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Ma per colpa di chi?

Ma per colpa di chi?

di MARIO MORCELLINI (10 11 2009)
di Simone Manfredi, studente di sceinze della Comunicazione

Di chi è la colpa se un certo numero di laureati in comunicazione non trova lavoro? Qualche spunto di riflessione  che ripropongo qui con lo stesso interrogativo "Perché solo Comunicazione fa notizia?" già pubblicata su DNews del 6 novembre.

Tra stereotipi e banalità a cui spesso indulgono politica e giornalismo, uno è davvero odioso: i corsi di comunicazione sfornano disoccupati.  Sui dati la controversia è certo legittima. Sono corsi cresciuti a dismisura qualche anno fa, spesso senza un giusto ricorso ai docenti del settore. Ma per colpa di chi?

Anzitutto dei rettori che li hanno progettati senza risorse, ma anche politica e ministri alternatisi in questi anni avrebbero dovuto vigilare sugli eccessi. Non certo gli studenti, che avanzano legittime e innovative domande di formazione, ed è desolante che la politica capisca così poco i giovani. Persino quando vogliono studiare.  Il problema è allora di responsabilità e coinvolge una nostra autocritica, anche se proprio i docenti si sono impegnati per la qualità didattica e scientifica di molti corsi.
Il discorso è più assurdo sul piano dei dati. Nonostante la crisi economica, il tessuto produttivo continua, come in tutti i paesi moderni, a chiedere laureati in comunicazione. Certo, quelli in ambito economico, ingegneristico, sanitario-paramedico e chimico sono più gettonati, ma anche i comunicatori sono spesso competitivi. Il comparto marketing/comunicazione/commerciale è al terzo posto per il numero di nuovi occupati (Excelsior/UnionCamere 2009). Il 48% dei laureati triennali e il 63% dei magistrali trovano un lavoro, spesso a tempo determinato, a un anno dal  titolo (AlmaLaurea 2008).
Sono studi più professionalizzanti di altri su cui non si apre il dibattito. Perché Comunicazione fa notizia? Forse fa gola il clientelismo o il ricorso ai figli dei soliti noti? Sono i nemici peggiori dell’Università e della cultura del merito