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Zero condicio

La nostra ricerca sulla tv dell'assenza

Zero condicio

di PASQUALE MALLOZZI (09 03 2010)
http://www.flickr.com/photos/2848241349_18569914d3
 

 Comuniclab non si era mai occupato di politica. Almeno di quella “classica” fatta di partiti, movimenti, elezioni, candidati… Ma quando abbiamo visto i leader delle due forze politiche principali, Vespa e Santoro, accomunati nella battaglia contro il bavaglio all’informazione televisiva non abbiamo resistito. Poi la cosa si è fatta ancora più divertente con l'entrata a gamba tesa del Tar. E poi le intercettazioni di Trani...

E allora eccoci qui a raccontarvi questo mese di avvicinamento alle elezioni regionali più angustiate della storia. Almeno in tv. Per avere un po’ di spazio e qualche notizia la povera vecchia politica ha dovuto inventarsi una campagna all’insegna dell’assenza. Assenza dei presentatori di lista, assenza di timbri, assenza di firme. La campagna dell’assenza.


 

E noi con piglio assai accademico per un mese studieremo l’assenza della politica in tv. Tranquilli, non ci occuperemo della politica vuota, ma del vuoto lasciato dalla politica: cosa vedremo al posto di Annozero e Porta a Porta, cosa ascolteremo al posto di Floris e Paragone.  In ogni caso siamo davanti a un’ assenza comunicativa che merita di essere monitorata. Il vuoto spesso, dice molto di più del “pieno”: si possono cogliere indirizzi, tendenze, “piani editoriali”; l’obiettivo di questa ricerca è quello di restituire attraverso un diario quotidiano i “temi” trattati dalla tv nei tg e  nei programmi di approfondimento con particolare attenzione al “saldo” in termini di ascolto per le reti Rai. 
 
Ogni tanto si proverà a verificare anche qualche “pieno”: per esempio quello di Giorgio Orsoni, candidato sindaco a Venezia che nei primi 15 giorni di campagna elettorale è apparso sugli schermi televisivi, tra Rai e Mediaset, per ben 3 secondi. Sarà riuscito a dire almeno nome e cognome? In compenso il suo avversario (che non nominiamo per par condicio), ha avuto a disposizione 1.547 secondi. Nella sua tripla veste di (bip), di candidato sindaco a Venezia e di futuro sposo, è stato ospitato in Tg, programmi e salotti televisivi. Ha ricevuto perfino gli auguri (per il suo matrimonio) da Barbara D'Urso. 
Perché poi il problema è anche questo: c’è differenza tra Barbara D’Urso e Santoro, tra Sposini e Vespa? Dove finisce l’informazione e inizia la comunicazione? Quando inizia la campagna elettorale? Perché scopriamo ogni volta l’anomalia italiana solo trenta giorni prima delle elezioni?
 
La legge sulla par condicio ha ormai dieci anni e ha avuto una settantina di regolamenti attuativi. La Legge. n. 28/2000,  impone la par condicio nei programmi di comunicazione politica a prescindere dal periodo in cui vengono trasmessi, e detta regole per l’informazione nel periodo elettorale.
L’art. 1 chiede “parità di condizioni nell’esposizione di opinioni e posizioni politiche, nelle tribune politiche, nei dibattiti, nelle tavole rotonde, nella presentazione in contraddittorio di programmi politici, nei confronti, nelle interviste e in ogni altra trasmissione nella quale assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politiche”. Ma al tempo stesso specifica che la norma non si applica “alla diffusione di notizie nei programmi di informazione”.
 
Per i programmi di informazione l’art. 5 detta regole solo per il periodo di campagna elettorale. Durante questo periodo “è vietato fornire, anche in forma indiretta, indicazioni di voto o manifestare le proprie preferenze di voto”; registi e conduttori devono tenere “un comportamento corretto ed imparziale nella gestione del programma, così da non esercitare, anche in forma surrettizia, influenza sulle libere scelte degli elettori”.
E’ dunque la legge stessa a riferire la par condicio soltanto alla comunicazione politica, limitandosi invece ad impedire che nei programmi di informazione, durante la campagna elettorale, vengano date indicazioni di voto e a sottolineare l’esigenza di imparzialità dei loro conduttori.
 
La novità dell’ultimo regolamento introdotto dalla Commissione di Vigilanza, e che ha fatto arrabbiare tutti da Santoro a Vespa, riporta i cosiddetti “talk show” politici da informazione a comunicazione e quindi soggetti alle maglie più strette della par condicio. La norma è stata varata dal centrodestra (peraltro da sempre contrario a qualunque limitazione)  col voto del relatore Marco Beltrandi, radicale eletto nelle liste Pd. Inutile l’opposizione del Partito democratico, che ha abbandonato i lavori. La maggioranza del Cda Rai ha poi tagliato la testa al toro e alle trasmissioni. Cinque contro quattro e niente talk-show. Meglio buttare acqua sporca e conduttori, informazione e comunicazione, azzerando tutto: arrivederci al mese prossimo con buona pace di ascolti, numeri e spot pubblicitari. L'Agcom aveva poi mutuato le norme anche per le private, così da evitare disparità di trattamento rispetto al servizio pubblico, con qualche dubbio però sulla legittimità del regolamento della Commissione di Vigilanza. E infatti il Tar del Lazio ha rimesso le cose a posto. Oddio a posto si fa per dire. Perché il Tar ha accolto il ricorso di Sky e Telecom Italia Media che chiedeva la sospensione del regolamento varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, sospensione che però vale solo per le private e non per la Rai. Commissione di Vigilanza e Cda hanno ribadito il motto che ci consente di andare avanti nella nostra ricerca: "così è se vi par!"

C'è qualcosa che non va

Due deputati del Pdl hanno fatto un'interrogazione parlamentare per un convegno all'Università di Genova su "Ricerca e Innovazione" a cui era stato invitato Ignazio Marino. L'interrogazione si chiede se è lecito in regime di par condicio che una università inviti un esponente politico...

Stiamo diventando tutti matti!?