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La mano delle mafie. Di ogni colore

Le ombre del quartiere

La mano delle mafie. Di ogni colore

di BEATRICE BELLOBUONO. JESSICA CAMARGO MOLANO, GIORGIA IANNINI, YLENIA MARINO (19 06 2010)
 

Mafia cinese, ‘Ngrangheta, multietnicità e integrazione: viaggio tra luci e ombre del Rione Esquilino

Ci diamo appuntamento in un bar. Lo chiamiamo una decina di minuti prima per confermare la nostra presenza. Non ci siamo potuti incontrare nella sede del Comitato di cui è portavoce, il pericolo di eventuali ritorsioni è elevato. Alessandro Vallocchia, portavoce del Comitato Roma Caput Mundi, infatti di “assalti”, come li definisce lui, ne ha già subiti.
Incontriamo Vallocchia per cercare di rispondere ad una domanda: l’Esquilino è il Rione della multietnicità o quello della criminalità? Un quesito a cui non è facile rispondere, poiché la presenza di immigrati sembra unirsi a numerosi attività illecite che si verificano nella zona ad opera tanto di stranieri che di italiani.


 

Vallocchia chiarisce subito la situazione: “il quartiere è sede di traffici illeciti che coinvolgono la mafia cinese e la ’Ndrangheta calabrese”. Traffici che riguardano non solo abusi edilizi – numerosi sono i negozi cinesi ricavati da magazzini - ma anche attività criminose forse legate al mondo della finanza. “Nel rione Esquilino si trovano 4 banche clandestine - spiega Vallocchia – la Banca d’Italia ha confermato che queste banche non esistono, eppure è possibile vedere furgoni portavalori e uomini armati che vigilano sul trasporto”. La Banca d’ Italia quindi sa, così come sa la Guardia di Finanza, a cui sono giunte numerose segnalazioni, eppure il fenomeno continua ad esistere. “I problemi sono due, l’omertà e la concussione; omertà soprattutto da parte delle istituzioni”. A suo dire tutti sanno, ma nessuno si muove per risolvere la situazione. “C’è chi partecipa alle azioni illegali, chi prende i soldi” continua Vallocchia.

Secondo il portavoce i tanti negozi cinesi che vediamo nel quartiere non sono negozi. Proviamo a verificare le sue parole: entriamo in un negozio di abbigliamento fingendoci interessate ad acquistare una maglietta. “Qui non si vende” è la risposta della giovane commessa che poi ci invita ad uscire dal negozio, sempre che di negozio si possa parlare. “Questi negozi non vendono al dettaglio – spiega Vallocchia – se vuoi acquistare queste magliette devi comprare un migliaio, poi le passi a ritirare nel pomeriggio oppure in Via dell’Omo”.
In Via dell’Omo? “Sì, in Via dell’Omo, è lì che c’è la mente della mafia cinese dell’Esquilino” spiega Vallocchia. Anche questa notizia, secondo il portavoce,  è l’ennesimo “segreto di Pulcinella”, ufficialmente nessuno sa nulla, ma in realtà tutti sanno.
 
       

Vallocchia esagera? Probabilmente no. Le sue parole infatti sono confermate anche dalle istituzioni, in particolare da Augusto Caratelli, consigliere del Municipio I di Roma. “Nonostante leggi e delibere che vietavano l’apertura di negozi di abbigliamento e bigiotteria, stranamente spuntavano continuamente esercizi commerciali cinesi che vendevano questi prodotti” spiega Caratelli “non è uno stato legalitario quello che consente al più prepotente di aprire questi negozi”.
“Ci è stato detto che era inutile denunciare questa situazione senza portare le prove; poi le prove le abbiamo trovate: erano nel cassetto nel Municipio I, ma non avevamo accesso perché nonostante la legge sulla trasparenza impiegavamo mesi a causa dell’ostruzionismo di qualcuno.” Caratelli parla di una vera e propria “associazione occulta che non voleva che venissero fuori queste informazioni”.
“Noi abbiamo denunciato la mafia cinese che veniva su dalla Campania con tir, abbiamo fermato personalmente i camion, ci siamo messi in mezzo alla strada e non li abbiamo fatti passare”racconta Caratelli, che conclude con la speranza di “ripristinare la legalità” nel Rione e per fare ciò “la chiusura del mercato dell’Esquilino è fondamentale”.