2010, Odissea nel silenzio
2010, Odissea nel silenzio

Una serie infinita di polemiche, botta e risposta, conferenze e comunicati stampa, sostituzioni nei palinsesti. Ecco una breve rassegna sulle reazioni di giornalisti e politici immediatamente dopo la sospensione dei talk show Rai.
Par condicio, mezzo gaudio. Tutto ha inizio dalla Commissione di Vigilanza Rai: niente Ballarò, Porta a Porta, Annozero e trasmissioni simili a ridosso delle elezioni. Lo scopo è quello di regolamentare i programmi tv nel periodo della campagna elettorale in nome della par condicio. Per tutto il mese precedente alle elezioni regionali, quindi, i programmi di approfondimento vengono inglobati nelle regole di comunicazione politica pre-elettorale: non potranno andare in onda oppure dovranno trasformarsi in tribune elettorali regolamentate.
La decisione viene recepita dal Consiglio di Amministrazione Rai ma incassa il no convinto del Presidente di viale Mazzini. Secondo Paolo Galimberti la decisione costituisce:” un danno per la Rai stessa e per gli utenti cui viene negato un diritto che coincide con un dovere specifico del servizio pubblico: quella di fare informazione”. Molto tormentato dalla vicenda, Galimberti si è detto contrariato soprattutto per "i seri dubbi sulla costituzionalità di alcune parti del regolamento" e "che vi sia anche un concreto rischio di danno erariale" che potrebbe evidenziarsi in modo più definito dopo un'eventuale accoglimento da parte del Tar dei ricorsi delle emittenti private (ad oggi, accolto). Il presidente di viale Mazzini difende poi i conduttori: "Si dà un segnale di sfiducia nei loro confronti presumendo che non siano capaci di gestire gli spazi loro affidati. Rifiuto l'idea che dei colleghi giornalisti non siano in grado di comportarsi con giudizio ed equilibrio".
Restano i telegiornali. Gli unici affidatari designati della comunicazione politica restano in questo clima i Tg. La speranza è forse quella di portare avanti il discorso politico con l’imparzialità e l’oggettività riconosciute da sempre pietre miliari della professione giornalistica. Ai cittadini spetterebbero dalla televisione solo fatti e nessuna opinione. A questo proposito, interessante il parere del consigliere d'amministrazione Giorgio Van Straten: "E’ vero, restano i notiziari ma questo, visti i comportamenti dell'attuale direzione del Tg1, non può rassicurare nessuno. È una scelta sbagliata perché fa venir meno il nostro dovere di servizio pubblico, crea polemiche e conflitti esterni, procura un danno alla Rai in termini di ascolti e quindi anche di ricavi pubblicitari”. Una soluzione troppo drastica e semplicistica secondo Sergio Zavoli, presidente della Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, che sottolinea: “si pone, a questo proposito, l'esigenza che tutti gli altri spazi informativi, a cominciare dai Tg, corrispondano ai criteri del più scrupoloso pluralismo”.
Partenza falsa per la sospensione dei talk show. Forte la consapevolezza che tale regolamento incida negativamente sui palinsesti della concessionaria di servizio pubblico e rischi di creare una disparità tra l'informazione Rai e quella delle emittenti televisive private. L’Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, parla di "uno dei momenti più bui per la libertà di stampa in Rai da quando esiste il Servizio pubblico radiotelevisivo". Lo stesso Carlo Verna, segretario di Usigrai dichiara:"E' un bavaglio! Apriremo le procedure per lo sciopero. Si stanno minando le ragioni stesse del servizio pubblico. Una assurdità". Secondo l’esponente del sindacato con film e repliche al posto dell'informazione "gli italiani assaggiano prove tecniche di tv sovietica". Spietato anche il parere espresso dall’Ordine dei Giornalisti: "L'informazione come la libera manifestazione del pensiero è un diritto fondamentale del cittadino garantito dalla Costituzione. Pretendere di oscurare i talk show della Rai perché non si riesce a trovare un modo per regolamentarli in periodo di campagna elettorale è un atto grave verso il servizio pubblico e i suoi utenti”.
Nonostante il clima di indignazione collettiva, il malumore maggiore serpeggia tra i giornalisti dei programmi cancellati e non.
Il duello Vespa-Santoro. Immancabile una polemica nella polemica. I contendenti si battono in una lotta all’ultima dichiarazione portata avanti coltivando la nobile arte del parlare per metafore. Bruno Vespa, in un'intervista alla Stampa, getta la responsabilità dell'accaduto su Santoro, definendolo "l'Attila della par condicio". Sarcastica e bacchettante la replica del conduttore di Annozero: ''Vespa è il mio Gerovital. Mi sta facendo tornare ragazzino, quando andavamo a scuola c'era sempre quel compagno di classe un po' birbantello che indicava l'altro come responsabile delle marachelle. Ma noi ci battiamo anche per lui”. Controreplica di Vespa: "Non mi sta bene che per le marachelle ripetute di un alunno, venga sospesa tutta la classe".
Dopo la polemica, l’appello. “Vietare i dibattiti politici in televisione significa impedire ai cittadini italiani di formarsi la propria opinione, partecipare alla propria storia, privarli della libertà di scegliere coloro che dovranno governare”, queste le parole dell’appello sottoscritto da parte dagli europarlamentari Rita Borsellino e David Sassoli, dal vicepresidente del Pd al Senato Luigi Zanda e dal candidato governatore della Puglia Nichi Vendola nella speranza di ottenere una soluzione al cosiddetto bavaglio per garantire i valori indicati nell'articolo 21 della Costituzione Repubblicana.
2 marzo, il corteo contro il bavaglio. Le richieste inascoltate portano all’organizzazione di una manifestazione di protesta davanti ai cancelli di via Teulada (dove ci sono gli studi di Ballarò). A organizzarla, i sindacati Usigrai e Fnsi. E intanto la polemica, sulla contestata decisione dei vertici di Viale Mazzini, non si spegne. Il sindacato dei giornalisti Rai manda in onda nei tg serali un video-comunicato contro la delibera del Cda. "I giornalisti della Rai dicono un 'no' fermo ed indignato alla cancellazione per circa un mese, nel periodo elettorale, dei talk show di approfondimento giornalistico. Diritto di sapere, dovere di informare è sempre questo il principio che ci muove, osservando le conseguenze di un regolamento, a giudizio dell'Usigrai, mal scritto dalla Commissione parlamentare di vigilanza e peggio applicato dal Consiglio di amministrazione della Rai a maggioranza, su proposta del direttore generale e col voto contrario del presidente. La nostra protesta, contro quello che appare evidentemente un bavaglio, si articolerà nelle forme più varie. Chiediamo un immediato complessivo ripensamento di tutte le decisioni che oltre a svilire l'articolo 21 della Costituzione, determinano un danno economico per l'azienda di Servizio Pubblico radiotelevisivo. Speriamo che il nostro appello dia voce anche alla delusione di chi aspettava quelle trasmissioni cancellate".
Liberi tutti (sul web). Il bavaglio c’è e resta. Ma una soluzione è stata escogitata abbastanza rapidamente. L’ipotesi più gettonata è che trasmissioni sospese possano trovare spazio sul web (questo potrebbe essere il caso della puntata preannunciata da Santoro per il 25 Marzo). Arriva, infatti, l'invito di Youdem, la tv online del Pd, che si dice pronta a riprendere con le proprie telecamere la puntata di Annozero, così come di Ballarò e di altri talk show trasmessi fuori dagli studi Rai. Analoga proposta arriva da Sel tv, l'emittente web di Sinistra Ecologia e Libertà che ha cominciato domenica le trasmissioni in streaming. Parte sul canale tv del Corriere Mentana Condicio e anche Klaus Davi invita tutti al suo approfondimento su YouTube KlausCondicio: “Sul web non hanno valore le regole della par condicio e ci sarà spazio per tutti i candidati e per tutti coloro che vorranno veicolare messaggi di carattere politico”.
Il Tar boccia lo stop. Infine (sicuri?) a ribaltare la vicenda arriva lo stop del Tar del Lazio alla sospensione dei talk show per le reti private. La palla passa al cda della Rai convocato in seduta straordinaria per lunedì 15 marzo alle 12.