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Parafrasando il decreto Romani

Cronaca di un bavaglio annunciato

Parafrasando il decreto Romani

di EMILIANA PISTILLO (04 02 2010)
 

Approvato o meno, il decreto "Romani" resta un'anomalia tutta italiana. Eppure i nostri libri da scienziati della comunicazione ci avevano avvertiti di quella famosa "convergenza" che ci avrebbe inglobato in scenari inimmaginabili...

Ammettiamolo. Ok, il nostro sistema televisivo e mediale è un po’ più “folkloristico” degli altri, ma questo lo sappiamo da una ventina d'anni ormai. Se il grande fratello You Tube trasmette spezzoni del "Grande Fratello" reality ci sono un po’ di personcine che se la prendono perché di GF ce n'è uno (...). Ok... E se Mediaset - con tutti i difettucci che ha – intenta una causa contro Google?

Ok, ce la facciamo passare. Ma se internet dovrebbe essere equiparata ad una tv e l’ombra della censura preventiva aleggia sulle nostre tastiere… qualcosa è andato KO. E approvato o meno il decreto Romani (il 4 febbraio c’è il verdetto) rimane l’amaro in bocca e una mediocracy che sa di bavaglio.


Dubbi e perplessità. Il decreto 169 non può che portare malumori sul web. Riprendendo una metafora usata e stra-usata in questi giorni: dareste all’azienda che si occupa della manutenzione delle autostrade la colpa della guida spericolata di un tizio, di una frenata improvvisa di un’altro, dello shock delle suore che hanno visto un tizio abbassarsi i pantaloni sorpassando il loro autobus (ok, sto esagerando…)? Ecco. Non lo farebbe nemmeno Dario Denni, segretario generale dell'Aiip, che (nemmeno un mese fa) denunciava dalle pagine web de L'Espresso la strana curva legislativa del web italiano. Il discorso sembra filare. Non per Mediaset, ovvio, ma You Tube sta ancora cercando di spiegargli cosa significano le 3 lettere UGC e il concetto di mettere a disposizione le proprie piattaforme agli utenti. E magari non c'entra nemmeno il mezzo miliardo di euro di risarcimento.

Decreto Romani. Si tratta di recepire una direttiva europea sull'audiovisivo? Certo, la Direttiva UE 2007/65/CE, meglio nota come Audiovisual Media Services (AVMS). Ma anche se può sorgerci ancora qualche dubbio – come suggerisce Di Pietro per una veemenza tale che non ci fu con altre direttive Ue, come per lo sfratto di Rete4 – noi siamo analisti, infondo, e quindi analizziamo.
 
Cosa prevede il decreto Romani?
Pubblicità. Una riduzione del tetto massimo pubblicitario per le emittenti a pagamento (vedi Sky) dal 18 al 12% in tre anni, equiparandole pian piano al 12% della concessionaria pubblica e al 15% delle… “altre”.
 
Sospensioni, minori, incitamento all’odio. “L’Autorità può disporre la sospensione provvisoria – il famoso offuscamento, ndr – di ricezione o ritrasmissione di radiodiffusioni televisive” nei seguenti casi (commessi almeno 2 volte in un anno):
“a) violazione manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione di programmi che possano nuocere gravemente allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, in particolare di programmi che contengano scene pornografiche o di violenza gratuita”. La volta buona che buttiamo fuori dai palinsesti il Grande Fratello?
“b) violazione manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione di programmi che possano nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minorenni, a meno che la scelta dell’ora di trasmissione o qualsiasi altro accorgimento tecnico – bendiamo i pargoletti e pace, ndr – escludano che i minorenni che si trovano nell’area di diffusione assistano normalmente a tali programmi”. Mmmm….Sospesi i dibattiti parlamentari in tv!
“c) violazione manifesta, seria e grave del divieto di trasmissione di programmi che contengano incitamento all’odio basato su differenza di razza, sesso, religione o nazionalità”. Via i leghisti: chiudiamo i battenti di Radio Padania Libera e mettiamo un “io non posso entrare”  fuori gli studi televisivi? 

Diritto d’autore. All’art.6, al comma 2,  si dispone “l’obbligo per i fornitori di servizi di media audiovisivi di operare nel rispetto dei diritti d’autore e dei diritti connessi, in particolarea) trasmettendo le opere cinematografiche secondo i termini temporali e le condizioni concordate con i titolari dei diritti; b) astenendosi dal trasmettere, ritrasmettere o mettere comunque a disposizione degli utenti – su qualsiasi piattaforma (digitale, satellitare, Iptv) e qualunque sia la tipologia di servizio offerto.– programmi o parti di essi oggetto di diritti di proprietà intellettuale di terzi, senza il consenso dei titolari dei diritti, e salve le disposizioni in materia di brevi estratti di cronaca” (attenzione attenzione, giovani web-giornalisti!). Rimandando la regolamentazione di limiti e divieti ad uno già scettico Walker Texas Authority (l’Agcom).
Estratti di cronaca. Che non si dica in giro che ci facciamo mancare qualcosa. L’articolo 8, infatti, arriva a disciplinare “la trasmissione da parte di un’emittente di estratti di eventi di grande interesse pubblico già trasmessi in via esclusiva da un’altra emittente”, attraverso autorizzazioni e una serie di limiti. Particolare è il fatto che il provvedimento dovrà disciplinare (lettera d) “l’utilizzazione degli estratti solo per notiziari di carattere generale e non aventi carattere di intrattenimento”. Che cosa significa? Che Blob potrebbe avere qualche problema “di trasmissione”??
 
Internet = Tv. Il più discusso comma della rete però resta quello di una definizione. Quella di servizio di media audiovisivo inteso come servizio che, “posto sotto la responsabilità editoriale di un fornitore di servizi di media (persona fisica o giuridica che assume la responsabilità editoriale della scelta del contenuto audiovisivo del servizio determinandone le modalità organizzative), ha come obiettivo principale la fornitura di programmi al fine di informare, intrattenere o istruire il grande pubblico, attraverso reti di comunicazioni elettroniche”.Il tutto precisando che per servizio di media audiovisivo si intende o una trasmissione televisiva – “una serie di immagini animate, sonore o non, che costituiscono un singolo elemento nell'ambito di un palinsesto o di un catalogo stabilito da un fornitore di servizi di media, di cui forma e contenuto sono comparabili alla forma ed al contenuto della radiodiffusione televisiva“ – o un servizio di media audiovisivi a richiesta, o anche una comunicazione commerciale audiovisiva. E qui sta il punto. Non rientrano nella nozione i servizi prestati nell’esercizio di attività principalmente non economiche e che non siano in concorrenza con la radiodiffusione televisiva (e mi viene in mente che conosco persone che guardano più i filmati sui blog che quelli della Rai). Però… “Vi rientrano i servizi, anche diffusi attraverso reti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale. E non ci dimentichiamo della rettifica, i cui obblighi vengono estesi anche alla rete.

Risultato. Le dirette streaming verranno equiparate alle dirette televisive e quindi sottoposte ad una autorizzazione obbligatoria con tutti i vincoli che ne conseguono. Inoltre si prevede l’oscuramento da parte del Garante, che interverrà sui provider di tutti quei canali video (compreso YouTube) sui quali verranno riscontrate eventuali violazioni del copyright. Secondo il viceministro delle Comunicazioni Paolo Romani, "al momento di aprire un sito internet, un soggetto dovrà rispondere ad alcuni requisiti amministrativi, non e' prevista alcuna autorizzazione'' (Asca).
 
Lezione di storia. A quanti hanno piccole reminiscenze del caro esame di storia del giornalismo è impossibile che non vengano in mente un  paio di cosette. Come il regime di censura dei quotidiani, ad esempio, velato sotto una falsa copertura di autorizzazioni e requisiti per la pubblicazione. E imposto negli ultimi due secoli un po’ da tutti i governanti mossi dal nobile intento di portare ordine (e dare ordini).
 
Chi ne parla? Non i Tg. Ecco perché quando poi il viceministro dice "vogliamo evitare che si dica che vogliamo controllare il web", la cosa può sembrare un po’ banale. Ma la cosa più banale rimane chi se ne trova a parlare. Fuori da ogni logica di “palinsesto” da tg, l’argomento è stato trattato solo da un limitato numero di siti web, dai blogger più accaniti (l’on. Cassinelli sta letteralmente impazzendo per rispondere a tutti i commenti), tra discorsi ultra-polemici, pantelevisivi (Punto Informatico), o di critica all’allarmismo.
 
Senti chi parla. Ma noi continuiamo ad analizzare: "Un filtro generalizzato su Internet da una parte è restrittivo, come nessun paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra è inefficace perché è un filtro burocratico a priori". E se lo dice il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, qualcosa dovrà significare, no?
Diritto d’autore, rettifica e richiesta di autorizzazione potrebbero intrecciarsi e cambiare in peggio il già fantasioso – in perversioni – scenario web.
Finora abbiamo seguito il suo consiglio… 

 

Bisogna sapersi rinnovare, cercare nuove strade. Ma quella di essere autorizzati nel web difficilmente porterà lontano.

Hai sentito che ha detto

Hai sentito che ha detto Obama in merito?! Peccato che parlasse solo dei diritti internet in America...

On. Cassinelli

Sono tendenzialmente d'accordo con quanto afferma Cassinelli - http://www.avanguardie.org/minacce-web -la concorrenza tra blog/web-tv e la radiodiffusione non sussiste. Purtroppo, questo non significa che il decreto Romani non possa produrre danni e limitazioni. Basti pensare che sono pochi i grandi blog che fanno vera (contro)informazione sulla Rete, e questi potrebbero essere colpiti dal decreto.

appunto

Il punto è proprio quello, Alessio, non tanto il fatto di equiparare due media così diversi - che, a pensarci, risulta sempre più assurdo come concetto - ma sono i limiti. Su Avanguardie.org spieghi benissimo il circolo vizioso degli allarmismi che genera la rete, ma è proprio grazie a quel circolo che a volte esce fuori qualche verità scomoda. Limitarlo burocraticamente può favorire qualcuno o creare problemi a pochi altri, ma di certo non rientra nei piani dell'Europa.

Confidiamo nelle modifiche...