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Parola d'ordine: Precariato

Variazioni sul tema della crisi occupazionale

Parola d'ordine: Precariato

di ANGELA PIETRONIGRO (16 12 2009)

Non esiste modo migliore di affrontare la crisi economica se non affidandosi all'ironia di chi questa crisi la vive immerso nell'infinito mondo del precariato.

Dieci, cento, mille precari. Ci sono molti modi per parlare di precariato. Ognuno più fantasioso, ironico e tagliente dell'altro. Molti modi per esprimere una realtà che è quella di noi giovani laureandi, neo-laureati in cerca di un'occasione, o meglio, di un'occupazione. Ci si sfida a colpi di docu-fiction, vignette, serie tv e quant'altro sperando di smuovere le acque di questa crisi onnipresente e resistente.

Il manuale del giovane precario.
Sembra difficile credere che il contagio della crisi sia arrivato a toccare anche il settore dell'intrattenimento. Ogni anno, secondo le statiche, sono molti i cinema urbani che chiudono a favore dei multisala per non parlare del crollo qualitativo dei prodotti cinematografi. La soluzione? Cercare di formare dei giovani talenti affinché possano rivoluzionare e dare grinta ad un settore ormai annoiato e noioso. Questo è quello che cercano di fare nelle aule del Cinemaster della Sapienza, master universitario di primo livello sulle professioni cinematografiche e la cultura audiovisiva. Non solo di sceneggiatura si parla, dunque. E non solo a livello teorico. Ed è bello scoprire che di giovani coraggiosi e con tanta voglia di fare ce ne sono dentro e fuori queste aule. Il manuale del giovane precario ne è la dimostrazione. Rappresenta il tentativo, di alcuni ex studenti del Master e non, di fare produzione audiovisiva attraverso nuove forme di espressione. Tentativo che ha trovato terreno fertile sul canale Yalp! del portale Alice. In poco meno di un minuto, Il manuale del giovane precario, affronta in maniera ironica e sottile una tematica tanto attuale quanto spinosa. I giovani protagonisti si trovano a fronteggiare i dilemmi tipo di un qualsiasi neo-laureato o giovane lavoratore. Le puntate, di circa cinquanta secondi,  nascondono un impegno non indifferente. Per ognuna, il girato equivale a circa quaranta minuti, per non parlare poi della stesura della sceneggiatura, dell'organizzazione e del lavoro di post-produzione.  Il risultato non ha nulla da invidiare alle serie in formato breve che seguiamo in tv. Se una fiction quasi totalmente autoprodotta e frutto del lavoro di un gruppo di "inesperti" (come verrebbero definiti da chi nel settore ci vive)  tocca un tale livello qualitivo, lo scopo di corsi come il Cinemaster sembra essere raggiunto. Troppo spesso, però, in questo nostro Paese, si è costretti a fare i conti con la realtà. Ne parlo con quelli che "Il Manuale" l'hanno ideato, scritto, girato. Tanta è la voglia di fare, tante le idee e il talento ma la verità è una sola: "I produttori investono solo sui prodotti che garantiscono facili introiti e snobbano noi giovani. In questo modo, non ci danno la possibilità di crescere" mi dicono. Tutta colpa della logica del mercato, dunque. Ed è un peccato leggere di occasioni mancate negli occhi di chi custodisce una gran voglia di esprimersi e di mettersi in gioco. 



 




Diversamente occupati. Capita poi che un altro giovane, dopo anni di stage e di "schiavitù" nel settore pubblicitario, decida di affiancare alla sua attività di precario quella di vignettista satirico. Anche qui, un tentativo ben riuscito. Grazie al successo del suo blog, Arnald riesce a pubblicare un libro che raccoglie i suoi lavori più belli: "Ma sappiate che non siete obbligati a comprarlo, vi conviene visitare il blog, almeno se non vi piacciono le mie vignette non avrete speso soldi inutilmente" scherza l'autore. Dando un’occhiata ai suoi lavori su Diversamenteoccupati.it, è impossibile non notare la grande ironia con il quale Arnald affronta il tema del precariato. “Da quante settimane dura la tua settimana di prova?” recita la frase che fa da contorno al titolo del blog. "Da quando sono nato non sento che parlare di crisi, ogni anno ce n'è una nuova. Ne ho vissute così tante che in questa, mi sento quasi tranquillo. Dopo tutto, se progettando il vostro futuro non vi spingete più in là del prossimo fine settimana, potete dire con certezza di essere italiani" continua Arnald. E allora, se non ci resta che questo, impariamo a ridere del nostro futuro.