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My beautiful laundrette

Una lavanderia a Piazza Dante

My beautiful laundrette

di LUCA MATTEI, DARIO PANNIELLO (13 05 2010)
Luca Mattei - Dario Panniello
 

Abbiamo intervistato le titolari di una lavanderia per conoscere le loro opinioni a proposito del quartiere Esquilino di Roma. E abbiamo notato una diversità nelle considerazioni di chi l'integrazione razziale e culturale l'ha vista cominciare ed evolversi e di chi, invece, la condivide dalla nascita

Aula 11. Ex caserma Sani. Basta affacciarsi ad una finestra affinché gli studenti di Scienze della Comunicazione si ritrovino catapultati in un nuovo mondo, lontano mille miglia dai libri, dai professori, dagli esami. C’è tutto un altro mondo lì fuori. Ti trovi nel bel mezzo della capitale italiana ma fai fatica a riconoscere visi e ascoltare voci anche lontanamente riconducibili ai nostri concittadini. E’ la Babele romana, è il quartiere dell’Esquilino. Un meltin’ pot di culture, di suoni, di tratti somatici, di profumi.

Asiatici, africani, sudamericani ed europei dell’Est, si mescolano quotidianamente ai turisti che si affrettano a raggiungere la vicina stazione Termini, e a quei pochi cittadini italiani rimasti ad abitare in queste strade. Via Giolitti, via Principe Amedeo, piazza Vittorio Emanuele, piazza Dante: luoghi oggi pieni di negozi cinesi, ristoranti etnici, un ottimo kebab pakistano, internet point gestiti da cingalesi, bed&breakfast argentino. Ancora quattro passi e arrivi al mercato coperto dell’Esquilino dove la gastronomia diviene il principale trait d’union tra gli abitanti di un rione globalizzato.

Lavanderia italiana. Si diceva della difficoltà di incontrare italiani, in particolare commercianti. Eppure c’è ancora qualcuno che continua ad esercitare la propria attività, che ha imparato a convivere con gli stranieri ed è riuscito a far diventare alcuni di loro propri clienti. E’ il caso di Marica, 58 anni, e di Cinzia, 36, madre e prima di quattro figli.Abitano nel quartiere da 25 anni e da 15 sono titolari di una lavanderia ecologica in piazza Dante. E’ a loro che ci siamo rivolti per comprendere più a fondo le dinamiche che caratterizzano il quartiere.


Crescere con gli immigrati. Dopo Marica e Cinzia abbiamo parlato con Valentina l’ultima figlia della famiglia. Ha 26 anni ed è laureanda alla facoltà specialistica di Studi Orientali, altra facoltà ospitata dall’ex caserma Sani. Ciò che più ci ha colpito di lei è che è nata e cresciuta in un quartiere che si presentava già allora molto simile a come è oggi. Una ragazza che si esprime diversamente dalla madre e che vede l’integrazione razziale con tutta la naturalezza di chi l’ha vissuta sulla propria pelle, che vive la realtà dell’Esquilino con gli occhi della meraviglia e dello stupore.
 


Una gentile cliente.
 Abbiamo posto delle domande anche ad una signora giunta a ritirare la propria biancheria. Di mestiere fa la guida turistica ed abita nei dintorni di piazza Dante. Un'altra donna che ci conferma di non avere problemi a vivere nell'Esquilino. Emblematiche le sue parole: "Non temo per la sicurezza personale o del quartiere, come qualcuno potrebbe invece immaginare. Anzi, quando di sera torno da lavoro, trovare dietro l'angolo i soliti ragazzi bengalesi a chiacchierare mi fa sentire a casa. E' l'abitudine, il saperli sempre lì che mi fa sentire sicura".