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La ricetta dell'integrazione

I consigli di Mahbuh, Kisuke, Assad, Sofia...

La ricetta dell'integrazione

di GIANPAOLO IMPROTA, VINCENZO D'ANNA, LUISA MARANO, CARLO LODDO (14 06 2010)
http://www.flickr.com/photos/dani3l3/3053216820/in/set-72157609838418294/

Roma Multietnica - Daniele Muscetta

Nel cuore del quartiere Esquilino, il “mercato più europeo di Roma”. Alla ricerca delle evidenze di integrazione culturale, e non soltanto sociale, raccontando il cibo, la cucina e quindi la cultura che sta dietro ogni bancone, custodita in ogni box.

Mercato multietnico - “Sono dieci anni che il mercato si è spostato da piazza Vittorio a questa struttura, che era una caserma”, ci racconta Mostafa, consigliere del Co.Ri.Me (Cooperativa Rivenditori del Mercato Equilino). “Il settantacinque per cento dei box – continua – sono gestiti da bangladesi, poi ci sono i cinesi, filippini, indiani ed egiziani”. Un mercato multietnico, sicuramente, creato da i mercanti stessi che si sono riuniti in un consorzio con un portavoce – Cesare Pompeo – che fa gli interessi dei venditori. Un mercato europeo, “il mercato più europeo di Roma”, a detta di Mostafa, perchè si commerciano prodotti provenienti da gran parte del mondo.

La nostra ricerca, quindi, parte proprio dall’assunto di base che “gli abitanti del quartiere Esquilino adesso sono più stranieri che italiani”, e che questa tendenza multietnica è per forza di cose riflessa sul comportamento commerciale del mercato.

Viaggio etno-gastronomico -  In un percorso che si svincola dall’usuale ricerca di integrazione sociale, si cercherà di cogliere le evidenze dell’integrazione culturale tra le varie etnie del quartiere che si intersecano e mescolano, e di come questa agisce sulle abitudini di acquisto dei romani. Lo strumento privilegiato è la cucina: baluardo dell’identità culturale di ogni popolo. Intervistando acquirenti e commercianti, si disegnerà un sentiero fatto di profumi e sapori che porta dal Bangladesh al Giappone, e poi ancora dalle Filippine al Perù ed in Africa. Per comprendere a pieno le abitudini alimentari di chi compra e chi vende, si è preferito concentrare le interviste verso i rivenditori di ortaggi e spezie, perchè più specifici nell’offerta di prodotti con forte connotazione nazionale. Dall’analisi sono stati tenuti fuori i macellai, anche se per la maggior parte indiani ed egiziani, perchè la provenienza della carne e le tecniche di macellazione restano, comunque, in gran parte italiane. Eccezione va fatta per i coloro che vendono carne “Halal”, un metodo di macellazione utilizzato dai musulmani che riprende a grandi linee la tradizione Kosher ebraica. Ma in questo caso, gli acquirenti italiani non colgono particolari differenze.

Mahbuh e Kisuke - Lingua, cultura e cibo che si mescolano all’interno del mercato Esquilino: tra chi compra e chi vende le distanze si contraggono. Ed è così che il bangladese Mahbub ci  illustra i sapori della sua terra descrivendoci il gusto dell’ampalayala, la zucchina amara, che “pulisce il sangue”. Mahbub ha clienti di tutti i tipi: indiani, filippini, srilankesi, ma per la maggiore bangladesi, suoi “paesani” che tra i suoi prodotti riescono a sentire l’odore di casa. Tra la merce in vendita ci sono ortaggi e verdure che provengono un pò da tutto il mondo, come spesso abbiamo potuto riscontrare nei banchi ortofrutticoli; esempio ne sono l’Okra indiana, che vediamo esposta al centro della sua mercanzia, ma anche il Murungai pakistano ed il Chayote del Costarica – un frutto che si utilizza come la Papaya. I clienti che si riforniscono al banco di Mahbub sono maggiormente stranieri, pochi italiani i quali preferiscono comprare solo frutta fresca, e quindi non si può riscontrare una grande integrazione culinaria con gli autoctoni del paese ospite; d’altro canto, come individuato dalla nostra analisi e verificato dalle nostre interviste, l’integrazione culturale è massima nello scambio che avviene tra le varie etnie immigrate nell’Urbe. Ce ne da una prima conferma Kisuke: giapponese trasferitosi a Roma da quattro anni, cuoco di professione, sposato con una italiana. La sua è una rivisitazione di un piatto di Okinawa, adattato con l’utilizzo dell’Ampalaya proveniente dal Bangladesh.




B: ciao, mi dici per favore come ti chiami e da dove vieni?
I: Bangladesh, Mahbuh
B: da quanti anni sei in Italia?
I: Italia 5 anni.
B: e da quanto tempo lavori al Mercato Esquilino?
I: mercato 3 anni.
B: I tuoi prodotti sono italiani? Da dove vengono?
I: io?
B: no, i prodotti che vendi.
I: ah, Bangladesh.
B: ah, quasi tutti?
I: no, c’è Italia, Bangladesh, tutti!
B: che persone vengono a comprare da te? Vengono indiani…
I: indiani, filippini, sri-lanka, Italia, bangladesh…
I2: più bangladesh perché paesani!
B: perché tu sei del bangladesh?
I2: si, io si!
B: ascolta, io ho notato quelle zucchine lì di prima, mi dici come si chiamano per favore?
I: ampalaya, zucchine amara, questo è una cosa medicina, mangia quello pulisce il sangue
B: da dove vengono?
I: Bangladesh.
B: Bangladesh.. mi sai dire un modo di cucinare le zucchine, quelle lì…
I: questo, questo taglia fini fini, olio, aglio, cipolla, senza acqua…
B: e le salti in padella?
I: si
B: ho capito, grazie!
 
B: da dove vieni?
K: Giappone.
B: hai comprato quel frutto lì. Mi sai dire, come lo mangi come lo cucini?
K: io faccio in modo giapponese, in padella, lo faccio con maiale, uova e tofu, non so se conosci il tofu, poi mischio tutto e alla fine condisco salsa di soia, e piccante. Piatto di Okinawa.
B: come mai sei in Italia?
K: lavoro.
B: per lavoro…
K: si son cuoco.
B: e sei venuto a lavorare a Roma o prima eri in un'altra città?
K: ho famiglia qua.
B: e da quanto tempo hai famiglia qua?
K: da 4 anni.
B: sei sposato con un italiana?
K: si.
B: grazie.
K: ciao.

Assad e Sofia - Ci spostiamo in un altro ambito culinario, quello delle spezie. Il banco che filmiamo è gestito da due fratelli bangladesi, di cui solo il più giovane, Assad, vuole parlare con noi. Tra i meravigliosi colori e i profumi inebrianti, ci sembra di essere catapultati a Zanzibar, e questa percezione è sicuramente influenzata dalla clientela che vediamo affollarsi al banco: tutte donne africane che fanno spesa di riso, pepe nero, spezie. Assad e suo fratello hanno “imparato a lavorare con africani”, motivo per il quale trattano unicamente merce del continente nero. L’interesse per questo tipo di integrazione culturale-commerciale è rilevante ai fini del nostro percorso, perchè dimostra l’autoreferenzialità di un mercato multirazziale che si riferisce alle varie etnie migrate in Italia, in cui “gli acquirenti italiani sono pochissimi”. Ed è qui che la bellissima Sofia, meraviglia magnetica dagli occhi espressivi, ci racconta cosa ha comprato e come cucinare riso con carne alla maniera senegalese.



B: ciao, buongiorno!
I: ciao, buongiorno!
B: mi dite come vi chiamate…
I: io mi chiamo Hassan!
B: mi dici per favore da dove vieni?
I: Bangladesh.
B: e da quanti anni sei in Italia?
I: 5
B: ascolta cosa vendete qui?
I: vendiamo roba legume, alimentari…
B: ma anche roba direttamente dall’india, dal bangladesh?
I: no, noi non lavoriamo roba del bangladese, noi lavoriamo roba africana…
B: africana?
I: si
B: come mai?
I: perchè ho imparato a lavorare con africani…
B: cos’è che comprano principalmente i tuoi acquirenti?
I: si c’è quella roba, io c’è l’ho la roba, roba proprio africana proprio…
B: ho capito…
I: da Africa
B: e hai acquirenti italiani?
I: pochissimi.
B: d’accordo, ti ringrazio, ciao!
 
I: Sofia
B: Sofia, e da dove vieni?
I: Senegal
B: e da quanto tempo sei in Italia?
I: 4 anni.
B: 4?
I: si.
B: ascolta che cosa hai comprato qui?
I: ho comprato il riso, piccante, il pepe nero e poi un po’ di patate.
B: e che cosa hai intenzione di cucinare?
I: ehm voglio cucinare un riso senegalese.
B: mi puoi dire la ricetta?
I: eh la ricetta si chiama riso con carne: metto un po’ di olio con carne, e poi un po’ d’acqua per bollire e poi metto il riso sopra, è semplice
B: ho capito, grazie Sofia, grazie mille.
I: grazie a voi


Iris e Maria - Ed è con Iris che esploriamo la cultura filippina con i fagioli di soia e la pelle di maiale, un ottimo sostituto alle patatine. I suoi prodotti sono importati da Manila, ed i suoi acquirenti sono per la maggior parte filippini. Particolare degno di nota che ci svela Iris, durante l’intervista, è il fatto che pur trttando merce del suo paese ha comunque a disposizione prodotti peruviani: “quando loro non ce li hanno, vengono a prenderli qui”, ci confessa. “Italiani? Solo di passaggio”, a riconferma della chiusura culinario-culturale che inscrive il mercato delle spezie e degli ortaggi in un sistema chiuso, fuori dal mondo esterno. I rapporti commerciali sono unidirezionali, in questi casi, verso il target di riferimento, che non è mai italico. Poco più avanti, però, incontriamo Maria, ecuadoregna, con il suo Banco Latino. La sua è merce sud americana, e vende un pò di tutto, dai prodotti peruviani ad ecuadoregni e colombiani; alla domanda “chi viene a comprare da te”, lei è la prima a rispondere “sud americani, ma anche italiani, adesso che stanno conoscendo di più...comprano principalmente la frutta fresca”. La videocamera si posa su un prodotto in particolare: la “Harina Morada”, farina scura, e Maria ci spiega la preparazione di un piatto tradizionale che si consuma “tanto in Perù come in Ecuador. Ed anche in Bolivia, lo mangiano”.



I: mi chiamo Iris e vengo da Manila, Filippine.
B: ascolta da quanti anni sei in Italia?
I: eh da 15 anni ormai.
B: 15?
I: si.
B: e da quanto tempo lavori all’esquilino?
I: circa un anno.
B: circa un anno.. che cosa vendi?
I: roba filippina, anche altre robe italiane, peruviane…
B: che cos’hai di filippino, tipico, che hai qui sul bancone?
I: Questi sono fagioli di soia, pasta legume, questo riso glutinoso, questo che si attacca… pelle di maiale…
B: pelle di maiale?
I: si, le mangiano come le patatine!
B: chi è che viene a comprare qui da voi?
I: vengono spesso dei filippini
B: quindi filippini principalmente?
I: 70% filippini.
B: italiani?
I: italiano solo di passaggio.
B: peruviani invece?
I: no quasi mai
B: e perché vendi cose peruviane allora?
I: perché qualche volta i peruviani se non c’è l’hanno vengono da me…
 
B: ciao
I: ciao
B: come ti chiami?
I: mi chiamo Maria
B: da dove vieni?
I: Ecuador
B: da quanto tempo sei in Italia?
I: 10 anni
B: e da quanto tempo lavori all’esquilino?
I: 5
B: che cosa vendete qui?
I: solo prodotti latino-americani, tutti del Ecuador, Colombia, Perù e di tutta latino-america.
B: ascolta e chi è che viene a comprare maggiormente i prodotti latino-americani qui?
I: sudamericani, ma anche italiani, adesso che stanno conoscendo di più...
B: che cosa comprano maggiormente?
I: quien?
B: i sudamericani.
I: i sudamericani il nostro cibo, i fagioli, la frutta fresca…
B: gli italiani invece?
I: la frutta fresca.
B: mi puoi dire per favore come si cucina quella farina scura e che cos’è?
I: quella prima di tutto ha una bella lavorazione, è una farina fatta di mais viola, nasce proprio fatto così il mais. Devi fare bollire l’acqua con cannella, chiodi di garofano e come si dice… di dolce, poi le devi sciogliere in acqua fredda e quando tutto questo bollisce gli metti l’acqua bollente sempre ogni tanto dando una girata. Però all’ultimo momento, dieci minuti prima devi mettere pezzetti di ananas che viene più buono…
B: di dov’è questo piatto?
I: dal Perù, come dall’Ecuador, in Bolivia pure lo mangiano

Conclusioni – Come abbiamo potuto riscontrare dalle parole dei nostri intervistati, non sono molti gli italiani che coprano verdura ed ortaggi, spezie o legumi provenienti da paesi stranieri. Il sistema del Mercato Esquilino, quindi, sembra configurarsi secondo un doppio paradigma per il quale una parte della merce, quella che può interessare più direttamente gli acquirenti stranieri, viene venduta unicamente all’etnia-target di riferimento, ed un’altra parte, principalmente frutta fresca, ortaggi, verdura proveniente dal Lazio o da altre regioni d’Italia, carne bovina, di maiale e pollame, destinata ad un più ampio pubblico; riportiamo l'esempio fattoci da Mostafa, dei molti ristoranti italiani e cinesi che si riforniscono di verdura al mercato principalmente per i prezzi "convincenti".



Ricettario - Di seguito le varie ricette che ci sono state raccontate dai nostri intervistati, riviste e proposte nella loro maniera tradizionale.


Ampalaya di Okinawa
L’ampalaya è un ortaggio tipico dell’Oriente, alimento sano, ricco di vitamina C nonché curativo per il diabete. Ad Okinawa (Giappone) si è soliti mangiarlo con una ricetta molto simile tipica delle Filippine. L’ampalaya è simile ad una zucchina amara, ma in quelle zone si dice che l’amarezza aumenti l’appetito in estate.
Il Chanpuru Ampalaya è un piatto molto conosciuto in Giappone: è una sorta di piatto saltato in padella. L’aggiunta di uova nel piatto addolcisce l’amarezza.
 
Ingredienti:
1 ampalaya
1 forma di tofu
2 uova
250 g bocconcini di maiale
2 bicchierini salsa di soia
2 bicchierini sake
Peperoncino q.b.
Sale q.b.
2 cucchiai olio vegetale
 
Preparazione:
Tagliare a listarelle l’ampalaya e sbattere le uova; mettere a friggere i bocconcini di maiale con il tofu, il peperoncino, l’ampalaya a listarelle ed il sake. A cottura ultimata aggiungere il sale e le uova sbattute. Lasciare cucinare per qualche minuto. A cottura ultimata servire cospargendo il piatto con la salsa di soia.
Nelle Filippine si cucina in maniera analoga senza però usare le uova, il tofu, il sake e la salsa di soia.

Mafè
La cucina senegalese è considerata da molti come la più interessante dell'Africa occidentale. L'aroma delle arachidi tostate, delle quali il paese africano è uno dei primi produttori al mondo, profuma l'aria di paesi e villaggi mentre Dakar, la capitale che da sola raccoglie circa un quarto della popolazione, pullula di ristoranti in grado di proporre al viaggiatore l'intera gamma delle specialità locali. Il riso, accompagnato da carne di bue o pollo nelle zone interne del paese, o dal pesce nelle zone costiere, costituisce il piatto tipico per eccellenza

Ingredienti
500 gr di carne di manzo
100 gr di burro di arachidi
200 gr di riso lesso
1 cipolla
50 gr di concentrato di pomodoro
1 spicchio d'aglio
½ cavolo
2 patate medie
2 carote
2 peperoncini rossi senza semi
Olio di arachidi
Sale e pepe
 
Preparazione:
Tritate la cipolla e i peperoncini. Schiacciate l'aglio. Fate scaldare dell'olio in una casseruola, quando sfrigola versate la carne e fatela rosolare per 5 minuti; aggiungete l'aglio, la cipolla e i peperoncini; salate, pepate, mescolate e lasciate soffriggere per alcuni minuti. Versate il concentrato di pomodoro dopo aver diluito con 2 cucchiai d'acqua; rimestate e lasciate cuocete per altri 5 minuti. Coprite il tutto con 3/4 di litro d'acqua e portate ad ebollizione. Unite tutti gli ortaggi interi, lavati nel frattempo. Lasciate cuocere per circa mezz'ora e poi togliete cavolo, patate e carote. Diluite il burro di arachidi in mezzo bicchiere d'acqua e aggiungetelo nella casseruola. Cuocete per ancora 15 minuti mescolando frequentemente per evitare che la pasta d'arachidi attacchi sul fondo, fino ad ottenere un aspetto cremoso. Aggiustate di sale e servite caldo sul riso lessato.


Chicha Morada
La chicha morada è una bevanda tipica del Perù, dove è consumata moltissimo. È elaborata a partire da una varietà di mais di colore viola scuro ("maiz morado" in spagnolo) che si coltiva intensamente nella Cordigliera delle Ande dei paesi citati. Si coltiva anche in altre zone dell'America, ma in minore quantità. La sua storia e il suo consumo risalgono all'epoca degli Inca. Attualmente si consuma ancora in forma tradizionale, bollendo il mais "morado" in acqua, con scorza di ananas, melacotogna, un pizzico di cannella e chiodi di garofano; si scola e si lascia freddare per poi aggiungere zucchero e limone. La formula tradizionale della sua preparazione non è molto rigida, e può variare aggiungendo frutta a cubetti, ad esempio la mela.

Ingredienti

½ chilo di mais viola
1litro e 1 / 2 di acqua 
Buccia di 1 ananas 
1 bastone di cannella
6 chiodi di garofano
300 gr. zucchero
2 mele cotogne
1 tazza di ananas tagliato a dadini
50 gr. di ciliegie
50 gr. albicocche secche o pesche
50 gr. di frutta secca
50 gr. di prugne secche
100 gr. di fecola o di maizena
Cannella in polvere
Succo di limone

Preparazione:
In una grande pentola mettere l’acqua e le pannocchie ben lavate, aggiungere la buccia di ananas, le mele cotogne, i chiodi di garofano e la cannella e far bollire finche i chicchi di mais si aprono. Lasciar raffreddare e filtrare. Al momento di servire aggiungere il succo di limone e lo zucchero a piacere. Se si desidera si può servire con mela o ananas tagliato a cubetti. Se si desidera preparare la Mazamorrarimettere la pentola sul fuoco e aggiungere la frutta secca e fresca tagliata a dadini. Sciogliete in poca acqua l’amido e mettetelo nella pentola. Lasciate che  il preparato si addensi e poi togliete dal fuoco. Servite in coppette con una spolverata di cannella in superficie.