Tempesta con spettatore
Tempesta con spettatore

Un bambino e la storia. 1941-1950 memoria per unire. I bombardamenti, la guerra civile e la ricostruzione
Chiunque sia mai transitato nel Partito Socialista, qualunque cosa dica o faccia, è obbligato dalla retorica dei tempi a confrontarsi con il fantasma sempre più ingombrante di Bettino Craxi. Ma Ugo Intini, che pure visse quella “strana disfatta” in un ruolo tutt’altro che secondario, è sostanzialmente riuscito a sottrarsi ad ogni ricatto, pur cimentandosi con un libro di memorie.
È stato bravissimo, ma soprattutto astuto: ha rilanciato spostandosi molto più indietro nel tempo, andando a ripescare dall’armadio non solo gli eventi della sua infanzia, l’età dell’innocenza, ma anche qualcos’altro, qualcosa che il tempo e le sue ingiurie sembrano aver completamente cancellato dalla memoria della società e che pure quella società ha accompagnato nella sua resistenza alla tirannide, verso l’alba della democrazia e dello sviluppo. Ma sì, quella cosa ingiallita come una vecchia tessera, come una bandiera rossa logorata dallo sventolio,quella cosa che un tempo si chiamò tradizione socialista. Ci fu un epoca in cui questa parola non era una contumelia ma un’apertura di credito, anzi veniva indossata con orgoglio da persone che si chiamavano Nenni, Lombardi, Pertini.
Quanto tempo è passato… ma allora era una risorsa vincente, anzi il non plus ultra perché consentiva di essere progressisti senza dover predicare obbligatoriamente violenza e rivoluzioni, di essere moderni senza genuflettersi al capitalismo, di aderire alla cultura laica senza sfociare nel collettivismo forzato. Il racconto di Intini, molto personale e molto “biografico” parte addirittura da più lontano, dal periodo terribile della guerra e delle bombe, ma lì arriva, o lì trova il suo baricentro: nella stagione delle promesse, dell’attesa di libertà e di progresso che animò un’Italia mai così viva in tutta la stagione della sua storia unitaria.
Molte cose non sono andate come abbiamo sperato. L’Italia “derubata e colpita al cuore” ha bisogno secondo me di riflettere di nuovo sulle sue radici e il volume va in questa direzione, accentuando molti ricordi, anche minimi, attraverso un paziente recupero di memorie “collettive” e di ritratti di amici e maestri; ricalcando il lavoro dello storico, ma con l’acutezza del testimone. Nel contrasto fra la memoria domestica, venata di timida tenerezza, e gli eventi sociali, maturano giudizi privi di supponenze o ingenuità che amalgamano i piani narrativi e allontanano ogni spirito di stupida revanche. La gran parte delle considerazioni sono intelligenti, fresche e sincere; anche le pagine più drammatiche recano un piglio di fondamentale serenità che le rende godibili e forse ci aiuta, anche solo un po’, a mantenere “gli occhi aperti nella notte triste”.