In questo protocollo si esprime tutta la bellezza del mestiere: la sintesi. Niente paroloni, dunque, solo 4 punti (quattro comportamenti da seguire) e 3 impegni dei soggetti promotori, concluso con un glossario per i giornalisti più distratti.
Analizziamone le conclusioni nel dettaglio.
LINGUAGGIO. Al primo punto della Carta si dice “Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri”.
Dalla ricerca esce fuori che: “Sono assolutamente minoritarie le parole “neutre” utilizzate cioè per circoscrivere un tema senza implicare un qualche tipo di giudizio di valore. Rifugiati e richiedenti asilo sembrano del tutto scomparsi dalla trattazione (esclusi ovviamente i 6 riferimenti fatti nei Tg riferiti alla Giornata Mondiale del Rifgiato). Eppure nel 2008 il 73% dei migranti giunti per via mare era costituito da “richiedenti asilo”, quindi da persone vittime di persecuzioni, guerre o altre situazioni per cui si può richiedere la protezione internazionale in base alla Convenzione di Ginevra del 1951”.
INFORMAZIONI IMPRECISE O SOMMARIE. Al secondo punto della Carta si dice “Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. Cnog e Fnsi richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità dell’intera categoria dei giornalisti”.
Nella ricerca: “La parola clandestino è la più frequentemente utilizzata da Tg e quotidiani, usato sempre più come equivalente di criminale attraverso l’accostamento di parole, espressioni, infografica per cui si viene a creare una stretta associazione tra criminalità straniera e la condizione di clandestinità. La cronaca appare la lente preferita dell’informazione per dare visibilità alla presenza straniera in Italia. La cronaca quotidiana, e più inavvertita, fornisce però un ritratto semplificato e parziale della complessa realtà della società italiana contemporanea. A quest’orientamento di fondo si aggiunge ora un’ulteriore interpretazione in virtù dei procedimenti giornalistici di accostamento e incorniciamento delle notizie. (nei Tg, in 1 notizia su 2 il fatto di cronaca è ricondotto ad una tendenza costituita da avvenimenti simili oppure verificatesi nella stessa zona)”. Poi c’è l’uso della nazionalità: “la ricorrenza dei titoli in cui si evidenzia la nazionalità, o lo status giuridico, trasforma una necessità giornalistica in una possibile interpretazione dei fatti, in un legame implicito tra diverse notizie. I singoli fatti diventano un trend, le violenze una guerra e le eccezioni la regola. La cronaca si traduce nel tema sicurezza e di conseguenza nel problema immigrazione”.
PRIVACY. Al terzo punto si dice: “Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta e i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità e all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese d’origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media”.

“L’indagine ha permesso di individuare violazioni dei codici deontologici riguardo alla presenza di riferimenti a congiunti o ad altri oggetti non direttamente interessati dai fatti, così come immagini o foto di persone arrestate, in stato di detenzione o con manette ai polsi. Violazioni che non rendono la rappresentazione del fenomeno migratorio realistica, veritiera e corretta. (…) Rispetto ai 97 servizi di Tg in cui si cita la provenienza extraitaliana del reo di un atto criminale, 55 riportano informazioni o immagini che possono portare all’identificazione di persone colpevoli di atti di violenza”.
ESPERTI E ORGANIZZAZIONI SPECIALIZZATE. Quarto punto: “Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.”
Nella ricerca viene chiamato “ritratto a senso unico e con unica voce”. In Tg e quotidiani ad essere interpellati nell’articolo sono principalmente parlamentari e forze politiche (36%), premier e ministri (33,5%), magistratura e forze dell’ordine (9,5%), membri o rappresentanti di istituzioni o amministrazioni locali (9,5%). Solo per il 2% - nei Tg - esperti e studiosi, la società civile organizzata, i sindacati e i comitati…. Al pari di quanto si ascoltano personaggi famosi e celebrità nelle citazioni dei quotidiani. E i rappresentanti di comunità straniere? 1% nei Tg, e ben 4,1% nei quotidiani.

“Se, in generale, la magistratura e le forze dell’ordine (sui fatti cronaca) sono citate o interpellate nel 57% dei casi, la differenza si fa più pronunciata nel caso di fatti in cui i protagonisti siano stranieri superando questa quota (61%) mentre sparisce la voce di parenti e amici, della società civile e degli esperti”. C’è poi da aggiungere l’assenza di voce dei protagonisti del fatto, e quindi di un loro spessore umano, che “si traduce nell’assenza del diritto di parola per uno dei protagonisti della vicenda. L’immigrazione quindi viene fatta parlare dalla cronaca nera, ma non può intervenire. La riduzione a problema di ordine pubblico della questione si riflette nell’assenza dal dibattito dei suoi protagonisti, degli studiosi del settore e del mondo dell’associazionismo e della società civile che di questi problemi quotidianamente si occupa.”
LA PROVA DEL NOVE. Risulta inevitabile dare ragione a Lippmann che, già nel 1922, diceva che “la notizia non è lo specchio delle condizioni sociali, ma la cronaca di un aspetto che si è imposto all’attenzione”. Su un totale di 5684 servizi di telegiornale sono solo 26 i servizi che affrontano l’immigrazione senza contemporaneamente legarla ad un fatto di cronaca o al tema della sicurezza e che, quindi, affrontano altre possibili dimensioni quali economia, confronto culturale, integrazione, solidarietà sociale, etc.
E se, secondo il
Rapporto annuale Comunicazione e media 2009 del Censis
, i Tg sono seguiti dal 72,4% degli italiani diventa inevitabilmente facile capire perché i fili conduttori di tematiche legate all’immigrazione, nei nostri media, sono l’emergenza, la sicurezza e la
criminalità.
Per fortuna che i quotidiani li leggono solo 3 italiani su 10…

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