Registrati | Login

Giapponese? Dopo la bancarella, a destra

La convivenza tra Studi Orientali e negozianti

Giapponese? Dopo la bancarella, a destra

di VINCENZA CATTAFI, CLAUDIA COSTA, MANUELA INTRIERI (19 05 2010)
Manuela Intrieri/Claudia Costa/Vincenza Cattafi

Molti studenti di diverse facoltà del nostro Ateneo frequentano spesso le loro lezioni all’ex caserma Sani, proprio a fianco al mercato dell’Esquilino.
Abbiamo concentrato l’attenzione sui ragazzi che studiano le lingue e le culture orientali per capire se, visto il percorso di studi scelto, considerano la vicinanza del mercato e di persone appartenenti spesso alle culture che studiano come un’opportunità o un fastidio. Abbiamo ascoltato anche il parere di alcuni negozianti.

Il quartiere Esquilino è da sempre il luogo simbolo della multiculturalità di Roma, un quartiere povero, dove oltre agli immigrati cinesi, in maggioranza, vi sono anche bengalesi, mediorientali e nordafricani. Un quartiere caratterizzato da tantissimi negozi gestiti da straneri e che ormai da anni rappresenta un problema e una ricchezza, a seconda di come lo si guarda, di chi ne parla e di chi ci abita. Di recente sono stati svolti diversi interventi per rinnovare il quartiere, ad esempio spostando il celebre mercato alimentare da piazza Vittorio alla caserma Pepe e, poi, con la ristrutturazione della caserma Sani, dove è stato aperto il reparto abbigliamento.

Dal 2002, inoltre, l’ex caserma Sani ospita, al piano superiore, la Facoltà di Studi orientali della Sapienza. Si è venuta a creare, pertanto, una curiosa convivenza fra gli studenti che tutti i giorni si recano all’Università, studiano, mangiano e il mercato con i suoi profumi, colori e soprattutto con i tanti negozianti stranieri che vi lavorano. Ci siamo quindi chieste se la vicinanza del mercato venga vista dagli universitari come un fastidio o come un’opportunità di dialogo e di confronto interculturale, soprattutto per gli studenti di Studi orientali, molti dei quali si occupano proprio della lingua e della cultura delle persone con cui quotidianamente vengono a contatto. Abbiamo ricevuto risposte diverse e spesso contrastanti. Angela, ad esempio,una ragazza che studia cinese proprio alla facoltà di Studi orientali, dice di considerare positivamente il fatto di frequentare l’Università in un quartiere multietnico, con la possibilità di confrontarsi con persone di diverse estrazioni geografiche e sociali. Diversa è l’opinione di Matteo, anche lui studente di cinese, il quale sostiene che “la presenza del mercato è soltanto un fastidio e l’unica cosa con cui si entra in contatto sono gli zingari del cortile e l’odore di cipolla” e non crede che qualche studente si sia mai realmente avvicinato ad uno dei negozianti per motivi didattici. Spicca l’opinione di Fabiana, studentessa di giapponese, secondo cui la vicinanza del mercato è importante per una facoltà come quella di Studi orientali, che, in teoria, dovrebbe rappresentare un ponte fra la nostra cultura e quella orientale. Ma vediamo cosa ci hanno detto al riguardo gli altri studenti intervistati proprio all’ex caserma Sani.





Abbiamo inoltre pensato di chiedere il parere dei negozianti dell’Esquilino, se vedono positivamente la presenza dell’Università e se qualche studente ha mai provato ad avvicinarsi per conoscere meglio la loro cultura. Ci siamo quindi avvicinate al mercato, a solo un piano di distanza, scoprendo un mondo un po’ diverso da quanto si potrebbe pensare, il mercato è abitato infatti da persone di razze diverse e non mancano i contrasti tra culture: assistiamo ad esempio alla scena di un furto di cibo da parte di un romeno che capiamo non essere molto graditi dal resto del gruppo. Alcuni rivenditori, inoltre, non parlano italiano o lo parlano molto poco.


Morgan Silver Dollar Possiamo quindi dire che la maggior parte degli studenti e dei negozianti vede positivamente la vicinanza fra mercato e Università; anche se in realtà quel contatto, auspicato da alcuni studenti per conoscere davvero le culture studiate, non sembra essersi pienamente realizzato. Secondo i tanti immigrati presenti, infatti, nessuno studente ha mai tentato di avere con loro un dialogo che vada oltre il semplice acquisto. Forse è proprio questo il problema su cui si deve lavorare per creare una vera integrazione, che significa in primo luogo comprensione e accettazione della cultura degli altri, un’integrazione che parta dai giovani per coinvolgere poi l’intero quartiere, facendone un reale luogo di dialogo interculturale.


Peccato che gli studenti non

Peccato che gli studenti non sappiano apprezzare le possibilità che il mercato rappresenta per loro. Studiare sui libri delle culture affascinanti e integrarsi realmente con gli stranieri, a quanto pare, sono cose assai diverse!

Un vero peccato

La voglia di viaggiare, vedere nuove terre, sembra essere mero turismo anche per gli studenti di lingue orientali. Speravo che almeno loro fossero interessati alle culture più che ai bei paesaggi...ne trarrebbero vantaggio anche per quanto riguarda l'uso della lingua. Ma si vede che per molti è solo una laurea paracadute per giustificare viaggi all'estero pagati da mamma e papà.