Il cinema in soccorso del pianeta
Il cinema in soccorso del pianeta

La marea nera causata dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum continua a riversarsi nelle coste del Golfo del Messico ed i numerosi tentativi di arginarla finora si sono tradotti tutti in un nulla di fatto. Alcuni giorni fa sulla questione è sceso in campo il regista di “Avatar” e “Titanic” James Cameron, che ha messo a disposizione la sua esperienza nelle riprese sottomarine con dei robot subacquei, tecniche utilizzate nei suoi film, per aiutare il colosso petrolifero a fermare questo disastro ambientale. Ma la Bp ha rifiutato la sua proposta.
A distanza di due mesi e mezzo dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon, costata la vita ad 11 operai, la marea nera provocata dal greggio che continua a sgorgare ad un ritmo di 211.000 barili al giorno dal pozzo della Bp continua a riversarsi sulle coste della Lousiana, distruggendo l’habitat di numerose specie marine e l’economia del posto, senza che l’azienda e il governo Usa riescano a trovare una soluzione.
Poco dopo il disastro la Bp ha messo a disposizione della comunità il suo sito internet, un profilo Facebook ed uno su Twitter per ricevere delle proposte di intervento volte a risolvere il problema. Fra i tanti soccorritori si è fatto avanti anche il regista di Avatar e Titanic James Cameron con la proposta di impiegare le tecnologie usate nelle riprese sottomarine dei suoi film, in particolare nelle riprese del relitto del Titanic, per trovare una soluzione al problema.
ROBOT SOTTOMARINI PER STUDIARE I FONDALI - La proposta di James Cameron è giunta nel corso di un vertice dell’Agenzia per la protezione ambientale Usa, che sta cercando di risolvere quello che ormai è il peggior disastro ambientale della storia statunitense. Ma il colosso britannico, proprietario della piattaforma, ha rifiutato l’aiuto del premio Oscar.
"In queste ultime settimane ho visto, come tutti noi, con crescente orrore e angoscia, quel che sta accadendo nel Golfo e ho pensato che questi imbecilli non sanno quello che fanno", ha detto Cameron, spiegando la Bp lo ha "gentilmente" liquidato.
In questi anni di lavoro il regista ha contribuito a sviluppare tecniche per apparecchiature da utilizzare in acque profonde e tecnologie subacquee oceaniche per realizzare i documentari sul relitto del transatlantico Titanic e della corazzata tedesca Bismarck, a circa tre chilometri sotto la superficie del mare.
QUANDO LA FINZIONE PUO’ ESSERE UTILE AL REALE – "Conosco gente in gamba che lavora a profondità decisamente superiori a quella in cui si trova il pozzo e molti di loro sono abituati a lavorare con veicoli subacquei e sistemi elettronici di fibra ottica", ha ribadito il regista di “Titanic”, spiegando l’intento della sua proposta.
Cameron, riconoscendo che i suoi contatti nel settore delle riprese non riguardano le perforazioni petrolifere, ha spiegato che molti dei suoi collaboratori sono abituati a lavorare con veicoli subacquei e sistemi elettronici a fibre ottiche. Ed a fargli eco è stato proprio il suo direttore alla fotografia per “Avatar”, il calabrese Mauro Fiore, che proprio quest’anno per questo film è stato premiato con l'Oscar. Sono “completamente disponibile a cercare una soluzione al disastro ambientale del Golfo del Messico”, ha dichiarato Fiore.
Sulla tragedia ha detto la sua anche il regista Spike Lee, dichiarando apertamente che il presidente Usa Barack Obama dovrebbe “darsi una mossa” per porre fine alla marea nera.
ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE NELL’INCREDULITA’ GENERALE – Intanto, la Bp dopo il fallimento del “Top Kill”, un sorta di “tappo” da posizionare sulla falla per arginare la perdita di petrolio, nei giorni scorsi ha ritentato l’impresa con il “il Lower Marine Riser Package (LMRP) Cap Containment System”, una chiusura da posizionare sulla valvola difettosa del pozzo per aspirare greggio e gas.
Un’operazione con cui il colosso petrolifero potrà recuperare 10mila barili di greggio al giorno. Per l'amministratore delegato della Bp, Tony Hayward, intervistato dalla Bbc, l'operazione sta procedendo meglio del previsto, perchè il dispositivo è riuscito a contenere non un terzo, ma più della metà della perdita, stimata in 12-19mila barili al giorno.