Le "buone pratiche" del giornalismo
Le "buone pratiche" del giornalismo

La crisi della stampa può essere arginata dalle buone pratiche giornalistiche dei comuni cittadini? Il pubblico premia il gossip o l’informazione sociale? I blog entreranno nelle rassegne stampa? Sono solo alcune delle domande emerse durante l’incontro tra professionisti e studiosi dell’informazione.
Il giornalismo nel bene e nel male. Codici deontologici, etica professionale, documenti ufficiali come la Carta di Treviso, un Ordine professionale che se ne fa garante (e pubblica ogni legge e norma sul proprio sito http://www.odg.it/leggi_norme/Deontologia?title) allo scopo di tutelare il cittadino dagli abusi dei “cattivi” giornalisti e garantire la buona fede di chi, nell’opinione collettiva, è considerato il “watch dog” (cane da guardia) del potere. Ma la situazione, perlomeno nel panorama italiano, è ben differente da quanto si vuol far credere e la crisi della Stampa lo dimostra ampiamente.
I giornali non si comprano, i TG si contendono gli ascoltatori a colpi di scoop (paletta raccogli spazzatura nel vero senso del termine), le radio mandano in onda GR al velocimetro, ansiogeni. La colpa, dicono i giornalisti, è del pubblico: noi diamo loro ciò che vogliono, quando e come lo vogliono. La colpa, dice la gente, è dei giornalisti: scrivono solo di sciocchezze inutili e sono asserviti al potere. Chi ha ragione? Dal rapido confronto di alcuni giornalisti e studiosi del settore qualche dato interessante è emerso.
L’Agenzia di Stampa focalizzata sul Sociale. Si chiama Redattore Sociale, esiste da 10 anni e ogni giorno riesce a dare oltre 100 notizie esclusivamente di carattere sociale. È una testata che dà lavoro a 40 redattori, di cui 15 regolarmente assunti a tempo pieno e gli altri con contratto giornalistico di collaborazione. Il bilancio annuale è di 1.200.000 euro di cui 1.100.000 vanno per il pagamento dei redattori. E l’editore? Non è Berlusconi, non è il Gruppo Rizzoli Corriere della Sera, quotato in borsa, ma è la comunità di Capodarco (http://www.comunitadicapodarco.it/), nelle Marche: un’associazione senza scopo di lucro nata per fornire accoglienza ai disabili. “Ci siamo resi conto” ha detto il direttore dell’agenzia Stefano Trasatti “che l’informazione sul vasto mondo del sociale o era carente o era trattata in chiave politica, strumentale. Così abbiamo deciso di offrire un’informazione completa, approfondita e sistematica su tutto ciò che riguardava questo ambito, a partire dai dati delle ricerche settoriali”. E negli anni quest’agenzia, che lavora per mezzo del portale http://www.redattoresociale.it/ alle cui notizie speciali gli abbonati possono accedere tramite una password, qualcosa ha ottenuto, visto che tra gli abbonati troviamo dalla Repubblica alla RAI, dalle istituzioni a 150 organizzazioni no profit alle scuole di giornalismo. Due sono le particolarità di questa agenzia dal punto di vista dei contenuti: una sta nel fornire non semplici take d’agenzia brevi e freddi, ma dei lanci articolati e approfonditi, dei semilavorati giornalistici – perfino inchieste; l’altra sta nel non parlare del Palazzo “perché trattiamo gli argomenti quando si presentano e non quando il politico se ne accorge e li mette in agenda” spiega sempre il direttore. Un caso di buon giornalismo quindi, che si rende realmente utile alle persone e che non considera i desideri del Palazzo.

Sergio Talamo
Il giornalismo trash. È quello “cattivo”. Quello spazzatura, che coniuga dati utili e divertimento, finzione e realtà, in altre parole è quello che per dare una notizia utilizza la docufiction e l’infotainment. Una contrazione di due parole dai significati opposti (la documentazione della realtà attraverso la finzione e l’informazione come intrattenimento leggero) che esemplifica il modo odierno di fare giornalismo banalizzando l’informazione e contravvenendo proprio con questa miscela di azioni contrastanti a tutto ciò che si è sempre pensato dovesse essere il giornalismo etico. Sergio Talamo, responsabile dell’ufficio stampa del Formez (il centro servizi, assistenza, studi e formazione per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione, contattabile al sito http://www.formez.it/), ha scritto una guida antitrash - una raccolta di storie giornalistiche spazzatura, alcune delle quali si possono leggere anche sul suo blog www.antitrash.it/?page_id=4 - e al convegno ha parlato del modo in cui questo tipo di informazione, attenta solo all’audience, riesca a rendere effimeri anche i sentimenti più pregnanti dell’animo umano. Si tenta di stupire o di far indignare per mezzo del Gossip, ma non di di stupire e far indignare il pubblico per avvenimenti seri e concreti, per i quali sarebbe giusto farlo. In questo modo si crea un surplus emotivo che a lungo andare rende insensibile il pubblico. Ciò che conta, per il giornalista da trash (spazzatura), dunque “cattivo”, sono il format e gli introiti della pubblicità. Talamo conclude il suo intervento al convegno con una domanda retorica: è più importante per la comunità civile sapere ciò che fa Sandra Bullock a letto col marito o sono più importanti le informazioni che offre il Redattore Sociale?

I pregi del giornalismo partecipativo. Oggi il giornalista non è più solo, non è più quella vedetta solitaria che urla dall’alto del suo punto di avvistamento per mettere in guardia dai pericoli i passeggeri della nave. Oggi ci sono anche molti passeggeri della nave che stanno con lo sguardo puntato all’orizzonte. Sono persone comuni, senza il famigerato tesserino rosso che attesta l’iscrizione all’Albo, e sono sempre più agguerrite. Hanno un’arma potente, che è la rete, per lanciare i loro segnali di avvertimento. Come devono essere considerati? Giornalisti, comunicatori, persone impazzite che vogliono rubare il mestiere di altri? Secondo Gennaro Carotenuto, direttore della radio della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata, sono persone utilissime e che vanno seriamente prese in considerazione, come è stato appena fatto in Argentina. Con una legge appena approvata, il Parlamento argentino ha stabilito infatti di dare voce pubblica a tutti e in particolare alle associazioni no profit imponendo delle quote: i media commerciali non possono avere più di un terzo del mercato pubblicitario; i restanti due terzi vanno uno al servizio pubblico e l’altro alle associazioni senza scopo di lucro. Sono le associazioni, secondo Carotenuto, che ha scritto un libro dal titolo “Giornalismo partecipativo” (ed ha un suo sito che tratta lo stesso argomento: www.gennarocarotenuto.it), la vera grande novità della società civile, l’asso nella manica del giornalismo “buono”. Esse riescono a fornire un’informazione quotidiana puntuale e ad illuminare vari settori della vita civile soprattutto grazie ai blog, che in Italia hanno raggiunto il non indifferente numero di 130mila. E sono questi blog informativi che potrebbero oggi entrare di buon diritto nelle rassegne stampa degli enti pubblici e privati. L’informazione “buona” è ormai sempre più spesso quella che viene dal basso, dal cittadino che partecipa attivamente al benessere della propria comunità.

Gennaro Carotenuto

Alma Grandin e Antonio Preziosi
La via di mezzo scelta dalla RAI. Giornalismo buono o cattivo quello delle nostre emittenti pubbliche? Non è dato sapere visto il dibattito che si è aperto tra i presenti al convegno. Lo Stato ci obbliga a versare un canone annuale per avere i servizi della RAI e molti cittadini evadono questa tassa perché ritengono ingiusto pagare per un prodotto che ritengono scadente e di parte (la lottizzazione politica è una realtà visibile a tutti). Questa solo una delle osservazioni provenienti dal pubblico del convegno al quale hanno partecipato anche due rappresentanti dell’ente pubblico, entrambi di Radio RAI: la giornalista Alma Grandin, ideatrice e conduttrice del programma News Generation: il giornalismo radio dei ragazzi - ascoltabile anche online su http://www.radio.rai.it/radio1/newsgeneration/ - e Antonio Preziosi, direttore di Radio RAI e del GR1.

Se è vero che il senso critico va sviluppato fin da piccoli e che uno dei compiti del giornalista è quello di far riflettere, allora Alma Grandin è una giornalista del gruppo dei buoni, visto che ogni lunedì fa fare una rassegna stampa ai ragazzi delle scuole italiane chiedendo loro di mettere in risalto gli argomenti che più li interessano. Il suo direttore però ha molte più gatte da pelare: “è vero” ammette “io inseguo gli ascolti, ma lo faccio in un’ottica di servizio perché voglio arrivare al maggior numero di persone possibile”. Ad attaccarlo è Gennaro Carotenuto, che si dichiara deluso da una radio che paga fior di milioni a Fiorello per fargli fare rutti in diretta “e dovremmo ridere per queste volgarità?” chiede. Il direttore della radio pubblica afferma che il palinsesto di Radio RAI è aperto, senza registrazioni per 24 ore su 24, allo scopo di poter essere interrotto all’arrivo di una breaking news o di un aggiornamento, perché il suo motto è “la notizia non può attendere”. Però Preziosi non voleva fare una talk radio di news 24 ore su 24 per cui inserisce anche la musica, e ammette di avere qualche “cedimento” nel far condurre alcuni programmi a personaggi del mondo dello spettacolo ma, si giustifica, lo fa solo per rendere la radio più gradevole e ascoltabile da tutti: non solo dal professore o dall’intellettuale ma anche dallo studente, dall’operaio o dalla casalinga. Poiché oggi la radio della RAI è multimediale, possiamo controllarne il palinsesto con un semplice clic su http://www.radio.rai.it/radio1/palinsesto.cfm e decidere: lo mettiamo tra i giornalisti “buoni” o tra i “cattivi”?

