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Marea nera? Ci pensa il social network

La British Petroleum chiede consigli via web

Marea nera? Ci pensa il social network

di ALESSANDRA EMANUELA CASCINO (13 05 2010)
Alessandra Emanuela Cascino

sito Deepwater Horizon Response e profilo Facebook della piattaforma della British Petroleum

La marea nera provocata lo scorso 22 aprile dallo scoppio della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum ha invaso le coste del Golfo del Messico minacciando la vita della flora e della fauna del posto e traducendosi come il più grande disastro ambientale dopo quello della Exxon Valdez in Alaska.
E l'aiuto può arrivare dal web.

 

Dopo il fallimento della cupola di contenimento di 100 tonnellate, da collocare sulla falla più grande della Deepwater Horizon per fermare la fuoriuscita di greggio, la British Petroleum per risolvere la situazione del Golfo del Messico chiede aiuto alla comunità via web invitando gli internauti a suggerire possibili soluzioni per fermare la fuoriuscita di greggio nel mare tramite il sito della piattaforma. Parallelamente a questo sito la compagnia ha creato anche un profilo sul social network Facebook ed uno sul sito di microblogging Twitter.

Ogni giorno attraverso la rete giungono numerosi suggerimenti da tutto il mondo.
In Italia, ad esempio, la barese Fluidotecnica Sanseverino ha proposto l'uso del suo macchinario Oilsep Cc Ecology, che potrebbe aiutare la Bp ad aspirare e dividere il greggio dall'acqua, mentre la Federpetroli Italia, ha suggerito l'uso di una task-force esterna formata da aziende con tecnologia off-shore di diverso impiego.

Ma accanto alle risposte “reali”, di esperti del settore o semplicemente di persone interessate alla salvaguardia dell’ambiente, diverse sono anche le proposte meno sensate o più “strane”, come quella di chiudere la perdita con un grande tappo di sughero o usare un grande salsicciotto di cuscini o delle calze di nylon riempite di capelli, che secondo il suggeritore sarebbero l’elemento più adatto ad assorbire il greggio.

Nonostante gli sforzi la compagnia, che quotidianamente tramite il suo sito e i social network continua a tenere informata l’opinione pubblica di ogni suo intervento, dice che dopo il fallimento della cupola, al momento gli sforzi stanno continuano su due fronti: ridurre il flusso attraverso una cupola più piccola e provare temporaneamente a chiudere la falla con un tappo di gomma.

La cupola di contenimento oltre a bloccare il versamento di petrolio nel mare avrebbe dovuto aspirare il greggio e l’acqua che sarebbero poi giunti su una nave in superficie, nella quale l’acqua sarebbe stata separata dal carburante. Ma le operazioni di posizionamento sono stati sospesi a causa di un accumulo di idrati.

Il prossimo passo, sempre da quanto scrive la Bp sul sito, sarà quello di posizionare una seconda cupola più piccola sul principale punto di fuga, collegarla a delle aste di perforazione e a dei tubi che porteranno il petrolio su una nave, specializzata nella raccolta e nel trattamento del greggio.

«Questo sistema e' stato progettato per ridurre la formazione di grandi quantità di idrato», scrive la Bp. «Questa operazione prima d'ora non e' mai stata effettuata a 5.000 metri di profondità». 

LA CASA BIANCA RISPONDE TRAMITE IL SUO BLOG - La Casa Bianca per smorzare le critiche sulla lentezza delle operazioni intraprese dal governo per arginare la fuoriuscita di greggio causata dall’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon della British Petroleum nel Golfo del Messico ha deciso di pubblicare sul suo sito web un dettagliato resoconto delle azioni intraprese fino ad oggi.

Il documento, che è stato scritto dal vice consigliere alla Sicurezza Nazionale Heidi Avery, inizia dalla notte dell'esplosione della Deepwater Horizon, il 20 aprile scorso. La Casa Bianca ha pubblicato questa nota per fornire agli americani ''una chiara spiegazione'' degli sforzi del governo, si legge sul post.

Il presidente Barack Obama, che sin da subito è stato allertato sulla situazione, ha iniziato «a monitorare la situazione attivamente», si legge sul comunicato, che prosegue parlando del dispiegamento di numerosi funzionari, di navi ed elicotteri sulla scena dell'incidente e della riunione con i vertici della Bp, avvenuta lo stesso giorno in cui il ministro dell'Interno Ken Salazar e il segretario alla Sicurezza Nazionale Janet Napolitano hanno aperto un'indagine sulle cause del disastro.

UNA TRAGEDIA PER I PESCATORI DELLA ZONA - Lo scenario peggiore del disastro causato dalla piattaforma delle British Petroleum nelle coste del Golfo del Messico riguarda la pesca di gamberetti, la raccolta di ostriche, granchi e tutto il lavoro dei pescherecci commerciali, che con ogni anno in Louisiana fanno fatturare all’industria ittica 2,4 miliardi di euro e che adesso si ritrovano in crisi.

Come risarcimento danni, per la terribile catastrofe naturale, un gruppo di pescatori di crostacei ha chiesto alla British Petroleum, che per l'accaduto ha gia' due contenziosi per negligenza, 5 milioni di dollari e la compagnia ha risposto che oltre ad assumersi tutti gli oneri dell’incidente provvederà anche a questo.

Nel corso di una ricognizione in barca, un gruppo di volontari della National Wildlife Foundation hanno avvistato a largo di Venice, in Louisiana, una tartaruga che nuotava attraverso una massiccia chiazza di petrolio, ma non essendo addestrati al soccorso degli animali hanno dovuto a lasciarla in mare. «E' stato sconvolgente», ha detto Karla Raetting della Coastal Louisiana Restoration.

Intanto sulle coste del Golfo del Messico sono state trovate una ventina di tartarughe morte, e anche se ancora non è certo che ad ucciderle sia stata la marea nera, per gli esperti a causarne il decesso è stata l’ingestione di pesce contaminato.

Secondo i biologi, l'espansione della chiazza di greggio nel Golfo del Messico minaccia circa 600 specie di animali marini.

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