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La protesta dei precari

La protesta dei precari

di ANGELA PIETRONIGRO (12 10 2009)
 

Al via la manifestazione Sapienza Ricerca 2009. Durante la premiazione dei migliori lavori degli ultimi anni, presenziata dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano, studenti e precari protestano contro i tagli alla ricerca e all’università pubblica.

L’onda investe la Sapienza. E Napolitano guarda al futuro della ricerca. Tutto è pronto nell’aula magna del Rettorato della Sapienza per accogliere il capo di stato Giorgio Napolitano. La sua presenza ha un forte valore simbolico per la manifestazione Sapienza Ricerca 2009 che prende il via quest’anno su iniziativa del rettore Luigi Frati. I risultati ottenuti dagli oltre 100 dipartimenti e centri di studio hanno raggiunto livelli di eccellenza riconosciuti sia in campo nazionale che internazionale. Lo scopo di questa giornata è valorizzare il lavoro dei giovani ricercatori dedicando loro spazio e attenzione attraverso il Premio Sapienza Ricerca Under 40.

Mentre un applauso lunghissimo accoglie il Presidente Napolitano sul palco, un altro gruppo di giovani reclama spazio ed attenzione. Fuori dalle mura dell’aula magna non si parla di premi o applausi. A parlare è l’altra voce della ricerca, l’espressione di un malessere che serpeggia da tempo tra i precari universitari. E’ proprio dal palazzo accanto al Rettorato, quello della facoltà di Lettere, che un precario della facoltà di Fisica e una studentessa di Filosofia si calano con una corda dal tetto, rimanendo sospesi a dieci metri da terra per circa mezz’ora. Lungo i cinque piani del fabbricato, si srotola uno striscione: “La ricerca è appesa a un filo. Non tagliate la corda”. Nel piazzale riecheggiano slogan contro il Governo e il ministro Gelmini. La forza travolgente dell’Onda, gruppo studentesco di protesta, investe la manifestazione e si infrange contro la decisione di tagliare i fondi all'università pubblica. Ma non è finita qui. All'interno dell'aula magna, ancora in fermento per l’arrivo sul palco del Presidente della Repubblica, alcuni studenti si alzano in piedi ed espongono cartelli che recitano: "La ricerca è in bilico, non tagliate la corda. La Gelmini non ci merita". I ragazzi vengono subito allontanati dalle forze dell'Ordine. In pochi minuti la Sapienza si esprime fuori e dentro i ranghi della celebrazione. “Quello che ci aspetta non è affatto un periodo migliore” rivelano studenti e dottorandi in una lettera indirizzata allo stesso Giorgio Napolitano. Un accento duro cade immancabilmente sui tagli al sistema universitario: “Non ci sarà una Corte costituzionale a fermare le leggi del ministro Gelmini sulla scuola e sull’università. Toccherà a noi e anche a lei, Presidente, se vorrà. Dalla politica non ci aspettiamo premi, ma crediamo di aver diritto al futuro e non ce lo faremo scippare”. Gli echi della protesta sembrano ormai svaniti e dall’aula il Presidente esprime il piacere di trovarsi in un luogo “in cui si guarda al futuro che è la cosa di cui oggi l'Italia ha più bisogno”.