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Il pubblico si accomiata e poi rinuncia alle urne

LE ELEZIONI NEI TG ITALIANI

Il pubblico si accomiata e poi rinuncia alle urne

di DORIANA LEONARDO, ANTONIO OPROMOLLA (13 05 2010)

La legge sulla Par Condicio ha significato, di fatto, la quasi scomparsa della politica da tutti i principali programmi d’intrattenimento delle reti Rai,  Mediaset e di La7. La politica, perciò, doveva necessariamente essere presente nei Tg come unico momento di confronto tra i politici ed i futuri elettori. E’ stato così? Com’è stata trattata la notizia politica dai nostri telegiornali? E il pubblico come si è comportato di fronte all’offerta informativa?

Tre settimane di continuo monitoraggio dei telegiornali italiani. Tre settimane di analisi delle pratiche giornalistiche. Tre settimane per capire cosa è successo all’informazione televisiva generalista durante il periodo di campagna elettorale per le elezioni regionali 2010.  Quali sono stati i trend generali che hanno caratterizzato le edizioni più importanti dei telegiornali delle sette principali reti generaliste?

Partiamo da un dato significativo: tutti i Tg hanno registrato dati negativi per le diverse edizioni. Disaffezione alla politica? Annuncio del forte astensionismo che si sarebbe registrato alle urne? Dal canto suo, il Tg La 7 è l’unico ad aumentare gli ascolti: sete di informazione libera e, almeno nelle intenzioni, “indipendente”? I dati del Tg La 7 sono anche quelli più costanti: sebbene in aumento essi restano molto vicini a quelli di confronto e lo share aumenta, in media, soltanto dello 0,4%:
Ma i dati che sorprendono maggiormente appartengono al Tg 1 e al Tg 5: il primo diminuisce gli ascolti di 568 unità rispetto al mese di Gennaio-Febbraio nelle edizioni meridiane del fine settimana: allergia per i Tg delle reti più importanti?
Forse, però, è il Tg 4 il telegiornale che registra i dati peggiori in tutte le edizioni confrontate: quasi 500 mila unità perse per tutte le edizioni meridiane, sia rispetto al periodo di garanzia del 2008-2009, sia rispetto ai mesi di Gennaio-Febbraio 2010: insofferenza per un’informazione troppo “di parte”?
In confronto ai mesi di Gennaio-Febbraio 2010, il Tg1, Tg3, Tg5 e Studio Aperto registrano una diminuzione degli ascolti per le edizioni serali, mentre il Tg 2 e il Tg 4 per le edizioni meridiane. Solo il Tg La 7 aumenta gli ascolti, maggiormente per le edizioni del giorno. Per quanto riguarda lo share, quest’ultimo risulta in diminuzione soprattutto per le edizioni della sera, rispetto a quelle del giorno, sia in confronto a Gennaio-Febbraio 2010, sia rispetto al passato periodo di garanzia. Ciò è valido per tutti i Tg ad eccezione del TgLa 7 che aumenta lo share sia per le edizioni meridiane che per le serali. 
Una domanda sorge spontanea: chi sono questi “pubblici” che fluiscono da un programma ad un altro e decidono se un Tg è degno o meno della loro attenzione?
In generale, non esistono grandi differenze tra i profili dello scorso anno di garanzia ed il mese di marzo 2010 e questo risulta evidente per i Tg di Rai e Mediaset, e in modo particolare per il Tg La 7.
Le testate Rai hanno pubblici molto simili mentre i telegiornali Mediaset hanno pubblici molto più variegati e questo, se prendiamo le diverse linee editoriali che distinguono il Tg5 dal Tg4 e da Studio Aperto, è facilmente spiegabile.
Nel dettaglio, man mano che aumentano i livelli d’età, il livello socio-economico e il titolo di studio, per i Tg della Rai, aumentano anche le percentuali. Lo stesso vale, sebbene in misura minore, anche per il Tg 5 e per il Tg La 7. Fanno eccezione il Tg 4 e Studio Aperto: nel primo prevale un livello basso per la classe socio – economica ed il livello d’istruzione, mentre per il secondo risulta “bassa” la classe d’età. E questo è sempre in linea con le peculiari filosofie di ciascuna testata.
La voglia di informazione, quindi, non sembra essere stata particolarmente forte. In un mese in cui la politica era pressoché scomparsa dalla televisione, gli ascolti dei Tg, unici momenti in cui i politici potevano liberamente esprimersi, non hanno registrato un’impennata degli ascolti. Se ciò è stato già evidenziato quando si è parlato dell’evoluzione degli ascolti dei Tg, nel momento di confronto con altri programmi della stessa rete, si può confermare la considerazione secondo cui gli Italiani si sono informati poco attraverso la tv e hanno guardato il Tg con lo stesso “coinvolgimento” con cui hanno guardato programmi d’intrattenimento.
Perché tutto questo? Ci si può chiedere cosa significhi questo trend generalmente negativo degli ascolti e quali siano state le immediate conseguenze.
Volendo azzardare un’ipotesi, si potrebbe collegare la flessione degli ascolti dei telegiornali con l’alta percentuale di astensione fatta registrare alle urne.
Ma perché questa disaffezione? Forse per i contenuti dei telegiornali e per la tipologia di trattamento delle notizie politiche?
Considerando i tioli del sommario dei Tg, una sorta di “prima pagina”, non si può non notare che i temi maggiormente rappresentati sono stati la cronaca e la politica. Naturalmente, la cronaca è un genere contenitore al cui interno è possibile trovare la cronaca giudiziaria, la cronaca nera, la cronaca bianca e la cronaca rosa. E più volte è stata riscontrata la presenza di notizie riguardanti la cronaca giudiziaria, che è possibile ricondurre a notizie di carattere politico, come le vicende riguardanti il “caso Marrazzo”. Tg1, Tg2, Tg3, e il TgLa7 hanno trattato le notizie di politica e di cronaca in maniera abbastanza bilanciata e rappresentano la fetta più grande del sommario, nei telegiornali Mediaset, invece, l’ago della bilancia tende nettamente verso la cronaca. Un dato rilevante è stato quello di Studio Aperto che tratta ampiamente la cronaca e poi preferisce di gran lunga notizie di curiosità e gossip alla politica. 
La notizia politica, comunque, è stata tutt’altro che sottodimensionata, tant’è che considerando la notizia d’apertura, quella più rilevante sotto il profilo della notiziabilità, nei Tg Rai, nel Tg5 e nel TgLa7 non c’è gara: la notizia politica, forte delle imminenti elezioni regionali, schiaccia tutte le altre. Discorso diverso per il Tg4 e per Studio Aperto. Nel Tg diretto da Emilio Fede la notizia politica diventa il più delle volte la notizia d’apertura, ma non ha un netto vantaggio sulla cronaca, mentre Studio Aperto ha fatto registrare per la cronaca un 81% delle notizie d’apertura. E’ un dato inequivocabile, che restituisce bene l’idea della linea editoriale adottata dal telegiornale di ItaliaUno.
Quindi le notizia di politica erano più che presenti e, in vista delle elezioni regionali e considerando che i Tg sono stati l’unico momento televisivo in cui la politica poteva essere rappresentata, ci si sarebbe aspettati che i Tg fossero ampiamente seguiti dai futuri elettori, soprattutto da coloro che non hanno l’abitudine di informarsi leggendo i giornali.
E invece così non è stato. Non potrebbe essere che la notizia politica non è stata poi così politica? Sentendo nei Tg più che altro gossip politico, assistendo ogni giorno ad ogni tipo di litigio fra politici, ad una continua “dichiarazia”, come l’ha definita Mario Portanova riferendosi all’incessante propensione dei politici a dichiarare tutti su tutto, su qualsiasi tema pur di avere una legittima quota di visibilità, non è forse possibile che il pubblico abbia preferito girare canale o spegnere la televisione ed occuparsi di altre cose, magari più interessanti?
Il fatto è che ci si sarebbe potuto aspettare una diversificazione dei vari Tg sui temi della politica e invece si è registrata una vera e propria omologazione tematica. Infatti, per ritornare alla “dichiarazia”, tutte le testate, infatti, hanno riportato le dichiarazioni degli uomini della politica, del Premier Berlusconi e del leader dell’opposizione Bersani in primis, e del Presidente della Repubblica Napolitano. Hanno parlato del “caos liste”, del legittimo impedimento, dello stop dato ai talk show per garantire il regime di Par Condicio, dell’inchiesta di Trani che ha coinvolto lo stesso Berlusconi e ha fatto parlare del direttore del Tg1 Minzolini. Si è parlato delle polemiche sulla magistratura e sui giudici “politicizzati”, per riprendere una delle espressioni più care al Presidente del Consiglio. Nelle ultime battute della campagna elettorale si è affacciato anche il caso dell’inchiesta sulla sanità pugliese che ha portato all’arresto del senatore Frisullo del Pd, una notizia, questa, in bilico fra cronaca giudiziaria e politica. E’ stata poi la volta dell’appoggio della Chiesa ai partiti politici che facessero propria la campagna a favore della vita, con lo slogan “un voto contro l’aborto”.
Non si è quasi mai parlato nel dettaglio dei cosiddetti "programmi elettorali", cosa che, forse, poteva interessare il pubblico, ma, dulcis in fundo, non è di certo mancata l’esortazione dei politici a recarsi alle urne, contro l’assenteismo per scongiurare ogni eventuale intenzione degli elettori a disertare le votazioni. Però, considerando la flessione degli ascolti dei telegiornali e gli esiti delle elezioni, quest’ultima sollecitazione sembra essere stata vana.