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Giornalisti oltre le pagine

Giornalismo e letteratura a confronto

Giornalisti oltre le pagine

di NICOLò MARIA IANNELLO (16 04 2010)
http://www.flickr.com/photos/vane/1184318123/


Studenti, intellettuali e giornalisti a confronto sul forte legame che unisce il giornalismo italiano alla letteratura. Una riflessione, anche critica, sul mondo del giornalismo che perde sempre più lettori e identità, ma anche una prospettiva di cambiamento che vede proprio negli studenti il suo punto di forza.

I libri rubano lettori ai giornali. Si pensa sempre che in Italia si legga troppo poco. Questo è in parte vero. In realtà, stando agli ultimi dati Istat, se da una parte un italiano su due non legge i giornali, dall’altra, al di là di ogni credenza, soprattutto tra le coorti giovanili aumentano l’interesse e il fascino per la narrativa. Sempre secondo l’Istituto nazionale di statistica, gli amanti della lettura di un libro nel tempo libero sono aumentati di circa mezzo milione rispetto al 2008.

Perché? Una risposta possibile, secondo il professore Mario Morcellini, preside della facoltà di Scienze della Comunicazione, potrebbe essere la scarsa cura da parte dei giornalisti del proprio stile e della poca attenzione rivolta alla struttura narrativa che soggiace a un fatto. Viene da chiedersi, afferma il preside, “se i giornali provochino ancora quella scintilla che spinge il lettore a consultare quotidianamente le loro pagine per informarsi sul mondo intorno a lui”.

                                      
Libri e giornali a confronto. Tra questi due prodotti esistono delle differenze strutturali. Benché entrambi accolgano la parola scritta, i processi di produzione percorrono strade diverse. In primo luogo, consideriamo il fattore “tempo”: in una qualsiasi redazione si lavora a ritmi frenetici perché lo scopo è non “prendere un buco”. Un libro richiede, invece, una concentrazione diversa; per la sua creazione i tempi si dilatano. Alessandro Perissinotto, giornalista, scrittore e docente presso l’Università di Torino, fa riferimento anche alla durata. “Il libro - afferma - è imperituro. Non bruceremmo mai le sue pagine perchè esse sono una banca della memoria”. Infine lo spazio. A tal proposito Perissinotto sostiene che  “un giornale ci darà sempre una notizia monca, priva di approfondimenti. Un libro, invece, potrà addentrarsi nell’analisi di un fenomeno”. Tuttavia il giornalismo, inteso come il racconto oggettivo dei fatti sociali, non deve vivere un senso di inferiorità rispetto alla prassi letteraria. “Semplicemente – afferma l’intellettuale torinese – il giornalismo deve ritornare alla sua ragion d’essere, ovvero al suo profondo valore sociale”.
 
Letteratura e giornalismo s’incontrano in terza pagina. Un tempo giornalismo e letteratura si sono incontrati per soddisfare  l’esigenza di sogno e di creatività che molti pensatori rintracciano nell’uomo. “Il genere umano non può sopportare troppa realtà”, diceva Thomas Eliot, uno degli intellettuali più emergenti della modernità. Forse è per questo che da sempre la stampa ha dato ampio spazio alle pagine culturali, dove scrittori, letterati, critici e filosofi trovavano un luogo ideale per raccontare storie diverse da quelle di cronaca. In Italia la cultura trovò il suo spazio “istituzionalizzato” nei primi del Novecento all’interno della storica terza pagina. Questo confine ricalcava la netta separazione tra fatti di cronaca e finzione letteraria, sottolineando competenze e professioni diverse, stili e tecniche opposte. Oggi, però, non ci appare strano pensare che molti scrittori siano stati giornalisti e molti giornalisti scrittori. Gli uni debitori di qualcosa verso gli altri.
 Basti ricordare uno dei più grandi autori italiani del ‘900, Gabriele D’annunzio, il quale fu anche giornalista de “Il Giornale d’Italia” e “Il Corriere della Sera” .
 
Giornalisti atipici. Senza andare troppo indietro nel tempo, sono molti gli scrittori contemporanei che trattano tematiche di grande interesse giornalistico. Roberto Saviano  è uno di questi. Grazie a Gomorra, il giovane scrittore partenopeo è diventato uno dei più famosi autori di non-fiction novel, un genere letterario che, secondo Perissinotto, è “un ponte tra scrittura giornalistica e scrittura narrativa”. Ricorrere a questo genere vuol dire chiedere in prestito alla fiction i suo espedienti narrativi per adattarli a contenuti strettamente connessi con la realtà.
 
Il caso. Il libro di Angela Camuso. Per capire meglio cosa si intenda con non-fiction novel, prendiamo in considerazione il libro di Angela Camuso, giornalista di cronaca nera per “L’Unità” , Mai ci fu pietà. La banda della Magliana dal 1977 ad oggi, edito da Editori Riuniti. Con lei riviviamo le fasi di creazione della sua opera, uno dei documenti più aggiornati sulla banda romana. “Per la disposizione degli atti di cui ero entrata in possesso - racconta la giornalista - non ho scelto solo un criterio cronologico, e non ho attinto esclusivamente alle espressioni tipiche del linguaggio giudiziario. Volevo creare - continua - della scene che mi permettessero di raccontare i dettagli, i retroscena e gli aneddoti macabri sui malavitosi della banda. Il mio scopo era quello di caratterizzare i personaggi, presentandoli al lettore nei risvolti psicologici. Tutto quello che ho scritto partiva da ciò che era riportato nelle carte giudiziarie. Per renderne appetibili i contenuti sono ricorsa ai toni del romanzo noir.”
 
Parole e impegno civile. Uno dei meriti del giornalismo moderno è quello di avere sanato la frattura tra cultura alta e cultura popolare. Il giornalismo, in effetti, ha portato all’attenzione di un pubblico molto vasto ciò che accadeva nella società, spiegando al pubblico di massa la complessità del reale. “Eppure - afferma Perissinotto - oggi assistiamo a una banalizzazione dei fatti, della società, della cultura”.
Per creare un giornalismo che vada oltre i limiti del giornalismo, è necessario secondo Andrea Lombardinilo, esperto di studi dannunziani, “che i giornalisti rivalutino il potere delle parole, restituendo all’espressione il suo peso semantico”. “Nella parola - sostiene Lombardinilo - si nasconde il vero e precipuo senso della comunicazione”.
Tuttavia non c’è buona scrittura giornalistica senza l’impegno civile da parte dei giornalisti i cui effetti si traducono in un energico coinvolgimento dei lettori nella vita del paese. “Un libro di narrativa - spiega Perissinotto - non crea partecipazione, ma racchiude i propri lettori in una sorta di giardino d’infanzia, dove tutto in fondo è finto”. E nelle parole di Angela Camuso il senso della professione: “tra difficoltà e trappole, un giornalista deve andare alla ricerca dell’unico giornalismo possibile, quello che fa un servizio ai lettori".