Registrati | Login

Amarcord Esquilino

Viaggio in un rione in cambiamento/1

Amarcord Esquilino

di STEFANIA CRAPSI, CHIARA PODANO, PAOLO PODDA, ANTONELLA RUSSO (25 05 2010)

Una domenica pomeriggio in compagnia dei vecchi abitanti del quartiere: i diretti testimoni di una realtà che cambia.Vivono lì da oltre cinquant’anni, ci raccontano com’è cambiato il rione negli ultimi venti. Per loro l’Esquilino era il più nobile quartiere di Roma e lo sarebbe anche oggi se ci fosse più controllo e meno trascuratezza. La colpa? Delle istituzioni.

Siamo studenti, semplici studenti ma qualcuno ci scambia per giornalisti. Abbiamo una macchina fotografica a basso costo e un foglio immacolato tra le mani. Una penna per scrivere e lo sguardo pronto a scrutare ogni dettaglio. Conoscere e comunicare diventano le nostre parole d’ordine e nel quartiere Esquilino l’ispirazione non manca.
 

La gattara ci racconta - Camminiamo per le strade di questo meltin’pot culturale, fatto di suoni, odori e sapori; nel quartiere più cosmopolita di quella che consideriamo la città eterna puoi trovare di tutto, anche il volto più rassicurante e familiare del mondo. Ha 85 anni e alle spalle esperienze che hanno colorato la sua vita. Adriana Grassi, un’anziana che ormai da vent’anni vive nel quartiere resta attonita nel vederci, vogliamo sapere di lei e non si tira indietro. Non siamo giornalisti ma ci crede tali e non esita a dar notizia di sé. “Sono una gattara riconosciuta qui all’Esquilino, mi conoscono tutti così!” “Do da mangiare ai gatti dell’Acquario e mi piace un sacco vivere qua dentro.” Lei è italiana, ex segretaria di Vittorio Mussolini, ex dipendente di un’impresa giapponese sita a Via Veneto, e a prova del suo ricco background ci dimostra di conoscere cinque lingue: tra un frase in inglese, prova della sua gioventù vissuta in America, oggi si concede anche un “SALAM ALEIKUM” (“Che Dio ti benedica”). Vuole insegnarlo anche a noi, così come il Pakistano, suo vicino di casa ha fatto con lei. “Siamo tutti fratelli” e davanti a questa sua ultima e accorata esternazione non possiamo esimerci dal riportare questa frase.
La sua storia non può non catturare la nostra attenzione e così iniziamo una sequela di domande sulla sua vita nel quartiere. Ama la sua routine, ama il quartiere e chi ci abita, ama relazionarsi con altre culture e il suo vicinato non ha nomi italiani. Ama dar da mangiare ai gatti e se c’è da mettere i puntini sulle”i” lo fa scagliandosi contro due italiani ubriachi che in una sera come tante l’hanno strattonata nel più vile dei modi. Italiani come lei, come noi, e questo sembra restituirci, anche se nel peggiore dei modi, quella presenza che in un quartiere così variopinto sembrava esserci stata tolta.



Gli anziani del quartiere -
Continuiamo a camminare e ci ritroviamo presto a Piazza Vittorio, luogo familiare a noi studenti;  ma è domenica e il parco assume una connotazione totalmente differente. Sono tutti lì gli anziani del quartiere, si definiscono “i ragazzi del muretto” e i giardini diventano per loro un punto d’incontro, un “centro anziani” all’aperto dove poter chiacchierare.
Li disturbiamo durante le loro “animate” conversazioni, per farci raccontare il passato di un quartiere oggi così screditato.
Abitanotutti qui da circa 50 anni e tutti ci raccontano di aver scelto il quartiere per la sua bellezza e nobiltà: “Era il salotto di Roma” ci dicono. “Un quartiere borghese, costruitoin stile umbertino” circondato da botteghe artigiane, negozi di prestigio, oggi scomparsi.
I “ragazzi del muretto” ci descrivono com’era il parco una volta: “era molto bello, non c’era tutto questo schifo. C’era un chiosco dove ballavamo d’estate e un laghetto con i cigni; era tutto più curato. C’era più controllo, infatti non si potevano nemmeno calpestare le aiuole”.
 
L’Esquilino di una volta - Il signor Tonino che vive nel quartiere da 65 anni ci offre il suo punto di vista sul cambiamento della piazza: “da quando è arrivata la metro è cambiato tutto, hanno pavimentato il parco”, ed è così che secondo lui “il progresso diventa regresso”. Altro simbolo dell’Esquilino di un tempo era Colle Oppio: “era lì che si riuniva tutto il quartiere, portavamo i bambini a giocare, era tutto più verde. Ora non è possibile vivere il parco come facevamo anni fa, per una questione di sicurezza in quanto luogo di spaccio”.
Ci raccontano di quando Piazza Vittorio era circondata dai banchi del mercato: “Quando c’era il mercato qui era più bello e caratteristico”, ma il pensiero comune è che sia stato un bene averlo spostato: la presenza dei banchi fissi oltre a rovinare la bellezza del giardino rendeva l’area molto più sporca e dunque poco igienica.
Nonostante pensino questo, i “vecchi” abitanti dell’Esquilino, non sono soliti fare la spesa al mercato: “anche se è più pulito, non c’è roba buona come una volta e i prezzi sono tra i più alti di Roma. Compriamo solo frutta e verdura dai pochi commercianti italiani di fiducia”.
Il disagio maggiore per loro è infatti quello di doversi spostare per comprare qualsiasi cosa. A quanto pare il quartiere Esquilino era un tempo un “quartiere principesco” con negozi di prestigio e boutiques soprattutto di abiti da sposa, ma non solo, si poteva trovare di tutto dal panettiere al calzolaio, bastava scendere di casa e tutto era a portata di mano. Ora non è più così.
Sempre il signor Tonino, che era un sarto ci spiega che anni fa c’erano: “negozi di lusso ma soprattutto i Magazzini Roma che vendevano di tutto, da quello che costava meno alle cose più care. Ora ci sono solo due negozi che sono molto costosi, gli altri sono tutti cinesi”.
 

L’abbandono delle istituzioni -
I cambiamenti più violenti si sono verificati soprattutto dal punto di vista commerciale: “15 anni fa sono arrivati i cinesi ed è cambiato tutto. I commercianti italiani si sono spostati o in prossimità della via Appia o del Grande Raccordo, i più anziani hanno chiuso la loro attività, altri hanno scelto di vendere agli stranieri con prezzi molto vantaggiosi”.
“É stato un problema politico, hanno venduto il quartiere e dopo se ne sono lavati le mani. Non hanno favorito l’alternanza dei negozi, avrebbero dovuto esserci stranieri e italiani. La cosa più brutta è che volevano l’integrazione e non c’è stata per niente”.
Sentimento comune è la rabbia nei confronti delle istituzioni: in particolare nei confronti dell’ex sindaco Rutelli che durante il suo mandato ha concesso licenze ai cinesi per l’attuazione di una politica di integrazione. Il problema è che il quartiere è stato abbandonato senza alcun progetto di riqualificazione urbanistica: “c’è una manutenzione scarsa dei palazzi, angoli di strada rotti e anche quando si cerca di porre rimedio c’è una cattiva gestione dei lavori urbanistici”. “Ildegrado è dei politici, inizia da loro. Non possiamo sempre accusare gli stranieri”. Si sentono trascurati i “vecchi” abitanti dell’Esquilino, tanto da affermare “è diventato terra di nessuno questo quartiere, c’è la polizia anche se non è sempre vigile e attenta, sono fuori Piazza Vittorio a chiacchierare, mai dentro il parco a controllare”.
È evidente l’alta concentrazione di stranieri nella zona dovuta alla presenza della stazione Termini, luogo di ritrovo, e delle diverse associazioni di volontariato nate a metà degli anni Ottanta, tra cui la Caritas di Colle Oppio, la mensa e i dormitori gestiti dalle suore che danno loro ospitalità. Non dimentichiamo il mercato che ha offerto e offre tuttora lavoro, se prima dietro ai banchi c’erano commercianti italiani ora questi sono gestiti dagli stranieri. Sono arrivati 20 anni fa circa, la loro presenza è, per i “vecchi” abitanti del quartiere, una quotidianità, ma non si può affermare che la politica di integrazione abbia avuto successo. Il loro è un semplice rapporto di civile convivenza.
 
Il quartiere è cambiato e gli abitanti più anziani lo hanno vissutodirettamente. Si percepisce la nostalgia del passato: c’è chi afferma “L’avevo scelto perché era un quartiere nobile e pulito e era troppo bello me ne sono innamorato, ora scapperei via se potessi per quanto è sporco, ma sono invalido e non potrei scappare. Tutta Roma è così, ma qui è peggio”.
C’è chi invece al quartiere è davvero affezionato e non lo lascerebbe per nessuna ragione tanto da innervosirsi se si usa la parola “degrado” per descriverlo: “qui si sta ancora bene, è il rione  più bello di Roma”.  
“Se ci fosse più controllo e meno trascuratezza, questo quartiere sarebbe ottimo anche con la presenza degli stranieri”. Pareri diversi e contrastanti, ma del resto siamo all’Esquilino dove la mescolanza fa da padrone , anche fra gli Italiani con qualche ruga in più.