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Se togli il coperchio ad una pentola a pressione

L'esperienza di ImpreseCheResistono

Se togli il coperchio ad una pentola a pressione

di PAOLA BERTOLOTTO (05 07 2009)
http://blog.libero.it/pmicheresistono/
Manifestazione a Torino ImpreseCheResistono

È bastato che qualcuno desse il via per muovere migliaia di persone: sei settimane fa un movimento spontaneo ha cominciato a coinvolgere le piccole e medie imprese italiane, che dall'ottobre del 2008 sono strette in una crisi di cui non sono responsabili, ma che le sta decimando nell'indifferenza della classe politica. Luca Peotta ci spiega come, scoperchiando una pentola che bolliva di rabbia e sfiducia verso le istituzioni, si è riusciti a far sì che le ImpreseCheResistono possano avere una voce più forte, in grado di proporre soluzioni a chi potrebbe metterle in pratica.

Abbiamo atteso diverso tempo ma non è stato fatto nulla”, così si sono riuniti ed hanno trovato delle soluzioni : nove proposte chiare, di semplice attuazione e ridottissimi costi d’applicazione che permetterebbero alle piccole e medie imprese italiane di tornare a respirare scongiurando molte imminenti chiusure. Un’ultima carta che le ImpreseCheResistono (ICR) vogliono ora giocarsi con le istituzioni. 

Dal cuneese, questo gruppo spontaneo – nato sei settimane fa dall’iniziativa di un singolo e che si stima coinvolga ora oltre venticinquemila persone - si sta allargando sul territorio nazionale, accendendo nuove speranze nelle province più colpite da una crisi che sta soffocando l’industria italiana dall'ottobre del 2008.
 
Il primo è stato Luca Peotta, giovane proprietario di una ditta che fa forni industriali sotto al Monviso. Ha passato una giornata al telefono per riunire intorno al tavolo del suo soggiorno alcuni piccoli e medi imprenditori e studiare soluzioni pratiche che permettessero loro di sopravvivere.
 
Alla prima riunione ufficiale, il 12 giugno, si sono presentati in 170. Due settimane dopo a Torino manifestavano in mille e spiegavano i loro nove punti davanti al Presidente della Regione Piemonte, Mercedes Bresso. Lei, con quegli insoliti manifestanti ed il loro assordante silenzio sotto le sue finestre, ha detto di essere d’accordo, ma anche che si trattava di questioni di competenza del Governo centrale. Così, per alzata di mano, il migliaio di imprenditori in piazza Vittorio ha deciso di muovere verso la capitale. Si prevede che alla manifestazione del 21 luglio a Roma ci saranno persone da tutta l'Italia, per un’altra marcia in silenzio e senza simboli di partito.
 
Viso scoperto, facce pulite e silenzio sono tre messaggi importanti”, dice Peotta, perché nessuno slogan potrebbe rendere la serietà e la determinatezza delle ICR più del silenzio di tutti quei manifestanti. Chi vuole sapere cosa vogliono dire può scoprirlo dal blog, che in cinque settimane ha superato gli undicimila contatti. “Internet funziona, ma non basta. Molti dei piccoli imprenditori - vuoi per età, vuoi per abitudine – non sanno nemmeno cosa sia un blog. La telefonata ed il tam tam per contatto diretto sono sempre i mezzi più sicuri.

Quello delle ICR è un gruppo senza strutture o gerarchie, senza consigli centrali né consulenti per la comunicazione: “L’organizzazione è estremamente spontanea, uno fa questo e l’altro fa quello”, sostiene Peotta che non vede nell’immediato futuro problemi organizzativi, nonostante l’aumentare progressivo delle piccole e medie imprese aderenti e l’espansione crescente sul territorio nazionale. “I rapporti tra i vari gruppi sono simili perché è comune il problema,dunque anche le alzate di mano sono comuni e condivise.
 
L’unica cosa che temono le ICR è la strumentalizzazione da parte delle associazioni di categoria e – soprattutto – dei partiti, a maggior ragione trattandosi di un movimento che si fonda proprio sulla apoliticità.
Quando gli si chiede se è orgoglioso del risultato che ha ottenuto, Peotta risponde secco: “Ho solo il merito d’aver tolto il coperchio ad una pentola a pressione che stava per scoppiare. E se fosse scoppiata veramente sarebbero stati guai ben peggiori. Purtroppo” – continua – “con la diffusa sfiducia verso le istituzioni e le associazioni di categoria è bastato dare il La.
 
Le piccole e medie imprese sono il motore dell'economia nazionale, ma dal settembre 2008 sono in crisi e le loro prospettive non vanno oltre il prossimo autunno: ora stanno cercando di far sì che la politica s’interessi finalmente anche a loro.
Le ICR non hanno mire politiche né sindacali, non sembrano cercar poltrone né vantaggi sul lungo periodo: “Il tempo è molto breve e la situazione molto grave. Noi vogliamo solo resistere a questa crisi economica, quello che hanno fatto le ICR è stato trovare delle soluzioni.

Link per approfondire

Allegati

I nove punti proposti [aperto]

impresecheresistono

Buongiorno da Torino, Sono sicura che la protesta delle piccole, medie imprese, artigiani e commercianti riguarderà tutto il territorio nazionale e non soltanto il Nord d'Italia. La mancanza di un piano anticrisi concreto per questa fascia di lavoratori mette a rischio i posti di lavoro e di conseguenza il gettito di entrate che non confluirà più nelle casse dello stato.Mi domando a chi conviene un simile disastro?

Primo punto a torino erano

Primo punto a torino erano in 150 secondo punto 25000... forse hanno aggiunto un poio di zeri in più terzo conviene soprattutto al direttivo

dimenticavo alla

dimenticavo alla manifestazione di Torino erano in 1000 a quella di Roma in 160 e questo mi sembra che l'indice di gradimento del direttivo sia crollato in nemmeno un mese.

chiarimenti sulle cifre

Immagino essendo l'autrice del testo, di essere la più indicata a risponderle direttamente.

Sulla manifestazione di Roma e sugli sviluppi di ICR successivi a quella torinese, ovviamente mi rimetto alle sue fonti: ho pubblicato il mio pezzo molto prima del 21 luglio. Ma per quanto non sia giornalista, nè mi interessi diventarlo, le posso assicurare di aver fatto le dovute verifiche prima di pubblicare le cifre che lei mi contesta tanto tranquillamente.

Per quanto concerne Torino se crede, può farle anche lei - seppur a distanza di mesi - facendo riferimento alle foto di piazza Castello o, meno empiricamente, all'articolo della Stampa, che secondo la sua teoria peccherebbe evidentemente di un altro autore con difficoltà visive, o matematiche.

In riferimento al "poio di zeri" del 25000 posso assicurarle che non ci sono stati errori di battitura e ricordo che il numero si riferisce alle persone coinvolte dal fenomeno, cioè legate alle aziende a rischio fallimento aderenti ad ICR perchè ci lavorano o perchè componenti dei loro nuclei familiari. Stimando anche solo duemila imprese coinvolte con una media di dieci fra dipendenti/dirigenti l'una si arriva tranquillamente a ventimila, senza tener conto delle famiglie, per cui mi è sembrato che la cifra - che non ho sparato tanto per gradire, ma mi è stata riferita - fosse attendibile.

Ad ogni modo mi prendo la colpa di non esser stata evidentemente chiara. D'altronde Comuniclab è un laboratorio di informazione amatoriale e non sempre chi ci scrive è un professionista della carta stampata. Tuttavia, nonostante il mio status di sfigatissima studente la invito a prendere sul serio questi articoli e chi li scrive, perchè una scarsa esposizione non implica necessariamente una mala interpretazione dei fatti. E le ricordo che non ho nessun interesse personale nè a parteggiare per ICR nè ad aver un alto numero di lettori.

In ultimo, ci tengo ad informarla che non è il primo a criticare il mio pezzo e che ho ricevuto commenti ben più scettici, ma che le sue critiche sono le uniche a cui mi sono sentita in dovere di rispondere, per la leggerezza con cui le ha buttate giù. Tuttavia, consapevole di essere lontanissima dall'infallibilità, resto comunque a disposizione per altre sue eventuali contestazioni. Purchè si firmi. PB

Parliamo di cifre perchè

Parliamo di cifre perchè forse leggendo tra le mie righe ha capito ben poco di quello da me detto.

Lei ha dichiarato 170 persone alla riunione di Torino, erano 150 scarse. Io ho detto alla manifestazione di Torino 1000 e lei mi ha fatto un giro di parole inutili perchè entrambi abbiamo dichiarato la stessa cifra.

Per quanto riguarda i 25000 se lei considera tutte le imprese a rischio a questo punto io aggiungerei uno zero ma siccome si riferiva alle persone che hanno aderito a ICR le cose son come detto da mè.

Lei mi invita a prendere sul serio questi articoli.... mi sembra che avendo fatto delle precisazioi vuol dire che ho ritenuto che l'articolo era degno di questo altrimenti non sarei intervenuto.

Ha ricevuto altri commenti, perchè non li ha pubblicati?

continuiamo con le cifre

Aggiungiamo un'altra cifra. Alla riunione di Orbassano erano circa in 70, quindi sempre in meno.