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Quello spazio nero in un cuore variopinto

Casapound in un quartiere multirazziale: quale convivenza?

Quello spazio nero in un cuore variopinto

di MANUEL DESIATI, STEFANO MAZZARA, ALESSANDRO DI BLASI (01 06 2010)
Foto di Manuel Desiati

Casapound sorge nel bel mezzo del quartiere Esquilino. Com’è la convivenza fra un’associazione che vuole "uno Stato etico, organico, espressione e riferimento spirituale della comunità nazionale" e che rivendica "il riscatto dell’idea romana di cittadinanza" con le più importanti comunità d’immigrati residenti nel cuore di Roma? Con che occhi questi ultimi vedono le attività del centro? E come si pongono i residenti italiani nei confronti di questa situazione?
Attraverso quattro interviste abbiamo cercato di dare risposta a queste domande, cercando di disegnare un quadro generale del contesto, senza la pretesa di chiarirlo completamente.

Casapound. Via Napoleone III, cuore del quartiere Esquilino. E’ qui che sorge il palazzo su cui si staglia imperiosa la scritta “Casapound”, l’Associazione di Promozione Sociale  che si rifà apertamente al fascismo. Casapound si pone come un soggetto sociale votato all’azione, molto aggressivo sul piano della propaganda e della diffusione d’idee e visioni alternative, sia sul piano nazionale che su quello locale. Fra i punti salienti del suo programma spicca quello di un ritorno ad un iper-nazionalismo anticapitalistico declinato in materia economica, politica e, soprattutto, sociale.

Casapound, senza troppi giri di parole, denuncia i disastri dovuti alla globalizzazione (definita “dittatura delle multinazionali”) in materia d’immigrazione clandestina. Parlano d’immigrazione obbligata da logiche mercantili di sfruttamento dei poveri e di una vera e propria “guerra fra poveri” dove gli italiani hanno la peggio. Propongono quindi una soluzione radicale: bloccare i flussi migratori, rimpatriare tutti i clandestini e cercare di migliorare la loro condizione direttamente nel loro paese d’origine.

Esquilino. Il quartiere Esquilino è uno dei rioni storici di Roma e recentemente si è trasformato nella zona a più alta concentrazione di immigrati, in particolare spiccano la comunità del Bangladesh e, soprattutto, quella cinese che, da diversi anni a questa parte, ha oramai monopolizzato il settore commerciale nel quartiere a fronte di una moria inarrestabile delle attività italiane.
Ci siamo chiesti come l'Esquilino viva questa contrapposizione fra la realtà di Casapound e quella di un quartiere multirazziale (o multirazzista, come viene definito da quelli di Casapound) con diverse contraddizioni e problemi di fondo. Per farlo abbiamo realizzato quattro interviste: le prime a due negozianti di nazionalità cinese che hanno la loro attività nelle immediate vicinanze di Casapound; un'altra a Massimo, pensionato e abitante del quartiere Esquilino da decine di anni e l'ultima a Davide Di Stefano, attivista e addetto stampa di Casapound.

Interviste. Agli intervistati abbiamo posto domande generali sui rispettivi rapporti con il quartiere, con  gli abitanti dello stesso e, per quanto riguarda il caso dei due commercianti cinesi e del residente all'Esquilino, sul loro rapporto con Casapound e le sue attività. A Davide di Stefano abbiamo chiesto di farci un’ampia panoramica su quella che è Casapound oggi e come vive il quartiere Esquilino. Le risposte che abbiamo avuto ci hanno sorpresi, lasciamo a voi il compito di giudicarle.