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Online l'osceno della guerra

War porn, un fenomeno incredibile su Youtube

Online l'osceno della guerra

di MANUELA INTRIERI (09 05 2010)

Si diffonde sempre più in rete un nuovo fenomeno, definito “War Porn”, basato sulla diffusione di filmati che mostrano l’uccisione di soldati e civili. Le immagini, pur raccapriccianti, attirano molti utenti. I filmati spopolano e gli esperti si interrogano.

Un vero e proprio genere. Si chiama “War porn”, ma “porn” sta per “osceno”, come le immagini che sempre più spesso vengono pubblicate su internet e che mostrano corpi sventrati, paesi rasi al suolo, uomini, donne e bambini uccisi. Non ci sono attori che recitano, non c’è una regia. E’ la realtà dei fronti di guerra. L’oscenità dei conflitti e delle morti violente mostrate senza filtri non impedisce a questo fenomeno di diventare una moda, con tanto di persone appassionate al genere.

Per rendersene conto è sufficiente dare uno sguardo a You Tube, il popolarissimo sito che raccoglie video di varia natura caricati online dagli stessi utenti della rete. Alcuni commenti lasciano senza parole, come il “brillante” che è lasciato sotto a un video che mostra l'esplosione involontaria di un gruppo di talebani mentre posizionano un ordigno (visualizzato quasi 12 mila volte). Alcune persone criticano i filmati e vengono tacciati di infedeltà.

I video. Le immagini mostrano, nella maggior parte dei casi, azioni militari dell’esercito americano in Afghanistan o in Iraq. Le inquadrature sono in bianco e nero e in soggettiva, registrate a bordo dei bombardieri. Ma chi posta questi video non si accontenta della crudezza delle immagini e spesso queste sono accompagnate da brani di musica hard rock, nel tentativo di trasformare l’orrore della guerra e della morte in uno vero spettacolo.

I primi filmati e la diffusione. Questo fenomeno si lega ad un lungo processo che inizia a diffondersi dopo l’11 settembre. Dall’attacco al World Trade Center del 2001 e con le guerre nei territori iracheni e afghani, iniziarono ad essere diffusi direttamente dalle forze armate statunitensi alcuni dei video. Molti di questi erano registrati dai militari stessi con sofisticati sistemi di aerei-spia come i Predator. Un progetto iniziale prevedeva che la diffusione dei filmati rafforzasse il legame tra patria e fronte. Ma questa idea, condivisibile o meno, è poi degenerata. Presto, infatti, i video diventano di pubblico dominio e iniziano, già dallo stesso 2001, a circolare spesso montati con colonne sonore rock quasi fossero videogiochi o film di guerra. Quello che ne deriva è un vero e proprio genere che non si ferma davanti al dolore, quasi dimenticando che le immagini che si caricano o di cui si fruisce spesso con grande stupore non sono che la cruenta, raccapricciante, oscena realtà.

I siti. Centinaia i video rintracciabili in rete, su Youtube (che per la visualizzazione dei filmati richiede la maggiore età), ma anche su LiveLeak. In particolar modo, sulle pagine di un sito dedicato, Got War Porn?, è possibile accedere ad un archivio che raccoglie tutto il materiale esistente organizzato in categorie: da corpi a truppe, da artiglieria a compilation, da vintage ai vari modelli di bombardieri e mezzi utilizzati. Questo sito, creato per combattere la “cyber-jihad”, ospita a volte filmati che rientrano in un sottogenere, il trash porn. In questo caso le immagini fanno riferimento a situazioni finte e recitate, non meno vergognose e oscene, come quelle di stupri di donne da parte di militari.

La preoccupazione degli esperti. Può la guerra suscitare entusiasmo e mode? Può l’uomo appassionarsi alle morti violente come se fossero parte di un telefilm o di una fiction? Può davvero essere insensibile alla sofferenza e al dolore e trasformarli in entertainment? E’ quello che si chiedono anche sociologi ed esperti americani che, proprio mentre negli USA si discute sul ritiro delle truppe, cercano di capire come possano i giovani amare e alimentare qualcosa di vergognoso come il war porn. Diversi studiosi hanno analizzato questo processo e c’è chi, come la scrittrice Katrien Jacobs, in un saggio del 2009 ha individuato la scintilla che ha innescato il fenomeno nella pubblicazione delle foto relative alle torture dei prigionieri iracheni nel carcere di Abu Ghraib.