Prima settimana di tribune politiche. Gli elettori cambiano canale.
Al via le tribune elettorali. 15 marzo. Qualche minuto dopo le 14. Oltre venti milioni di italiani sono davanti alla tv. Cosa guardano?
Sul Tg 1 Economia sono sintonizzate oltre due milioni di persone, il 13,17 % dello share, percentuale che calerà di poco con l'inizio di Bontà sua di Maurizio Costanzo. Su Raitre i tg regionali sono seguiti da quasi tre milioni di persone e su Retequattro il sempreverde Forum si attesta attorno al 10 % di share con un milione e mezzo di spettatori. Canale 5 e le sue Centovetrine mantengono quasi tutti i 4 milioni di telespettatori collezionati da Beautiful e ben il 24 % di share. I Griffin su Italia 1 conquistano quasi due milioni di affezionati.
Flop Raidue. Cosa succede sulla seconda rete Rai? Il pubblico pagante si era da un po' abituato a Monica Setta e al suo Fatto del giorno, sempre attorno ai 2 milioni di spettatori e ad uno share del 10 %. Alle 13.50 il solito Tg 2 Medicina 33 di Luciano Onder mantiene davanti al teleschermo un milione e settecentomila persone (oltre il 10 % di share). Alle 14 parte una sigla diversa dal solito, pochi secondi e “Benvenuti alla tribuna elettorale per le elezioni regionali del 2010, si voterà il 28 e 29 marzo. È bene arrivarci conoscendo i programmi, le alleanze, le idee delle liste che parteciperanno. Le tribune sono regolate dalla Commissione parlamentare di vigilanza”. Così Roberto Amen spiega il senso e la necessità delle tribune.
Il potere del telecomando. Probabilmente già durante la sigla, però, un milione di persone ha cambiato canale, o ha spento la tv. Spettatori che in buona parte torneranno su Raidue per seguire la versione flash de Il fatto del giorno. Questo l’effetto della tribuna politica. E i giorni a seguire andrà sempre peggio. La consolidata programmazione delle altre reti Rai e di Mediaset non concede spettatori alla politica.
Questi gli ascolti.
Lunedì: 738.000 spettatori, share 4,59 %
Martedì: 733.000, 4,39 %
Mercoledì: 613.000, 4,01 %
Giovedì: 663.000, 4,19 %
Venerdì: 597.000 3,84 %
Nessuno dei partiti coinvolti riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico, né il nuovo Movimento a 5 stelle né la Lega Nord. Neanche personalità forti come Pannella, sempre alla ricerca di un confronto acceso, o il coordinatore PDL Bondi, importante esponente del governo, riescono a dare una scossa all’audience. Lo schema del programma non aiuta. Quattro politici, un giornalista, un numero di minuti a disposizione stabilito per legge. Totale assenza di confronto. Animi troppo pacati per interessare il pubblico italiano.
Prima serata da record. Stessa sorte per le Conferenze elettorali in onda in prima serata. 718mila spettatori e il 2,47 % di share per la trasmissione del martedì. Nella sua ultima puntata (23 febbraio) Ballarò aveva totalizzato quasi 4 milioni di abbonati con uno share di oltre il 15 %. Non va meglio il giovedì, solo 770mila e 2.83 %. Per Santoro, il 25 febbraio scorso, c’erano 4.564.000 persone, per uno share del 19,22 %. Questi risultati non preoccupano però il direttore generale della Rai Masi, convinto che non vi sia nessun black out informativo e che gli ascolti non possono vincolare tutte le scelte del servizio pubblico.
Spettatori: cittadini informati? In ultima analisi, cosa ci abbiamo guadagnato? La sospensione dei talk show è stato un bene o, come ha detto Santoro, abbiamo sottratto un servizio importante all’opinione pubblica? Gli italiani andranno davvero a votare conoscendo idee, alleanze e programmi dei candidati? Oppure è cresciuto il disinteresse per una politica sempre più lontana dai cittadini e vincerà, oggi più che mai, il partito dell’astensionismo?