultimi anni, sembra quanto mai attuale dedicare una attenta riflessione a un altro concetto: la disinformazione mediatica.
Disinformazione non intesa come una informazione cattiva o errata, bensì come una non-informazione, una informazione a metà, che per questo motivo si sovrappone inevitabilmente ad un altro concetto, quello della manipolazione della realtà. I quesiti su cui ragionare sono: i mezzi di comunicazione in Italia manipolano la realtà mescolando informazione con ciò che informazione non è? e se si, in che modo riescono a farlo?
Ci sono dieci regole, le tecniche della manipolazione dei mass-media di Noam Chomsky, che possiamo seguire per analizzare la questione.
Sebbene Chomsky si rivolga al modello televisivo statunitense, esponendo le strategie seguite dai mezzi di comunicazione di massa per influenzare l'opinione pubblica, possiamo applicare alcuni punti di questo prontuario anche al sistema italiano.
Partiamo dalla strategia della distrazione (1). Il delitto di Cogne, la strage di Erba, il caso Meredith, fino al più recente omicidio Scazzi sono tutti esempi di come i media - soprattutto la televisione - si interessino in maniera quasi morbosa alla cronaca e ai crimini efferati, oltrepassando spesso i limiti del rispetto della persona e trasferendo, in maniera anche palese, i processi dalle aule ai telegiornali, pieni di opinionisti, criminologi, ipotesi di reato, prove schiaccianti e colpi di scena. Sempre più ampi e frequenti sono inoltre gli spazi dedicati alla vita privata delle personalità politiche: Sircana e i trans, Scajola e la casa di fronte il Colosseo, Fini e la casa a Montecarlo, le feste in casa Berlusconi e poi ancora i casi - se così si possono chiamare - Noemi e Ruby; questi e altri eventi sembrano intasare sempre di più il traffico informativo del tubo catodico, a scapito di ciò che sarebbe più importante sapere per il pubblico: progetti, riforme, servizi, iniziative pubbliche e proposte di legge.
La seconda tecnica citata nel video è quella di creare problemi e poi offrire le soluzioni. Basti pensare alle stragi del sabato sera riprese a ondate dai notiziari, o ai pirati della strada che sembrano scomparire e riapparire dagli schermi prima di importanti decreti legislativi in merito, come l'introduzione dei punti sulla patente, nel 2003, o le sanzioni per guida in stato di ebbrezza, nel 2008. Viene in mente anche quando a commettere ogni tipo di crimine o violenza sembrava fossero solo cittadini albanesi, poi tunisini e marocchini, recentemente rumeni, fino a scatenare vere e proprie ondate di xenofobia e manifestazioni pubbliche contro gli extracomunitari.
C'è poi la strategia della gradualità (3) - affiancata alla strategia del differire (4) - che consiste nel far accettare per gradi e come soluzione migliore una serie di provvedimenti legislativi che presentati insieme sarebbero inaccettabili: vengono in mente le decisioni all'interno delle grandi riforme finanziarie e politiche, stillate periodicamente dai mezzi di comunicazione, così da alimentare tanti accesi dibattiti, accesi sì, ma poco a poco.
Quella che più si potrebbe applicare a certi casi di cronaca o di attualità nostrana è la tecnica di usare l'aspetto emotivo molto più della riflessione critica e costruttiva (6), con il risultato di «provocare un corto circuito dell'analisi razionale; impiantare desideri, paure e timori, compulsioni».
La più dannosa è la strategia volta a mantenere il pubblico nell'ignoranza e nella mediocrità (7), fino a stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità (8), come per fare accettare la stupidità, la superficialità, la volgarità e l'incapacità; ma questo è più il caso di certi altri salotti di intrattenimento travestiti da programmi di informazione.
Web Vs Tv. Mentre internet fornisce ormai una fonte più o meno attendibile di informazione tout court attraverso siti indipendenti, blogger e quotidiani online, sembra che proprio il mezzo di comunicazione più diffuso - più «di servizio» - sia in grado di costruire, da solo, una enorme fetta dell'opinione pubblica nel nostro Paese, insinuando stili e modelli comportamentali nella mente degli spettatori. Come dire che se la televisione è il medium più adatto a proporre gusti e status, oltre che a promuovere la costruzione del senso comune condiviso, l'informazione è il principale strumento attraverso cui avvengono queste trasformazioni.
E' vero che in televisione più che altrove si è spesso soggetti a una maggiore selettività nella elaborazione delle notizie in base alle esigenze di spazi e tempi connaturate al mezzo stesso; ma ciò che viene da chiedersi è: davvero il sistema mediatico italiano tende a distorcere in maniera così subdola il processo produttivo dell'informazione e della comunicazione, o è più una risposta ai gusti del pubblico per le vicende personali e private della gente, per il gossip e per l'orrore, a far muovere in questa direzione i media generalisti? chi influenza chi?
Forse non ci si chiede mai fino in fondo, al di là delle più tradizionali teorie di agenda setting, cosa sia più utile per l'utente, cosa sia necessario conoscere di una data vicenda, e fino a che punto dietro il diritto/dovere di cronaca non si nasconda la perenne corsa ai picchi di ascoltatori, o di lettori. Ma il problema vero è se a porsi queste domande siano almeno i cittadini, o la maggior parte di essi.
Le teorie qui trattate possono così servire da stimolo per una riflessione più ampia e consapevole riguardo la dieta mediatica quotidianamente proposta.