Mamma mia, la pandemia!
Mamma mia, la pandemia!

Siamo ormai alla fine della prima ondata pandemica in Italia e già si parla della seconda, che arriverà a fine Gennaio, con i soliti toni allarmistici a cui siamo ormai abituati. Le stime, ad oggi, parlano di oltre 3 milioni di contagiati e 300 persone in terapia intensiva da quando è iniziata a circolare la ormai celebre influenza A/H1N1.
I decessi causati dal contagio del virus sono 95, ma è importante sottolineare e diffondere la realtà del fatto che la maggior parte dei deceduti per influenza suina erano persone con gravi patologie o già gravemente malate.
Tv, radio, giornali con toni sempre più allarmanti, ci danno notizie che, conseguentemente ad analisi più accurate, vengono smentite poichè ritenute spesso esagerate ed irrilevanti. Oggi ci risiamo, con i giornali che diffondo l’ennesima notizia sulla mutazione del virus con titoli come questo: “A/H1N1 mutato, prime vittime” che non lasciano indifferente l’opinione pubblica. Viene da pensare alle persone che utilizzano esclusivamente media convenzionali per informarsi e alle conseguenze che titoli del genere possono causare.
MUTAZIONI - Sicuramente un accenno di paura o preoccupazione la persona la prova al momento della lettura, o no? Se si va più a fondo e si acquisiscono informazioni anche al di fuori dei media tradizionali, si arriva alla conclusione che tali mutazioni sono normali nei virus influenzali. Anche l’innocua influenza stagionale è soggetta a cambiamenti del virus, semplicemente perché il virus cerca di adattarsi. La conferma ufficiale arriva dall’ISS, Istituto superiore di sanità: i virus influenzali possono cambiare facilmente, per cui è impossibile produrre un vaccino unico e definitivo.
PANICO - Le notizie di questi giorni sulla pandemia, non hanno fatto altro che alimentare un ingiustificato panico e con esso un pericoloso abuso di antivirali e antibiotici. In tale ottica si è reso necessario l’intervento dell’Agenzia italiana del farmaco, l’Istituto superiore di sanità e il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, che hanno realizzato la Campagna di comunicazione “Antibiotici? Usali con cautela”, con l’obiettivo di informare i cittadini dell’importanza di ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del medico che ne accerti l’effettiva utilità e di non interrompere mai la terapia prima dei tempi indicati dal medico o comunque solo dietro sua indicazione.
COMUNICAZIONE - L’azione di sensibilizzazione rivolta alla popolazione generale, si sviluppa soprattutto in quelle regioni dove il consumo di antibiotici è più elevato. L’assunzione eccessiva degli antibiotici genera, infatti, la cosiddetta “antibiotico resistenza”, ovvero la resistenza agli antibiotici che non hanno così più alcun effetto. Eclatante è il caso del batterio della tubercolosi divenuto resistente a tutti e cento gli antibiotici disponibili per la cura, tanto che in futuro si teme di non poter disporre più di alcun farmaco per combattere e infezioni.
QUANTI ANTIBIOTICI! - I dati relativi all’impiego degli antibiotici analizzati dall’Aifa mostrano la continua crescita del consumo di antibiotici, al punto che l’Italia registra tra i Paesi europei i più alti livelli, preceduta solo da Francia, Grecia e Cipro. L’anno scorso le regioni con il maggior consumo di antibiotici, al di sopra della media nazionale, sono state il Lazio, l’Umbria, l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, la Basilicata, la Campania, la Calabria e la Sicilia. Non ci sono distinzioni a livello di età, tranne che per un maggior ricorso nei bambini. La cosa che sorprende, se si analizzano i dati messi a disposizione dalle autorità, è che gli antibiotici vengono utilizzati maggiormente nei casi di bronchite, faringite, tonsillite ed influenza nonostante per queste affezioni gli antibiotici non siano raccomandati.
VACCINO - In attesa, quindi, della seconda ondata pandemica, occorrerebbe valutare bene i vantaggi che una persona sana può avere nel vaccinarsi e nell’assumere farmaci senza un’adeguata prescrizione medica. Il consiglio finale è quello di andare oltre le informazioni che ci vengono date e analizzare i dati che ci vengono messi a disposizione dalle autorità competenti. Per le conclusioni, invece, forse è meglio aspettare la fine della pandemia e provare a capire esattamente il confine tra le paure indotte e le sacrosante preoccupazioni. Nella speranza che tra qualche mese non ci sia una nuova pandemia.