La partecipazione tra reale e virtuale
La partecipazione tra reale e virtuale

Da dove nasce il senso di partecipazione dei nuovi cittadini? Indubbiamente la rete fa la sua parte. Ma non sostituisce la manifestazione di piazza. Ne diviene il suo strumento complementare
C’è chi sale su una torre, una ciminiera di Milano, per ottenere il permesso di soggiorno. C’è chi sale su una torre, e stavolta è la torre per eccellenza, ovvero la Torre di Pisa, per protestare contro la riforma dell’università. In entrambi i casi si scala la vetta per assicurarsi un futuro. Questi episodi hanno come protagoniste due importanti componenti della nostra società: studenti ed immigrati. Uno striscione durante una delle tante manifestazioni di piazza in questo novembre 2010 recita: “Studenti e migranti, siamo i nuovi cittadini”.
E da bravi nuovi cittadini, questi due gruppi si sono organizzati affinché le loro proteste potessero ottenere la maggior attenzione da parte dei media tradizionali e soprattutto da quelli digitali. La sensazione è che queste torri e queste piazze stiano diventando un palcoscenico dove potersi esibire per attirare l’attenzione di un pubblico, per lo più politico, che per adesso sembra non ascoltare. L’assalto pacifico ai monumenti italiani da parte degli studenti e la permanenza ormai da settimane sulla torre della ex Carlo Erba hanno occupato e tuttora occupano numerose pagine dei quotidiani, servizi dei telegiornali e soprattutto hanno trovato molto spazio sulle piattaforme di informazione online.
I nuovi cittadini non dimenticano la piazza reale ma non rinunciano ad occupare anche quella virtuale, che sarebbe impossibile chiamare non-reale dato il grande afflusso di notizie e aggiornamenti e soprattutto l’enorme adesione dei diretti interessati e dei ben informati alla discussione sui vari blog. Come fare per sentirsi realmente attivi all’interno della piazza virtuale che protesta? Semplice. Basta avere un cellulare capace di scattare foto o fare video da pubblicare sul proprio profilo Facebook o su YouTube. Basta avere un computer tramite il quale poter scrivere un proprio commento. Insomma, basta esserci. Appelli, slogan, dibattiti, confronti, pura e semplice organizzazione degli eventi di protesta.Ecco ciò che si può veicolare sul web. In una parola: partecipazione.
Partecipazione di chi è coinvolto in prima persona, partecipazione di chi potrebbe esserlo in futuro o di chi forse lo è già stato in passato, partecipazione di chi pensa che tutti abbiano il diritto di essere ascoltati. Si crea così un vero e proprio ponte tra la piazza reale e quella virtuale, legate da un forte sentimento di unione e voglia di esserci. Si avverte la necessità di essere ovunque vi sia la possibilità di dar voce ai propri ideali, di dichiarare la propria volontà di raggiungere obiettivi futuri. Che sia dall’alto di una torre o dal basso di un social network.