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Stranieri senza confini

Volti Italiani – Uguali e Diversi

Stranieri senza confini

di ANDREA CERASE, VALERIA LAI (01 03 2010)

La dinamicità che sta vivendo la realtà italiana, e nello specifico anche quella della città di Roma, viene raccontata nelle 50 fotografie di Giorgio De Camillis nella mostra Volti Italiani – Uguali e Diversi presentata lunedì alla Casa della Memoria e della Storia di Roma che riesce anzitutto a immortalare persone uguali nelle routine quotidianee diverse per provenienza, storia e cultura che si incontrano nello stesso scenario metropolitano.

Troppo spesso i media hanno abituato il pubblico a un’immigrazione legata alle problematiche della sicurezza e della criminalità, in cui i protagonisti sono perlopiù stranieri devianti. Ed ecco che il progetto Volti Italiani Uguali – Diversi, realizzato in collaborazione con la Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza Università di Roma, offre l’opportunità al visitatore di seguire un percorso visivo ed emotivo che sia al contempo un momento di riflessione sull’ordinaria quotidianità degli immigrati e una preziosa occasione per gli estimatori di una tra le forme d’arte più legate al racconto della contemporaneità.

 

Nel corso della conferenza stampa, moderata da Patrizia Marin, direttore di “AQAA news”, diversi interventi hanno sottolineato la rilevanza delle immagini in una realtà sempre più multi ed interculturale: l’universalità e l’immediatezza del linguaggio fotografico rendono più semplice guardare all’altro, aiutandoci a riconoscere noi stessi nella sua immagine e a concepirci come parti diverse di una più ampia umanità. Il progetto nasce dall’interesse dell’autore di documentare i molteplici volti dei “nuovi” italiani a Treviso, la sua città d’origine, in cui la presenza degli immigrati è notevolmente aumentata negli ultimi anni.

Rivedere anche la realtà romana attraverso gli scatti di De Camillis significa incontrare volti ed espressioni di italiani uguali e diversi, nelle scuole, nelle università come nei luoghi di lavoro o nel tempo libero.
La mostra rappresenta un’esperienza intellettuale, perché si assiste ad una forma d’arte che ha mantenuto la sua specialità e autonomia culturale, secondo Mario Morcellini, preside della Facoltà, che osserva come dalla stessa esposizione l’Italia sia un paese mille volte migliore degli stereotipi pubblici e ancora da scoprire.
Seguendo una citazione di Goethe “all’attimo, fermati” ecco che si può sottolineare come la fotografia sia l’unica forma espressiva in grado di “eternizzare” l’istante, così che le foto si possano considerare come delle impronte culturali di coloro che sono messi in scena.
Se l’Università lavora per l’universalismo del merito, significa che non può costruire confini nella disciplina e, tanto meno, per le persone: gli atenei, per definizione, sono l’istituzione più aperta al confronto. È così che la collaborazione della Facoltà di Comunicazione alla realizzazione della mostra Volti Italiani – Uguali e Diversi, si pone in assoluta continuità con un interesse coltivato da tempo per la ricerca sulla rappresentazione dei migranti nei media.

L’unico limite o rischio cui il linguaggio del medium fotografico ci espone è quello di spingere le persone ad esprimere la propria soggettività “mettendosi in posa”, nascondendo il dolore, la tristezza e la nostalgia che le persone portano con se dopo aver lasciato la propria terra. Allo stesso tempo, guardando le foto si potrebbe immaginare che l’immigrazione sia un problema risolto, mentre non tutti hanno dei motivi per sorridere: vivere la sensazione di essere straniero ad un altro significa dover costruire una nuova soggettività nel paese di arrivo. Roma, da sempre considerata come una città aperta per storia e cultura, forse negli ultimi anni ha perso parte di questa sua caratteristica. Probabilmente, come anticipato da Giuliano Compagno dell’assessorato alla cultura del Comune di Roma, l’Italia vuole difendere una cultura che non è poi così radicalizzata o forte come un tempo. Ecco che il timore per l’immigrato è legato probabilmente alla fragilità culturale che stiamo vivendo negli ultimi anni, già prima della crisi economica.

Una riflessione riguarda inevitabilmente anche il giornalismo che, nell’affrontare le notizie sull’immigrazione, è troppo spesso un “nemico”. Il recente rapporto Transatlantic Trends: Immigration 2009, presentato a dicembre dallo IAL,  dimostra come gli italiani abbiano una percezione distorta dell’immigrazione: intervistati sulla presenza degli stranieri in Italia dichiarano che questi sono presenti in un numero notevolmente maggiore rispetto alla realtà. Anche Francesco De Filippo, giornalista Ansa e autore di Quasi uguali. Storie di Immigrazione sottolinea la necessità di un netto cambio direzione nel rappresentare l’immigrazione nei mezzi di informazione, che appaiono talvolta lontani da una realtà quotidiana fatta di molteplici esperienze di positiva “integrazione” e “convivenza”, che ritroviamo fissate nel racconto per immagini del fotografo De Camillis.

La mostra, quindi, è l’occasione per sollecitare l’interesse a sfogliare le diverse storie di immigrazione che sono sempre più semplicemente le diverse narrazioni di una vita da italiani.