Registrati | Login

Generazione stage

L'ufficio Afe Sapienza, un ponte con il mondo del lavoro

Generazione stage

di PAOLA PAOLICELLI (21 11 2010)
google immagini
L'Ateno dell'Università"La Sapienza"

Le Università italiane, dal 1998, hanno introdotto il percorso formativo dello stage, in favore di tutti gli studenti iscritti presso qualsiasi corso di studi o che avessero già conseguito il titolo di dottore.

Cultura e formazione sembrano essere diventate le parole chiave per la costruzione di un futuro lavorativo, sempre più corrispondente alle proprie aspirazioni. E l’università italiana non si è sottratta a questa funzione preparatoria, istituendo, così, appositi uffici che creassero un ponte tra la cultura accademica ed il non più lontano mondo professionale.
Costituisce un  esempio concreto lo sportello AFE, il cui acronimo significa attività formative esterne, nato nel maggio del 2006 all’interno della Facoltà di Scienze della Comunicazione, dell’Università “La   Sapienza”.


 

Attualmente l’ufficio è sotto la direzione di Fabiana Gubitosi: "Il nostro servizio - ci dice - si propone di assistere studenti e neolaureati della nostra Facoltà nella ricerca di uno stage, da svolgere presso aziende o enti privati, per consentire loro di dare completezza alla formazione universitaria, integrandola con esperienze dirette con il mondo del lavoro”.
L’istituzione dello stage è prassi obbligatoria ed è considerato, dalla responsabile Afe, una grande innovazione per il sistema universitario.
Se dovessimo stilare una graduatoria delle richieste più urgenti e dei relativi contatti  di pertinenza dell’Ufficio, potremmo svolgere un’analisi sommaria, data dalla mancanza di un archivio che sintetizzi, numericamente, il placement, degli studenti.
 
Secondo una prima stima, però, durante l’anno accademico ancora in corso, cioè quello 2010/2011, si sono rivolti allo sportello, 508 persone, includendo studenti tuttora iscritti ed anche quelli che hanno già conseguito il titolo di dottore (i dati espressi si riferiscono ad un arco temporale che va da gennaio 2010 fino al 27 ottobre dello stesso anno)  
Peccato che, a volte, questa opportunità venga utilizzata malamente, prosegue la Gubitosi.
Infatti, per alcuni studenti, questa procedura non è assolutamente una tappa di crescita, ma si trasforma in una  riduttiva procedura burocratica, attivata ai fini dell’ottenimento dei tre crediti formativi.
 
Positivo il giudizio di Nicolò, laureando in Editoria e Comunicazione multimediale: ”Mi chiamo Nicolò, ho 25 anni e sono palermitano. Sono stato il protagonista di un tirocinio, della durata di 3 mesi, da aprile a luglio dello scorso anno, presso il giornale della Diocesi di Roma. Al termine di questa esperienza  posso ritenermi soddisfatto, dato che mi hanno informato che sarei diventato un collaboratore; infatti, continuo a scrivere, ad intervalli regolari, per la testata che  è un settimanale”.
Non così entusiasmante la testimonianza di Paola.”Anch’io, come Nicolò, ho optato per uno stage esterno all’Università, presso una TV cattolica romana; mi hanno trattato con gentilezza ed ho imparato, ad esempio, come si realizza un montaggio. Sono rimasta delusa dalla chiusura anticipata della convenzione decisa in concomitanza con il termine della programmazione autunnale.”
La lettura dei curricula, la valutazione delle proposte di stage e la ricerca di profili idonei rispetto ai requisiti richiesti dai soggetti ospitanti, sono solo alcuni delle procedure che l’ufficio si appresta a svolgere.
Ma nonostante alcune carenze strutturali, il lavoro degli addetti Afe prosegue, con un attento monitoraggio dell’evoluzione del rapporto contrattuale.
I principali richiedenti di personale umano sono le aziende private: nel biennio 2008-2010  cinque stagisti hanno beneficiato della trasformazione del loro contratto dal profilo di  apprendisti a  quello di lavoratori .
L’obiettivo dello sportello? Dare la giusta risonanza ad un periodo di preparazione, momento che deve essere valutato da entrambe le parti, stagisti e richiedenti, come un percorso di crescita e di apprendimento.
Ecco perché - termina la responsabile Afe - “il nostro lavoro mira a creare un’effettiva corrispondenza tra il percorso di studi seguito e le richieste aziendali; diversamente la nostra opera di intermediazione non avrebbe motivo di esistere”. 
 
C’è chi si ostina a pronunciare la parola ‘Stage’ alla francese o chi è un sostenitore della variante inglese; ma a noi non interessa, assolutamente, entrare a far parte di questa disputa lessicale, bensì chiarire come le Università italiane possano aver introdotto i tirocini formativi. In principio,l’apprendistato, era considerato un percorso esteso ad un numero esiguo di giovani matricole, raggruppate per corsi di Laurea, da collocare in aziende, Enti o altri organi.
 Dal 1998 è stata,poi, avviata l’iniziativa degli Stage, in favore di tutti gli studenti iscritti presso qualsiasi Università italiana o che avessero già conseguito la laurea da meno di 18 mesi, con riferimento ai Corsi di Studio i cui Ordinamenti Didattici non prevedevano l’obbligatorietà del tirocinio stesso.
In ambito normativo le leggi di riferimento sono le seguenti: l’art. 18 della Legge 196/1997(Legge Treu) ed il Decreto attuativo ministeriale n. 142/1998.
Con la riforma universitaria (D.M. 509/99) tutti i percorsi formativi hanno previsto l'obbligatorietà del tirocinio.
Lo stage ha lo scopo di realizzare momenti di alternanza fra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro (art. 1 D.M. 142/’98).
 Dal punto di vista dello studente, lo stage costituisce un’opportunità di conoscenza del contesto lavorativo tramite un contatto diretto ed ha uno scopo formativo e di orientamento, in vista di scelte future; per l’impresa, invece, è una vantaggiosa occasione per inserire, giovani brillanti, all’interno del proprio organico.
E’ bene precisare che lo stage non costituisce un rapporto di lavoro.
La sua attivazione è, poi, strettamente connessa al numero dei dipendenti dell’azienda ospitante.
 Il rapporto tra Università ed aziende si formalizza attraverso una convenzione alla quale dovrà essere allegato un progetto formativo e di orientamento contenente i dati anagrafici del tirocinante, gli obiettivi e le modalità di svolgimento del tirocinio, il nome del Tutor universitario e quello aziendale, gli estremi delle Assicurazioni, a carico dell’Ente promotore (Università) e la durata, minimo 120 ore, massimo dodici mesi.