L'alba di un nuovo giornalismo
L'alba di un nuovo giornalismo

Con un linguaggio del tutto privo di increspature e facile da comprendere, Luca De Biase, introdotto da Giorgio Meletti, La7, nel Keynote speech del Festival del giornalismo di Perugia, spiega come sta cambiando il giornalismo. Inserendo le trasformazioni in atto in un ecosistema informativo più ampio, l'incontro affronta una delle tematiche più interessanti e realistiche (come campano i giornalisti?) per chi vuole fare del giornalismo.
"Tutto si va adattando, siamo in una transizione, che porta da qualche parte. Posto il dove ci porta, esiste una certezza: tutto dipende da quello che noi facciamo adesso".
Questa la conclusione della situazione, spiegata da Luca De Biase, responsabile di Nova, l'inserto del Sole 24 Ore, che si occupa del futuro delle tecnologie a trecentosessanta gradi. Autore anche di libri, tra cui "Il Mago d'ebiz", sui nuovi business della rivoluzione digitale, e di un saggio "Edeologia, critica del fondamentalismo digitale", e "Economia della felicità" sulle transazioni monetarie del gratuito.
Proiettati verso il futuro, e oltrepassare la crisi. Parlare di crisi è asincrono. L'informazione vede la fioritura di molte iniziative tra cui blog, social network.
Chuck Palahniuk disse: "Orwell aveva capito tutto, ma alla rovescia. Il Grande fratello non ci osserva, ma canta e balla, assorbe la nostra attenzione e rinsecchisce l'immaginazione. Crea una fiction e costruisce un punto di vista, proprio della fiction".
E qui il dilemma che ogni studente di scienze della comunicazione ha incontrato nella sua strada, magari diventando prima vittima del delirio d'onnipotenza nell'avere accesso privilegiato alle informazioni e poi prendendone pian piano consapevolezza.
La società è piena di informazioni, ma abbiamo scarsa attenzione, tempo, ragionamento per assorbire, capire e comprendere.
Occorre un bisogno emotivo: stare nella nostra realtà, e raccontarci il nostro punto di vista.
Il cambiamento del sistema dell'informazione di questi ultimi dieci anni è dovuto all'emergere di un nuovo pubblico attivo che partecipa con entusiasmo non della tecnologia.
Il pubblico critica, crea una rete su cui viaggia attenzione e tempo.
Gli editori quale lavoro e i giornalisti quale collocazione?
Occorre fare una distinzione iniziale. Distinguere l'attività autoriale di chi produce, e quella editoriale di chi sviluppa i modelli di business.
Nel 1999 Andy Grove, il capo dell'Intel davanti agli editori disse che i giornali di carta avrebbe avuto tre anni davanti. Nel 2002 c'erano ancora; e nello stesso anno Dave Winer su Long Bets fece una scommessa di duemila dollari che in cinque anni Google avrebbe trovato prima le notizie che vengono dai blog, piuttosto che le notizie che vengono dal New York Times. Nel 2007 vince duemila dollari.
Lo spazio comune nel quale viviamo deve avere anche a che fare con la realtà. L'intelligenza collettiva, una gara evolutiva che ha costruito una cultura comune, un sistema che alla specie debole fisicamente ha dato forza da un punto di vista evolutivo, ha avuto un'accelerazione con Internet (protesi).
Occorre anche portare un modo di fare ricerca sulla base di un metodo condiviso. Trasparenza del metodo. Portare avanti un'idea basata su metodi interpretativi trasparenti, altrimenti qualunque tipo di contributo è vano.
I giornalisti danno alla società quello di cui hanno bisogno, altro è il business degli editori. Gli editori vendono l'accesso a uno spazio limitato; l'offerta creava investimento, produzione. Internet ha rimodellato tutto. E' la domanda che adotta e l'offerta si deve fa adottare. Se questa si impone male, il pubblico trova un'alternativa.
Il mondo della produzione editoriale è fuori sincrono, non ha più potere. Esistono nuove iniziative adatte alla nuova situazione. Il denaro anche è strumentale alla ricerca.
La Rete, non ha generato un sistema forte da agire nell'agenda del Paese.
La pubblicità. In Italia la pubblicità rappresenta otto miliardi di euro; sette miliardi gestiti dai grandi centri media (quattro o cinque).
La pubblicità perpetua il suo vecchio sistema, fa leva sui soldi, ma deve cercare di trasformare i messaggi in sincrono con la società.
Un ecosistema ha nicchie ecologiche, protette, esiste una concorrenza, una competizione, una lotta per la sopravvivenza, e ci sono specie forti che si mettono in simbiosi con le altre. E' meno importante la competizione e più la cooperazione con l'ecosistema.
Nuove strade, altre forme di pubblicità, sono, ad esempio, l'esperimento pubblicitario Zuppa, piattaforma di Treviso in cui le aziende che vogliono fare inserzioni pubblicitarie fanno una gara, e la comunità si propone con le loro idee: 400.000 persone rispondono.
Per parlare in sincrono con il pubblico, che sa di essere più forte, gli editori stessi cambiano, andando contro-tendenza, contro la loro cultura aziendale. L'azienda che riesce, è quella che sperimenta, che fa ricerca; diventare editori dell'epoca della conoscenza significa trovare nuovi modi per servire il pubblico, generando nuove proposte, investendo nella ricerca e non più essere catene di montaggio. Lo stanno capendo, lentamente.
Non solo denaro. Le relazioni tra persone generano bisogni connessi con la felicità.
Gli scambi monetari sono immersi in un mondo molto più grande, in cui risiedono le speranze di sviluppo umano, di identità culturale per migliorare il nostro ambiente.
L'industrializzazione ci ha reso capaci di rispondere ai bisogni materiali, mettendo da parte altro, quello che sta emergendo ora. E non si tratta di o l'uno o l'altro; ma entrambi le logiche devono convivere.
Propublica, spende 400 mila dollari per fare storie da Pulitzer. Non è stato, quindi, il Pulitzer al sito web, ma alla donazione di risorse per fare ricerca giornalistica di grande qualità. Questo è un passaggio straordinario: la ricerca non motivata da denaro che ne sarebbe derivato, ma quello che la comunità ha dato ai ricercatori per arrivare a conclusioni importanti.
Spot.us, altra piattaforma proposta di ricerca giornalistica sostenuta dalla comunità.
Oggi, (il giorno del Keynote speech, 22 aprile) è nata una nuova piattaforma a Trento: <a href, dal comando dei link in linguaggio html. Si tratta di una fondazione no-profit, fa ricerca, diffonde progetti. tutti questi esempi, possono catalizzare risorse e indirizzarle verso logiche di qualità.
L'ecosistema finanziamento deve risultare da vari sistemi che devono convivere. Un sano ecosistema è quello in cui c'è diversità dei modelli di finanziamento.
La pubblicità ha bisogno di risultati evidenti, e subito, non guarda al lungo termine.
Il pagamento all'accesso dei contenuti crea una relazione molto forte tra pubblico e autori, una relazione di grande fiducia, ma insufficiente. Come le forme no-profit che investono in inchieste che non hanno pubblico inizialmente, e lo cominciano ad avere in seguito, quando si conoscono problemi di cui prima non si aveva notizia.
Il capitale non ce la farà più a controllare l'informazione. Il capitale ha una logica che è di breve termine, orientata al bilancio trimestrale e annuale, anche se l'economia non lo considera più insufficiente.
Questa la breve carrellata dei vari attori del sistema mediale e il funzionamento, come in tutti gli ecosistemi degli elementi. Un barlume di speranza nel pieno delirio della crisi economica.
Gentile Valentina Onori, il
Gentile Valentina Onori, il link ad AREF pubblicato al termine dell'articolo, è errato !