Contribuisci all'informazione sull'AIDS
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Ultimi giorni per partecipare alla seconda edizione del premio giornalistico dedicato a Riccardo Tomassetti. I giornalisti under 35 interessati dovranno inviare i loro lavori dedicati all’informazione su Hiv/Aids entro il 31 ottobre
Dopo una lunga serie di rumor e smentite portate avanti dalla stampa britannica sulla probabile malattia del noto cantante Freddy Mercury, indimenticabile voce dei Queen, il 22 novembre 1991 il suo compagno Jim Hutton convocò nella sua casa il manager dei Queen per redigere un comunicato ufficiale, così il giorno successivo fu fornito alla stampa il seguente annuncio :
“Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV, ho contratto L’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento al fine di proteggere la privacy di quanti mi circondano. Tuttavia è arrivato il momento che i miei amici e i miei fan in tutto il mondo conoscano la verità. Spero che tutti si uniscano a me, ai dottori che mi seguono e a quelli del mondo intero nella lotta di questa tremenda malattia”.
A poco più di 24 ore dal comunicato, Freddy Mercury morì il 24 novembre 1991 all’età di quarantacinque anni.
IL CONCORSO - Ultimi giorni per partecipare alla seconda edizione del premio giornalistico dedicato a Riccardo Tomassetti. I giornalisti under 35 interessati dovranno inviare i loro lavori dedicati all’informazione su Hiv/Aids entro il 31 ottobre.
Il riconoscimento italiano in palio è intitolato a Riccardo Tomassetti, giornalista scientifico scomparso prematuramente all’età di 39 anni lo scorso 30 luglio 2007.
Il suo lavoro si è sempre ispirato a valori quali scienza e impegno sociale con una costante e documentata operosità sui temi riguardanti le malattie infettive, in particolare Hiv/Aids.
Così, purtroppo, dopo la sua morte le principali associazioni italiane impegnate nella lotta all’Aids hanno deciso di sostenere la nascita di un Premio Giornalistico che portasse il suo nome.
L’idea è finalizzata a distinguere e premiare un tributo rivolto alla corretta informazione sull’Hiv/Aids e alle altre tematiche sociali e scientifiche ad esso correlate.
Il bando del Premio e le modalità di partecipazione sono disponibili sul sito www.premiotomassetti.it
La prima edizione del Premio ha visto una larga partecipazione da parte di molti giornalisti che mediante il loro lavoro hanno saputo interpretare al meglio il patrimonio di passione ed esperienza che Riccardo Tommassetti ha dedicato a questi argomenti.
La novità sulla prossima edizione riguarda la possibilità di partecipazione anche agli autori di contenuti multimediali pubblicati nei blog e nei social network, anche se non registrati come testata giornalistica, purché capaci di padroneggiare un linguaggio giornalistico e di inchiesta, sfruttando integralmente le possibilità offerta da questo nuovo media.
I lavori pervenuti saranno poi valutati da una giuria composta da giornalisti esperti, i quali assegneranno i riconoscimenti ai giovani vincitori nel corso della cerimonia di premiazione prevista per la fine di novembre 2009.
IL CONTAGIO - Prima era legato soprattutto alla tossicodipendenza, oggi invece è la trasmissione sessuale a farla da padrone. Cambia quindi l’identikit del malato di Aids, ma non gli sforzi che la scienza si prodiga a fare per scoprire i segreti di questo virus letale e ancora inguaribile. L'ultima scoperta in ordine di tempo è quella di un team americano-thailandese, che avrebbe trovato lo scorso settembre un vaccino sperimentale che ridurrebbe il contagio del 31%.
Vaccini, molecole utili per la guarigione, continue ricerche… Risultati, tuttavia, esigui. Ad oggi, le terapie utilizzate consentono una migliore qualità di vita e un prolungamento del periodo di sopravvivenza. Ma si può parlare, appunto, di vita o di sopravvivenza?
L’AIDS in ITALIA - In Italia la prima diagnosi di Aids risale al 1981. Agli inizi questa malattia infettiva venne vissuta come un tabù, ma con il tempo molto è stato fatto per la sensibilizzazione nei confronti dei soggetti colpiti da questo virus e nel campo della ricerca.
Ogni anno in Italia si registrano 4.000 nuovi casi di infezione da Hiv: sempre più spesso sono colpiti donne, eterosessuali, adolescenti e immigrati, poco consapevoli dei rischi del contagio.
La mancanza di un’adeguata informazione e la poca percezione del rischio ritardano il momento della diagnosi, compromettendo la riuscita della terapia antiretrovirale. Oggi dal 30% al 50% dei pazienti con nuove infezioni arriva al test in condizioni avanzate di malattia, rendendo più difficile la possibilità di un intervento mirato a rallentarne la progressione.
Tra le causi principali dell’infezione troviamo i rapporti sessuali non protetti e la tossicodipendenza.
Nel 1988 il Summit mondiale dei ministri della sanità sui programmi per la prevenzione dell’Aids è stata concordata l’istituzione della Giornata mondiale contro l’AIDS, in seguito adottata da governi, organizzazioni internazionali ed associazioni di tutto il mondo.
Dal 2005 l’UNAIDS ha delegato la responsabilità dell’organizzazione e gestione della Giornata mondiale alla WAC (The world AIDS Campaign), un’organizzazione indipendente, che ha scelto come tema per l’anno – e fino al 2010 – Stop AIDS: Keep the Promise, ovvero - “Fermare l’AIDS: manteniamo la promessa” - tema che non è strettamente legato alla Giornata Mondiale ma che rispecchia l’impegno quotidiano della WAC.
Molte altre sono poi le iniziative e le campagne sociali che si sono occupate di questo tema.
I NUMERI - Nel 2001 il numero delle persone sieropositive nel mondo era stimato nell’ordine dei 40 milioni. E da allora il numero è cresciuto in modo a dir poco esponenziale; basti pensare che ogni 6 minuti un ragazzo sotto i 25 anni, fascia d’età maggiormente colpita dal virus, veniva contagiato. Un vero e proprio orologio di morte, che spaventava allora proprio come spaventa adesso. Dei passi in avanti, tuttavia, sono stati compiuti per rallentarne il ritmo. L'UNAIDS, il Programma congiunto delle Nazioni Unite sull'HIV/AIDS, dà infatti fiducia alle strategie di lotta all’Aids adottate da molti Paesi e afferma che proprio attraverso tali strategie il contagio potrà diffondersi in modo più ridotto. Una cifra su tutte: 300mila contagi in meno nel 2008 e una stabilizzazione globale della percentuale di persone che vivono con l'HIV. Ovviamente la situazione è ancora lontana anni luce dall’essere tenuta sotto controllo, ma la relazione dell’UNAIDS vede nella prevenzione combinata una delle carte vincenti per questa difficile sfida: “Si deve scegliere la giusta miscela di azioni comportamentali, mediche e strutturali di prevenzione che si adatti alle caratteristiche dell'epidemia e soddisfi i bisogni delle persone maggiormente a rischio, proprio come si sceglie la giusta combinazione di farmaci per il trattamento antivirale”.
LA TESTIMONIANZA - Robb Sheneberger, primario della clinica Care di Long Beach, in California, ha recentemente lasciato una sua testimonianza sul sito dell’associazione statunitense accd.org. Quello che ne deriva sono parole amare, di dolore ovviamente, ma anche di una speranza. E nel dolore dei malati, causato in molti casi dai propri errori, Sheneberger vede in fondo un punto in comune tra tutti gli uomini.
“Venne visitato alla Clinica il 6 settembre, fece le analisi del sangue, e scomparve il giorno dopo l'11 settembre. Alcuni pazienti riaffiorano in superficie e ci danno un'altra occasione per aiutarli, alcuni pazienti hanno scelto di annegare. Io sto ancora aspettando che lui riaffiori. (…) Era stato facile per me identificare le impostazioni di vita sbagliate degli altri, (…) ma non avevo voluto esaminare la mia stessa vita, ed assumermi la responsabilità dei rapporti che fallivano, delle promesse non mantenute e del destino non realizzato cui ero destinato. I miei vizi, anche quelli più sottili, rimangono comunque vizi e sono ugualmente patetici.
I miei pazienti portano su di sé la loro malattia visibilmente e di solito questa è meno mascherata d’orgoglio. L’HIV si è trasformato nel loro marchio pubblico di fallimento. Quanto a me, l'odore del “successo” rendeva quei fallimenti solo un po’ più difficili da fiutare.
La mia esperienza durante il “Breakthrough Training” (una terapia sperimentale, letteralmente “Educazione alla riscoperta di sé”, ndr) ha iniziato un processo in cui ho riconsiderato le mie convinzioni e ho imparato a vedere delle prospettive positive dove avevo decretato disperazione infinita. (…) I miei pazienti hanno bisogno di vivere. E ora è il momento giusto per fare la differenza.”