Big Brother is Watching You - Era il 1949 quando George Orwell pubblicò
1984, romanzo ambientato in un futuro prossimo nel quale la Terra è suddivisa in tre grandi potenze totalitarie perennemente in guerra tra loro. La società è amministrata da un onnipotente partito unico con a capo il Grande Fratello, un personaggio che nessuno ha mai visto e che tiene costantemente sotto controllo la vita di tutti i cittadini. I suoi occhi sono dei televisori-telecamere, installati per legge in ogni abitazione e che non è possibile spegnere per nessuna ragiona. Questi televisori-telecamere diffondono propaganda e, soprattutto, spiano la vita di chiunque.
Uno scenario paradossale? La cronaca di oggi sembra urlare di no.
Diritto di cronaca o violazione? - Se in passato ci si doveva affidare ai reporter sul campo per ottenere poco più di qualche descrizione su quanto accadeva intorno a noi, oggi tutti possiamo assistere a tutto ciò che succede nel mondo. Tanto nel pubblico quanto nel privato. Foto, video, intercettazioni: quanti mezzi intercorrono ormai al fine di mostrare una trasparenza che oltrepassa spesso i confini della moralità e del buon costume. La cronaca ci offre esempi recentissimi, che occupano attualmente una posizione rilevante nelle scalette di Tg e giornali e che sembrano destinati a rimanere lì ancora per molto. È il caso delle foto di Stefano Cucchi, anzi, del suo cadavere mostrato senza censure; o delle intercettazioni subìte dal Premier Berlusconi fuori e dentro Villa Certosa; o, ancora, è il caso dei video su Marrazzo, con cui l’opinione pubblica ha avuto modo di interagire praticamente in ogni possibile canale comunicativo, suo malgrado.
Lì dove diritto alla privacy e diritto di cronaca vanno a scontrarsi, forse bisognerebbe domandarsi chi effettivamente dovrebbe avere la meglio. Quali limiti non è giusto oltrepassare. Fino a che punto la vita delle persone può essere messa in piazza. Molto spesso, infatti, alla volontà di sapere e quindi al sacrosanto diritto di essere informato, si va a sovrapporre un gusto macabro per il cruento, per il privato più scabroso, per la violazione dell’intimità. I personaggi pubblici sono tali in quanto ricoprono un ruolo, una carica, hanno dei compiti e per quelli devono dar conto, appunto, pubblicamente. Tutto ciò che è “in più”, è davvero necessario? È davvero diritto di cronaca, o sfocia nella più banale e biasimabile spettacolarizzazione dell’informazione?
I pareri degli esperti - Tempo fa, il semiologo Ugo Volli si è espresso al riguardo su
Repubblica: Se l' immagine ha rilevanza informativa, va pubblicata, ma entro i limiti della sensibilità collettiva. Se l' immagine non informa, mi sembra sbagliato perché c’è pornografia della violenza e nessuna notizia aggiuntiva”. Un giudizio che può sembrare banale ed ovvio, ma al quale quotidianamente si oppongono i fatti. Abbiamo chiesto ad Emilio Albertario, giornalista e professore di “Giornalismo Televisivo” presso la Sapienza, un altro parere in merito:
“È cambiata la realtà sociale comunicativa, i valori di 50 anni fa sono ormai decaduti. Così, diventa normale che la sfera personale venga utilizzata per altri fini, spesso più per la lotta politica che per il dovere di cronaca. Questo è a mio avviso indice di un grande scadimento: la morale viene spesso accantonata e la comunicazione si concentra su determinati fatti lasciando fuori dall’agenda i veri problemi del Paese”. E continua, a proposito dei limiti etici cui, probabilmente, bisognerebbe sottostare:
“Quei limiti certamente esistono, e bisognerebbe tutela lare i soggetti che sono intorno al bersaglio del fatto di cronaca: penso ai familiari di Marrazzo, ad esempio. Quella tra politica e moralità è un’equazione che vale poco, e l’infotainment non deve far confondere i due piani. Parlare in modo violento degli errori personali, sottoporre i soggetti ad una fucilazione quotidiana, è rischioso e può portare persino a gesti estremi. Il ruolo della tv è sicuramente importante in questo decadimento, attenzione alle conseguenze cui questo cambiamento politico-sociale può portare”.
Esiste ancora la separazione tra pubblico e privato? - Il Grande Fratello ci guarda. Con la sua sorveglianza, la sua indiscrezione e il suo continuo e minuzioso monitoraggio. E, di fatto, quanto ancora si può parlare della separazione tra pubblico e privato? Erano gli anni '90 quando un imprenditore chiamato Silvio Berlusconi faceva entrare il pubblico nel privato dalla porta principale. Oggi non si fa che proseguire quel filone. I più disparati personaggi, provenienti dallo spettacolo, dall'imprenditoria, dal giornalismo e da chissà quali altri mondi, mettono piede nella platea politica. Si posizionano sotto i riflettori dell'arena pubblica portando idee, valori, gesti che formano l'immagine che essi stessi desiderano dare di sè al mondo. Da quel momento, è di quell'immagine che dovrebbero rendere conto e su quell'immagine dovrebbero essere giudicati. Senza più tornare indietro, senza più invocare una sfera privata che loro stessi per primi hanno violato. George Orwell ci aveva avvisati da tempo.