Alemanno: "L’integrazione? Una sfida". Ma c'è un patto da rispettare
La festa: da “Intermundia” a “Fratelli d’Italia”
“Intermundia” nasce nel 1997 come una grande festa di musica, teatro e arte, sui temi dell’integrazione e della multiculturalità, per questo ospitata nel quartiere Esquilino, luogo per eccellenza nella capitale del sincretismo dei popoli.
La festa, che si svolge annualmente nel mese di maggio presso i giardini Calipari di piazza Vittorio, a partire dallo scorso anno ha cambiato il nome in “Fratelli dell’Italia” scatenando le polemiche degli abitanti del quartiere.
La modifica, ci ha dichiarato Laura Marsilio, assessore alla Scuola e alle Politiche giovanili, è stata fatta per sottolineare il desiderio di «creare dei percorsi concreti di integrazione, per far sentire Fratelli d’Italia, bambini e ragazzi figli di migranti…in coerenza con un modello di integrazione, significa far parte di una comunità». Per gli abitanti, invece, dietro questo cambiamento c’è la chiara volontà di eliminare dalla festa il concetto di mondialità e di integrazione che caratterizzano il quartiere Esquilino.
Quest’anno l’evento si è svolto da mercoledì 26 a sabato 29 maggio ed ha avuto come tema centrale la Scuola e la Famiglia, con un vasto programma tra laboratori, animazione, musica ed arte.
All’inaugurazione erano presenti il sindaco Gianni Alemanno, l’assessore Laura Marsilio e l’ambasciatore giapponese Hiroyasu Ando. Durante il suo intervento il sindaco si è rivolto fiducioso ai bambini: «siete una grande comunità, siete la nostra speranza, la nuova Roma che sta andando avanti, voi dovete fare meglio di noi».
La protesta: insegnanti e genitori
Durante la manifestazione al grido di “almeno dateci la carta igienica” e “la scuola oggi non è in festa ma infestata” un gruppo di docenti e genitori, molti delle quali appartenenti al comitato genitori Di Donato-Baccarini, ha protestato contro l’assessore ed il sindaco, rivendicando maggiori finanziamenti sia per favorire momenti di integrazione tra i bambini sia per l’acquisto di beni di prima necessità, come la carta igienica, non presente in molte scuole della capitale. In risposta alle accuse sollevate dai dimostranti il sindaco ci ha dichiarato che sta facendo il possibile per difendere gli istituti romani e farà in modo che il governo ascolti le loro richieste. Per l’assessore Marsilio, invece, si trattava di un gruppo di manifestanti politicizzati, non in grado di comprendere i modi e i luoghi idonei ad una protesta.
La protesta 2 : Alemanno e gli abitanti dell’Esquilino
A protestare non solo genitori e insegnanti ma anche l’associazione dei rioni Esquilino e Monti attraverso la voce di Nicola Tripodi.
Motivo della contestazione è il mancato rispetto del patto per l’Esquilino firmato con gli abitanti del quartiere da Alemanno e dalla Marsilio nel 2008.
Il patto si articola in dieci punti e contiene una serie di iniziative volte a migliorare la qualità della vita nel quartiere e a riqualificare i giardini Calipari di Piazza Vittorio.
Non c’è stato possibile raggiungere Tripodi durante la manifestazione pertanto lo abbiamo contattato successivamente al cellulare. Dall’intervista è emerso che, oltre a al mancato mantenimento del patto, gli abitanti contestano al sindaco anche la durata della festa, la quale, per motivi di salvaguardia ambientale, sarebbe dovuta durare non più di tre giorni. Denunciano inoltre mancanza di fondi, che da anni richiedono per la ristrutturazione della Piazza.
Il sindaco parlando con noi non ha accennato a questo patto, ma ci ha detto che ritiene l’integrazione nelle scuole dell’Esquilino una grande sfida, nella quale bisogna «saper dare spazio alle diverse culture delle comunità immigrate, senza dimenticare la nostra identità e la nostra cultura italiana, che è una grande cultura e che deve in qualche modo essere presente anche nella vita degli immigrati». In merito all’integrazione l’ambasciatore giapponese ci ha detto che l’integrazione tra gli abitanti romani e i giapponesi residenti in Italia è molto buona: «sentendo i discorsi dei giapponesi si sentono tutti ben accettati dalla comunità romana» ha dichiarato.
Il sindaco ha inoltre aggiunto che «l'integrazione si fa rispettando la cultura degli altri e facendo rispettare la nostra».