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Cosa rimane delle 10 domande

Il giornalismo detta le risposte da dare

Cosa rimane delle 10 domande

di VALENTINA ONORI (18 05 2010)
 

Ezio Mauro, con tono più politico che giornalistico, ha spiegato al festival del giornalismo a Perugia, il ruolo che hanno avuto nel giornalismo le dieci domande, del loro inevitabile contributo all'inchiesta sulla vicenda. Cosa rimane ad oggi delle dieci domande? Si sono esaurite, o sono implose su loro stesse? A che punto è la diagnosi del Bel Paese vista dal direttore della Repubblica?
La finestra delle dieci domande sul mondo del giornalismo d'inchiesta, non si è richiusa, ma continua nel lavoro di ciascun giornalista, quindi in altre forme, ma con gli stessi obiettivi: un'informazione di servizio pubblico.
 

La banalità dell'informazione e la pigrizia intellettuale. Il giornalismo detta le risposte da dare. Il giornalismo spiega tutto.
Forse un pò troppo semplicistico per una professione come quella del giornalista, immerso in una realtà più complessa, e chiamato a svolgere un ruolo più lontano dall'asceta orientale e più vicino alla concretezza.
Al giornalismo, soprattutto oggi, dobbiamo iniettargli cospicue dosi di coraggio, quello sì.
Sono tre i giornalisti delle 10 domande (tra cui D'avanzo).
Il metodo usato è quello tipico per chi fa inchieste, giù nelle profondità delle cose; mostrare il lavoro fatto, le radici e le ragioni.


La rassegna stampa estera delle dieci domande ha risposto con opinioni positive. Ne hanno parlato più di seicento giornali di tutto il mondo.
Le Monde su Repubblica le ha commentate con: " è stato solo giornalismo". The Guardian: "ha tutti i diritti del mondo".

Il Paese malato. Le dieci domande sono state poste a fine maggio al Presidente del Consiglio , e poi rinnovate; anche se ad un certo punto molti elettori si sono stancati, non avevano risposta.
Sono nate per una ragione esclusivamente giornalistica, tipica dei paesi liberi, ma poco abituale nel nostro Paese. Il cittadino aveva il diritto ad ottenere risposte e il dovere a fare domande. Non è subentrata la stanchezza, quanto l'indignazione. Da qui una considerazione semplice e scontata: la politica deve essere autonoma dai giornali, ma anche i giornali devono essere autonomi nel fare valutazioni e critiche.

Le battaglie perseguite. L'inchiesta permanente sul potere italiano, continua. Si sono combattute diverse battaglie: una battaglia di verità; una di libertà (con la manifestazione per la libertà di stampa) e infine una battaglia di legalità costituzionale.

Cosa interessa al Paese che il Presidente del Consiglio abbia avuto una relazione con una minorenne? "E' stata fatta molta mistificazione culturale sulla vicenda, per sminuirla di categoria e per invitare, sottilmente l'Intellighentia del Paese a guardare altrove. L'aspetto moralistico poco importa. La vicenda è esplosa in un modo che non ha nulla di privato. Concita Sannino, pubblica su Repubblica della festa a Casoria di 18 anni. Il giorno dopo Veronica Lario all'Ansa fa una dichiarazione nel modo meno privato possibile, e denuncia fatti pubblici (frequentazione del marito con minorenni; presunta malattia del marito; il medico lo curerà; questo scandalo è spazzatura politca).
Cosa sarebbe successo in un Paese di normale-libera stampa e di normale-libera democrazia, con una reale-normale opinione pubblica?
Il giorno dopo il Presidente del Consiglio risponde con un'intervista di Vespa (che qualche demente chiama la terza Camera del Paese).
I giornali hanno l'obbligo di riportare le contraddizioni, le bugie, le verità che cozzavano con ciò che diceva la ragazza.
Le contraddizioni del potere sono un problema per i cittadini oppure no?" sostiene il direttore della Repubblica.

Il verso del senso comune e dell'opinione pubblica (di Ezio Mauro). Giornalisticamente, perché le domande non sono diventate questioni politiche dell'opposizione? "La ragione" - dice Mauro - "è culturale; viviamo immersi dentro un senso comune dominante e molto diverso dall'opinione pubblica. Il senso comune è qualcosa che scorre in senso orizzontale e non distingue tra potere e cittadino: è un tutt'uno; e Berlusconi è un bravo fabbricante di senso comune. L'opinione pubblica, è verticale. I cittadini sono un soggetto attivo, e il potere declinato nelle sue diverse forme".
Che non esista opinione pubblica è dato riscontrabile da diversi giornalisti, ma come ricorda Beppe Lopez: "la libertà è individuale. Non gliene frega niente a nessuno dell'opinione di questo o di quell'opinion leader, che sia esso politico, editore, o direttore di quotidiani; anzi preoccupa molto. Questo era il tratto tipico della vecchia società liberale ottocentesca". Lo scalfarismo e il maurismo, è dannoso a volte; quello che resta è il diritto dei cittadini ad essere informati.

La crepa. Così era intitolato l'editoriale di Mauro del 9 giugno 2009. La crepa era tra i suoi elettori e il Paese, tra l'immagine reale e virtuale del Berlusconismo: "[...]si può dunque vincere, come Berlusconi ha fatto, e nello stesso tempo vedere con preoccupazione la grande crepa che si è aperta all'improvviso...un vuoto che si allarga all'improvviso in un meccanismo di consenso che si pensava garantito?[...]
Questo scandalo ha portato alla luce altri casi collegati e controversi, da Noemi ai voli di Stato, alle feste in Sardegna, alle fotografie bloccate dalla magistratura. tutto ciò è diventato un vero e proprio affare internazionale, commentato e giudicato (negativamente) dalla stampa europea e americana, tanto che persino i giornali italiani se ne sono dovuti occupare di rimbalzo. Le contraddizioni del Cavaliere nei suoi affannosi racconti, le diverse versioni messe in campo l'una dopo l'altra, le bugie accumulate inspiegabilmente e mai spiegate, gli insulti a Repubblica e ai giornali stranieri hanno  semplicemente minato la credibilità del premier agli occhi dei cittadini, e anche dei suoi elettori [....].
La crepa dimostra che si può contendere l'Italia a Berlusconi, senza lasciargli tregua sulla sua credibilità in crisi, incalzandolo con ciò che gli manca: una politica per il Paese. Un Paese in cui si sta rompendo il lungo incantesimo del Cavaliere [....] (tratto dall'editoriale La Crepa del 9 giugno 2009, La Repubblica).

Anomalia permanente. E' qualcosa di capitale. Il cittadino ha diritto di vedersi una gara che non sia truccata. C'è una sintesi e una banalizzazione che attraverso l'egemonia culturale, anche dei mezzi di informazione, riduce un problema a elemento insignificante. Berlusconi, è emblema di questo groviglio.
C'è un corto circuito intellettuale, che non è presente soltanto in Italia. Obama  ha escluso dalla conferenza stampa per presentare le linee della riforma sanitaria, il colosso di Murdoch, Fox, poiché non gli ha riconosciuto lo status di mezzo di informazione; nessuno però è andato, eppure gli altri sono concorrenti di Fox. Un attacco ad un soggetto che esercita la libertà di informazione viene considerato un attacco alla libertà di stampa.

In un Paese in cui, ad uno scrittore come Saviano, si dice di avere prudenza prima di scrivere di Berlusconi, perché il rischio è il killeraggio, la democrazia non gode di salute. Sul fatto che nella stessa giornata in cui ha tenuto l'incontro Ezio Mauro a Perugia, il Presidente della Camera ha criticato il giornale di proprietà della famiglia Berlusconi, il Giornale, e il Presidente del Consiglio ha risposto che se lo può benissimo comprare, è emblematico dello stato di benessere dell'informazione e della possibile ripresa consapevole che tarderà ad arrivare se questa convinzione rimarrà.
Ci sono cose che non si possono comprare, e questa non è una pubblicità.
L'invito è quello ad uscire, a partecipare, a filmare, a fotografare; soprattutto per chi fa giornalismo, contro un coacervo di interessi: ma non perché è di contro-informazione, o anti-berlusconiano, ma solo per un'indipendenza che va guadagnata. Questi contributi. allegeriscono ma danno forza e stimolano il coraggio; che poi è quello che deve fare un bravo operatore dell'informazione.