Ken Auletta, autore del saggio "Googled", osserva che «poche altre tecnologie - la stampa di Gutenberg, il telefono - hanno avuto effetti sociali rivoluzionari come questo motore di ricerca, che ha sconvolto il nostro modo di produrre informazione, selezionarla, consumarla». Ma Internet essendo nato in America, tutta l' organizzazione del world wide web ha un' impronta made in Usa. Porta i segni inconfondibili di un "sistema": regole e valori nati negli Stati Uniti, per estensione occidentali, non necessariamente percepiti come universali a Pechino. Dove noi parliamo di "architettura aperta", altri capiscono "egemonia americana". La Grande Muraglia di Fuoco, è il nome che i dissidenti hanno affibbiato alla censura online della Repubblica Popolare. E' il più moderno e sofisticato apparato di controllo dell' informazione, con almeno 15.000 tecnici informatici in servizio permanente. La Cina ha inoltre dimostrato di poter beffare la sicurezza e la privacy di un gigante come Google che custodisce centralmente informazioni per conto di milioni di soggetti individuali e di clienti aziendali. Lo ha rivelato il New York Times il 20 aprile, citando una fonte vicina al colosso californiano. Google aveva tentato di nasconderlo, timorosa per la propria reputazione.
La nuova mappa di Google. Una ventina di giorni fa’ è stata pubblicata su uno dei tanti siti del colosso dei motori di ricerca una mappa che riporta il numero di richieste governative fatte all’azienda americana da quasi tutti i governi del mondo. Nella classifica non compare la Cina, finita più volte nel mirino per la censura su Internet. Sulla mappa al posto del numero corrispondente appare un punto interrogativo e la seguente spiegazione: «La Cina considera la richieste di censura segreto di Stato, non possiamo quindi fornire questa informazione al momento».Il nuovo strumento contro la censura lanciato da Google, mostra il numero di richieste giunte dalle autorità e dai tribunali per ciò che concerne i contenuti dei servizi offerti da Google, quali Blogger e YouTube, così come i risultati delle ricerche, ma anche il numero delle richieste d'informazioni sugli utenti. Sulla mappa sono elencati i dati dei casi avvenuti tra il 1° luglio e il 31 dicembre 2009. Se dalle autorità italiane sono arrivate in sei mesi 550 richieste di dati e 57 per la rimozione dei contenuti, ben più hanno fatto le autorità del Brasile, in testa alla speciale classifica, con 3.663 data requests e 291 removal requests. Dagli Stati Uniti sono arrivate 3.580 richieste di dati, mentre dalla Gran Bretagna 1.166.
Le parole della dirigenza. E' netta la posizione di Google contro la censura sul web. Ad esprimerla, in occasione del lancio del nuovo strumento che monitora le richieste di dati e di rimozione di contenuti da parte dei governi mondiali, è il portavoce Bill Echikson. "Nella seconda metà del 2009 abbiamo respinto più del 20% delle richieste dei governi e nel futuro continueremo su questa linea. Contesteremo tutti gli interventi che riteniamo contrari alla nostra politica aziendale, perché siamo profondamente preoccupati per l'aumento esponenziale delle ingerenze contro la libertà su Internet".
In ogni caso: la censura nel mondo sta aumentando - afferma il vicepresidente David Drummond sul blog aziendale. Rachel Whetstone, vice presidente della comunicazione globale e degli affari pubblici di Google dichiarò: “La Cina è l'esempio di cui più si parla, ma non è un caso isolato. I prodotti Google, dalla ricerca ai blog, da YouTube a Google Docs, hanno subito blocchi o restrizioni in 25 dei 100 paesi in cui sono attivi. Riceviamo regolarmente richieste da parte di governi di limitare o rimuovere contenuti dalla nostra offerta”.