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Generazione venti parole?

Inchiesta sul linguaggio dei giovani

Generazione venti parole?

di ANGELA PIETRONIGRO (24 01 2010)

Ancora un attacco al web. Ma non solo. Nell'occhio del ciclone il linguaggio che i giovani usano per confrontarsi attraverso le nuove tecnologie: sgrammaticato, sintatticamente scorretto e povero. Almeno così si sostiene. Troppo rumore per nulla?

Generazione venti parole. Si fa un gran parlare nell'ultimo periodo dei giovani e del loro linguaggio. Tutto è iniziato qualche settimana fa con un'inchiesta presentata da Tony McEnery, professore di Linguistica alla Lancaster University. Stando ai risultati, i teenager inglesi hanno un vocabolario di 40 mila termini, ma quando parlano con i coetanei tramite Internet o telefonino ne usano solo 800. Ma non basta: in un terzo delle conversazioni le parole ricorrenti sarebbero appena venti. La "generazione venti parole" ha messo in allarme Jean Gross, appena nominata consulente del governo britannico per le politiche sulla comunicazione giovanile che già pianifica per il prossimo anno una campagna nazionale per arricchire il linguaggio degi adolescenti britannici: "I ragazzi passano sempre più tempo comunicando attraverso gli sms e altri strumenti elettronici, con messaggi brevi e diretti" dice la Gross "ma devono capire che ottocento parole non sono sufficienti per conquistare un lavoro e avere successo nella vita".

L'allarme dell'Accademia della crusca. L'eco di questa ricerca ha raggiunto anche il nostro Paese. I giovani "venti parole" italiani pare abusino di termini come "bella" (usato come ciao) e "scialla" ma anche di slittamenti di significato come "pisciare" che sta per "lasciare" o "accollarsi" per "mettersi in mezzo". Termini e significati che fanno rabbrividire gli studiosi dell'Accademia della Crusca, storico istituto nazionale per la salvaguardia e la protezione della lingua italiana. "Una padronanza medio-alta dell’italiano è un bene per il Paese e il suo sviluppo culturale ed eco­nomico" si legge nell'appello degli accademici. Il filologo Cesare Segre, professore universitario di lungo corso, co­nosce bene le carenze degli studenti: "Sanno poche parole, non sono capaci di costruire frasi complesse e fanno er­rori di ortografia gravissimi, insomma non sanno usare la lingua: riassumere, raccontare, riferire. Questo significa che non hanno il dominio della realtà, perché la lingua è il modo che abbiamo per metterci in contatto con il mondo: e se non sei capace di esprimerti non sei capace di giudicare. Per di più la civiltà dell’immagine in genere usa la lingua per formulare slogan e non ragionamen­ti".

La responsabilità dell'istruzione. Il problema affonda le sue radici nella scuola. Secondo il presidente d’onore della Crusca, Francesco Sabatini, su cento professori di italiano solo una decina hanno studiato linguistica o storia della lingua italiana. Ancor prima dei ragazzi, quindi, la lingua dovrebbe essere studiata dai professori. "C’è un blocco dei docenti, i qua­li sostengono che chi sa bene la lettera­tura può insegnare tranquillamente la lingua" continua Sabatini "per non dire poi dei ministeri, che ignorano persino l’esistenza di una disciplina che si chiama linguistica".

Metà degli studenti da bocciare alla maturità.
Al fine di accertare la padronanza della lingua italiana dei ragazzi, l'Accademia ha valutato ben 6.000 prove scritte della maturità 2007. Dopo 13 anni di lezioni ed esercitazioni, errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura e periodi senza senso sono sbagli che ancora ricorrono con preoccupante frequenza negli elaborati degli studenti. Secondo gli esperti, metà di essi sarebbero da bocciare alla maturità. "Manca la capacità di organizzare gli argomenti e di padroneggiare la sintassi. La scuola si deve interrogare." dichiara Sabatini.

Una questione di gap generazionale? Dal polverone emergono, però, pareri discordanti. Un gergo che dall'esterno può sembrare un codice misterioso e in qualche modo persino ostile, secondo alcuni esperti non completa l'universo linguistico delle nuove generazioni. C'è chi ridimensiona la questione e preferisce ricondurre tutto a un problema di gap generazionale: "Tanta gente non capisce come i giovani possano avere un vocabolario per parlare di hip-hop e non per discorrere di politica" ha detto al Times il linguista David Crystal. "Il fatto è che i ragazzi sviluppano un frasario articolato per parlare di ciò che piace a loro. Ed è un vocabolario che gli studiosi non sono ancora riusciti a misurare".

La nostra indagine. Il linguaggio dei giovani è davvero così disastroso? Il web è il cospiratore della lingua italiana? Per rispondere a questi interogativi abbiamo deciso di prendere in esame uno degli strumenti di espressione più in voga sul web, i blog. Abbiamo analizzato le homepage di qualche decina di blog di ragazzi tra i 16 e i 20 anni per un totale di 50 pagine di testo. I diari ospitano racconti di vita vissuta, di sogni, paure. Si parla di amore, di famiglia, di futuro. Molti sono i rifierimenti all'attualità e alla politica. Alla musica e alla poesia. Non solo Grande Fratello, dunque. I post sono arricchiti spesso con immagini, video e link che danno ai concetti espressi un'ulteriore forza comunicativa. Gli argomenti sono ben sviluppati, la grammatica e le regole sintattiche abbastanza rispettate. E' pur vero che si dedica ai blog chi con la scrittura ha maggiore affinità. Abbiamo provato, allora, a dare un'occhiata alle bacheche di Facebook. In questo caso, la situazione cambia. Gil errori di ortografia sono molto più frequenti, come anche le abbreviazioni  ("ke", "cmq", "xò", "xchè" etc). Non bisogna, però, trascurare la diversa funzione e specificità del social network rispetto al blog. Legato alla brevità, alla condivisione di video e foto, il primo; con maggiore possibilità di argomentare ed esprimere idee
in maniera completa, il secondo. In entrambi i casi, sempre di linguaggio dei giovani si tratta. Gli stessi che interagiscono nelle chat e mandano sms. Gli stessi che probabilmente dovrebbero essere bocciati alla maturità. Ai fini dell'analisi, è importante ricooscere che brevità e immediatezza sono sinonimo di Internet e nuove tecnologie. Sarebbe impensabile una finestra di chat senza emoticons o un sms senza economia degli spazi. Grazie al sito Wordle, scopriamo che il loro vocabolario non è poi così povero. Le parole usate con maggiore frequenza sono risultate di gran lunga superiori alle 800 preannunciate dall'inchiesta. Tra esse non compaiono nè "bella" nè "scialla". Nè "pisciare", nè "accollarsi", che sembrano appartenere più allo slang che allo scritto. Come la mettiamo allora con quest'italiano?  Qualche problema sicuramente esiste ma tutto sommato gli adolescenti italiani non sembrano poi così somari.