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La ricerca giovane

PERCORSI DI ANALISI DELLA CONDIZIONE GIOVANILE

La ricerca giovane

di MARIO MORCELLINI, PAOLA PANARESE (27 01 2010)
http://www.flickr.com/photos/kalebdf
 

Qui non si parla di bamboccioni. Tutt'altro.
Il 21 e 22 gennaio 2010 si è svolta a Salerno la sesta edizione del convegno “Giovani come”, dedicata al tema “Il sapere dei giovani ”, per analizzare alcuni caratteri del sapere dei giovani, sempre apparentemente deficitario rispetto ai percorsi formativi.

Cosa sappiamo dei giovani, ma soprattutto cosa sanno i giovani: una discussione magari rituale nei confronti di qualunque generazione ma mai come oggi particolarmente viva, tale da segnare in modo sostanziale e peculiare i caratteri della generazione digitale. Gli atti del convegno sono contenuti nel testo "La ricerca giovane" a cura di Raffaele Rauty: è un interessante punto di partenza per analizzare e discutere della realtà giovanile e della ricerca mai abbastanza giovane.


Il libro “La ricerca giovane”, curato da Raffaele Rauty, contiene gli Atti della V edizione del Convegno “Giovani Come”, la più recente occasione di discussione e analisi della realtà giovanile, promossa dal Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell'Università di Salerno, di una serie di iniziative iscritte in una tradizione ormai consolidata. L’edizione del 2008 si è concentrata sul tema della “ricerca giovane”, ossia sulle indagini svolte da giovani ricercatori sulla realtà giovanile.

La discussione ha coinvolto studiosi con un lungo retroterra di analisi della realtà giovanile, come Alessandro Cavalli, Roberto Cipriani, Raffaele Rauty, e un gruppo di giovani ricercatori il cui contributo appare particolarmente utile a leggere i giovani da un punto di vista ravvicinato. Gli atti raccolgono anche la presentazione di due volumi, di Daniela Calanca e Maurizio Merico, relativi rispettivamente a storie di giovani negli anni Sessanta e al tempo libero dei ragazzi di una cittadina del Mezzogiorno, Mercato S. Severino. Il libro si legge velocemente, ma è denso ed eterogeneo. Può essere visto come un testo di stampo accademico, perché, con buona capacità d’analisi, il curatore riesce a seguire un filo che tiene insieme la maggior parte dei saggi che lo compongono. Può essere letto come un piccolo scrigno contenente case histories preziose e temi di ricerca molteplici, che spaziano dalle relazioni sentimentali alle scelte letterarie giovanili. Può essere considerato un’utile lente di osservazione dei giovani dal loro stesso punto di vista.

Certamente, appare come parte integrata del più ampio filone di studi sociologici sulla condizione giovanile, un tema che si caratterizza per una complessità in costante crescita e una centralità sempre più vistosa, nonostante gli studiosi, dal canto loro, abbiamo spesso enfatizzato solo alcuni aspetti del dibattito alimentando e reiterando posizioni talvolta apocalittiche. Nella tradizione della scuola romana di studi sui giovani, l’analisi sociologica del popolo giovanile si configura come un ambito specifico di indagine del mutamento sociale, nel quale è possibile osservare, in modo produttivo, le interrelazioni tra le diverse dimensioni degli scambi materiali e simbolici, tra gli effetti sistemici del mutamento e le trasformazioni delle forme di azione sociale e delle logiche di costruzione delle identità. Nel testo, i giovani sono considerati la premessa per progetti di costruzione di nuove identità collettive, poiché sono considerati i principali intestatari di ogni appartenenza collettiva in fieri. In quanto attori proiettati naturalmente verso il futuro (a dispetto del presentismo sempre più evidente e condiviso), essi costituiscono il banco di prova di un progetto identitario innovativo.

Ed è nell’identità sociale giovanile che appare possibile individuare i tratti peculiari dei processi di mutamento, che passano per i consumi e la produzione culturale e comunicativa, per le scelte politiche e religiose, per gli orientamenti valoriali, per le (precarie) condizioni lavorative, ecc. Nonostante l’eterogeneità dei temi e degli impianti, dai diversi saggi emerge la percezione che esista un nuovo comportamento sociale giovanile, una a-normalità dei giovani normali (Rauty R., p. 11) che necessita di una lettura unitaria. La somiglianza di alcune condotte sembra ridisegnare la partecipazione alla sfera pubblica, privilegiando una forma di spazio intermedio prossimo alla sfera privata, ma non coincidente con essa. Sembra ridefinire i processi di costruzione delle identità individuali e collettive, legati alla diffusa tendenza alla reversibilità delle scelte e a un coinvolgimento nella società limitato, parziale, relativamente oneroso e scarsamente duraturo.

Sembra essere connessa a una generale attenuazione della conflittualità generazionale, stimolo per i maggiori mutamenti della seconda metà del secolo scorso. Nel generalizzato congelamento della tensione innovativa tipica di larghi segmenti dell’universo dei giovani, il testo rileva, comunque, interessanti elementi di dinamismo in alcune fasce che hanno rappresentato fino ad oggi segmenti marginali (gli immigrati, le donne, i giovanissimi). Il quadro descritto segnala, così, la presenza di due “sottogenerazioni” giovanili: quella maggioritaria degli “spettatori”, una componente che resta “sulla soglia” a guardare lo svolgimento della realtà sociale vissuta secondo gli schemi proposti dalle generazioni tardo-adulte; quella minoritaria degli “attori” che lascia intravedere tracce di protagonismo.

Al di là della variabilità dei diversi saggi che lo compongono, i pregi del libro sono evidenti. È apprezzabile, in primo luogo, il tentativo di superare la dimensione eminentemente descrittiva dell’analisi sociologica, che spesso finisce per restituire un quadro parcellizzato delle problematiche che la interessano. La scelta di lasciar parlare i giovani sui giovani, in secondo luogo, è un primo interessante passo per ridurre la mediazione interpretativa dell’adulto nella lettura della condizione giovanile, un primo step verso un’autonarrazione potenzialmente proficua, perché consente di raccontarsi, scegliendo il focus argomentativo, il linguaggio e gli strumenti più adeguati per esprimersi. Inoltre, la prospettiva pre-visiva degli sviluppi del mutamento adottata permette di restituire alla ricerca empirica il senso di un’esperienza conoscitiva necessaria per la definizione di politiche pubbliche che guidino il cambiamento. In particolare, sebbene la visione complessiva resti disomogenea e magmatica, il libro compie lo sforzo di ricomporre le tessere del mosaico dei diversi contributi, per conferire un’unità, sia pure parziale, all’interpretazione del ruolo dei giovani di oggi nella società di domani.

Il difetto principale del testo è, però, proprio nella sua eterogeneità, difficilmente riconducibile ad una visione almeno limitatamente conclusiva, anche perché i punti di partenza dei diversi contributi sono diversi. Ogni saggio considera giovani persone dalle fasce d’età differenti, a partire da fonti differenti e da premesse teoriche solo parzialmente comuni. Ne deriva un’evidente disomogeneità dei dati e una scarsa possibilità di concepire le rappresentazioni scientifiche peculiari in una logica di rete. Di qui, la necessità di lavorare per favorire un aumento delle convergenze e delle stesse “convenzioni semantiche” a partire dal concetto-chiave di “giovinezza”.