Registrati | Login

Il modello americano

Università a confronto

Il modello americano

di ANTONIO DI STEFANO , VALERIA LAI (10 08 2010)
 

Interrogarsi sul ruolo dell’università nel contesto attuale ed attraverso un confronto con il modello americano, fucina di talenti e scienziati di prestigio nel panorama mondiale, è un’occasione per riflettere, seppur in modo indiretto, sul sistema universitario italiano e, con esso, sull’importanza da attribuire ancora una volta alla conoscenza e alla formazione. A maggior ragione in tempo di crisi, quando sarebbe più opportuno investire sul sapere e sull’innovazione, necessari per avviare nuovi percorsi di sviluppo in un periodo medio-lungo, piuttosto che dimezzare indiscriminatamente i finanziamenti. 

Università d’America: il caso Stanford
(Antonio Di Stefano)


La storia della Stanford University getta una luce diversa sul sistema universitario americano, mostrando come interessi privati e bisogno pubblico possano convergere dando vita a un’istituzione di successo.

Il nome e l’origine dell’università sono direttamente legate ai coniugi Stanford che nel 1884, in un viaggio in Italia, persero a causa di una malattia il loro unico figlio, il quindicenne Leland Jr. Da un evento drammatico che segnò improvvisamente la fine di una vita, è nato con ogni probabilità il desiderio di istituire quella che poi sarebbe diventata una delle più importanti università nel mondo. L’enorme ricchezza privata degli Stanford si trasformò di lì a qualche anno in una risorsa economica e sociale per tutti gli Stati Uniti.E continua idealmente ancora oggi.
 
In questa direzione si pone il programma di sostegno pensato per gli studenti provenienti da famiglie meno abbienti, con un reddito annuo inferiore ai 60.000 dollari, per i quali sono state eliminate sia la retta che le spese di vitto e alloggio. Gli studenti infatti costituiscono la prima risorsa e i loro successi sono quelli dell’Università. Alla base vi è un senso di appartenenza che non si affievolisce con il passare degli anni, anzi. Diversi ex-studenti, diventati nel frattempo importanti figure del panorama nazionale, tornano ad investire le loro risorse in quello che è stato il “loro” ambiente formativo per eccellenza. Questo accade perché l’Università negli Stati Uniti significa prestigio.
 
Nel 2009, ad esempio, solo il 7,6% di coloro che avevano fatto richiesta per iscriversi alla Stanford University sono stati ammessi. La spiegazione sta nella politica degli alti standard di reclutamento, necessari per posizionarsi ai primi posti nei ranking di valutazione annuali. Ma il successo dell’università è prodotto anche dal suo corpo docente, selezionato e valutato attraverso criteri che non sono esclusivamente accademici. Infatti, la produttività scientifica può essere accompagnata dalla capacità di attivare relazioni, di ottenere finanziamenti da enti esterni, insomma di creare “capitale sociale”.
 
Università d’America: il caso Harvard
(Valeria Lai)
 
Il rettore dell’Università di Harvard, Catharine Drew Gilpin Faust, nell’articolo pubblicato su Atlantide sottolinea fin dalle prime battute quanto oggi la preparazione e l’apprendimento continuino ad essere imprescindibili per poter affrontare le nuove sfide e le difficoltà che emergono da più fronti sullo scenario globale. Si riafferma la peculiarità della formazione superiore nel produrre conoscenza attraverso l’insegnamento agli studenti e la diffusione e condivisione dei risultati delle indagini e delle analisi scientifiche
 
Sono le principali affermazioni che con forza ricordano la capacità delle università di offrire opportunità, in quanto luoghi per eccellenza deputati alla ricerca scientifica e soprattutto in grado di fungere da coscienza critica della società.
 
L’indipendenza accademica contribuisce inoltre ad osservare e studiare la realtà attraverso un approccio scientifico che metta da parte influenze politiche e ideologiche a vantaggio di una verità che può essere, così, anche impopolare ma utile alla comunità. Partendo dunque da questi ingredienti indispensabili e radicati nella tradizione dell’Università, in questo periodo di crisi e di riforme, l’invito rivolto alle istituzioni universitarie è quello di ripensare se stesse, individuando le forme più appropriate per rimodellarsi affinché possano riconfermare con il proprio impegno il ruolo indispensabile che hanno nella società attuale.
 
In questo contesto è necessario valorizzare la tradizione storica e culturale dell’Istituzione Università secondo le finalità per le quali è stata edificata fin dalle origini. Sicuramente decisiva per Harvard, ma utile e da estendere anche alle altre università, è l’opportunità di consentire a tutti i mezzi per scegliere e accedere all’istruzione superiore: infatti, “garantire pari opportunità non è solo una questione di equità ma anche di eccellenza. (…) fungere da calamita per il talento” (Faust, 2010, p.94). Ciò che emerge con forza è proprio l’esigenza di ogni Università di valorizzare le proprie eccellenze, riscoprendo e portando avanti il suo compito di Uni-versitas.
 
Bibliografia
Catharine Drew Gilpin Faust, “Harvard: calamita per il talento”, in Atlantide, anno VI, n. 19, Guerini e Associati, Milano, 2010.