Registrati | Login

“L’Italia, repubblica fondata sullo stage”

Eleonora Voltolina, direttore della testata on line “La Repubblica degli stagisti” si racconta

“L’Italia, repubblica fondata sullo stage”

di ROBERTA GENGHI (17 06 2009)

La solita “preghiera” del mattino, la lettura veloce del quotidiano di fiducia prima di iniziare lo studio (non proprio) matto e disperato, la ricerca tra i titoli di qualcosa su cui poter (ri)scrivere, ecco quello giusto “On line la rivolta degli stagisti. Sempre di più con meno contratti”. Con l’abuso dello strumento dello stage - usato nel nostro paese come modello per sviluppare ulteriormente il precariato e avere lavoratori a costo zero e non come momento formativo durante la laurea come avviene negli altri paesi europei – due anni fa è nato un blog “La Repubblica degli stagisti” divenuto poi testata on line. Immediata la mail  e la richiesta di amicizia su Facebook al direttore responsabile della testata, Eleonora Voltolina, giornalista professionista. Immediata anche la sua risposta “per me va benissimo l’intervista, passiamo al tu?”.



Come nasce “La Repubblica degli stagistiblog prima e testata on line dopo. Eleonora Voltolina decide di creare “La Repubblica degli stagisti” due anni fa, il blog nasce il 1 settembre 2007, il giorno prima 30 agosto 2007 Eleonora termina il suo ultimo stage, il quinto in sei anni. Il primo stage risale al periodo dell’università, Eleonora frequenta il corso di laurea in Scienze della Comunicazione presso l’Università La Sapienza di Roma, ha 22 anni e si imbatte nel primo stage universitario presso la redazione di un TG. Pochi mesi dopo la laurea, un secondo stage porta Eleonora a Milano, questa volta in un ufficio stampa. Si stabilisce definitivamente in questa città ed entra nella Scuola di giornalismo IFG “Carlo de Martino”.  Come previsto dal piano di studi, Eleonora in questi due anni segue tre stage, in due redazioni importanti quella di SKY TG24 e quella di Panorama. Dal primo stage del 2001 all’ultimo del 2007 le reazioni e le sensazioni di Eleonora cambiano. “Durante il primo stage del periodo universitario ovviamente ero entusiasta, entravo per le prima volta in una redazione giornalistica vera; anche durante il secondo stage a Milano subito dopo l’università ero abbastanza entusiasta, ma anche un po’ perplessa perché il rimborso spese era bassissimo e lavoravo moltissimo, posso affermare che lavoravo come gli altri.” Questo stage si trasforma in un contratto a progetto. Poi avendo superato l’esame per entrare nella scuola di giornalismo di Milano, Eleonora è costretta a lasciare il lavoro di ufficio stampa e all’età di 26 anni a ritornare sui banchi di scuola. In realtà “sentivo di avere un’età e un’esperienza che in altre situazioni mi avrebbero permesso di avere un contratto vero”. La situazione per Eleonora è pesante “a 28 anni mi sentivo vecchia a fare la stagista, così il 1 settembre 2007 un giorno dopo aver terminato l’ultimo stage ho aperto il blog. Anche se nel blog non parlo di me, in prima persona, l’obiettivo era renderlo una redazione giornalistica”.

 

L’identikit dello stagista in Italia oggi Lo stagista può essere chiunque, un identikit dello stagista non c’è, proprio per tracciarne uno “La Repubblica degli stagisti” in collaborazione con l’istituto Isfol ha lanciato un sondaggio on line – disponibile sul sito della testata ed aperto a chiunque abbia svolto anche solo uno stage -  che mira ad individuare alcune caratteristiche dello stagista tipo italiano. Finora sono stati raccolti centinaia di questionari anonimi, che poi verranno elaborati dai ricercatori dell’Isfol ed in autunno si potrà delineare un primo identikit.

 

“Ciascuno di noi oggi può fare la rivoluzione con un semplice no”. Come rifiutare uno stage gratuito o malpagato se il futuro sembra offrire solo questo? Se per assurdo domani tutti i ragazzi d’Italia dicessero no, le aziende sarebbero costrette a cambiare atteggiamento –dichiara Elenora – noi giovani sottovalutiamo il nostro potere di contrattazione, noi dobbiamo diventare attori attivi. Un altro modo per fare stage è possibile, aziende che rispettano gli stagisti ci sono. Di questo dobbiamo essere consapevoli e della possibilità di dire no, non più subire ma agire. Non dobbiamo sentirci vittime del mercato del lavoro”. Consapevoli che quando scegliamo di accettare o rifiutare uno stage o un lavoro compiamo una scelta che non è solo personale ma ci assumiamo anche una responsabilità sociale, quindi se c’è qualcosa che non va nello stage, occorre subito dirlo all’ente promotore dello stesso o alle Direzioni Provinciali del Lavoro.

Partire è un po’ morire: qualche volta per i giovani italiani è l’unico modo per vivere”. Perché restare in Italia oggi, come non cedere alla tentazione di mollare tutto e partire incrementando il numero dei cervelli in fuga? Mi pongo tutti i giorni questa domanda! La situazione è deprimente, nel mio gruppo di studi più della metà si è trasferita all’estero, Londra, Barcellona, Israele, hanno più soddisfazioni, guadagnano di più… Ma se tutti se ne andassero chi ci rimane in Italia? Le possibilità sono tre: accettare, subire e lamentarsi; fuggire dove la situazione è migliore; restare e lottare per cambiare le cose.” Eleonora è per la terza possibilità, per il canale del riformismo, quello che propone e presenta nuovi progetti come ha fatto lei con il blog, poi testata on line e con le iniziative come il “Bollino OK Stage” e la “Carta dei diritti dello stagista”.

I giornalisti rappresentano una delle categorie più colpite dal meccanismo degli stage usati per avere lavoratori a costo zero ma soprattutto per riempire le redazioni nel periodo estivo. Si è creata una sorta di “guerra tra poveri” racconta Eleonora. Da un lato gli allievi delle venti scuole di giornalismo presenti in Italia che durante i 18 mesi di praticantato hanno l’obbligo di svolgere due o più stage in testate giornalistiche e chi difatti ogni anno affollano le redazioni di giornali, radio, televisioni e siti web inquadrati come “stagisti”. A questi si aggiungono centinaia di ragazzi, soprattutto universitari, che a vario titolo svolgono stage all’interno delle redazioni. Per tutte le testate giornalistiche soprattutto nel periodo estivo questo rappresenta un grande vantaggio: giovani aspiranti e praticanti nella maggior parte dei casi bravi, preparati alla professione giornalistica e disposti a lavorare a titolo gratuito (nel caso delle scuole questo è obbligatorio). Dall’altra parte ci sono i –tantissimi– giornalisti disoccupati che sperano in un contratto di sostituzione estiva vedendosi invece rimpiazzati dagli stagisti. Davvero una guerra tra poveri. Per trovare una soluzione, l’Ordine ha recentemente deciso di vietare gli stage per gli allievi delle scuole nelle redazioni nei mesi di luglio e agosto, praticamene nel periodo ideale per fare uno stage quando le lezioni terminano. Non solo. Recentemente l’Ordine ha siglato una convenzione con alcune università italiane in cui si vieta agli studenti universitari di svolgere stage presso le redazioni giornalistiche. Andando cioè contro l’essenza stessa dello stage che dovrebbe essere un momento formativo per i giovani (categoria che in Italia si estende fino ai 40’anni) durante la laurea e non dopo, proprio come avviene in molti altri paesi europei come per esempio la Francia. “La Repubblica degli stagisti” si sta occupando ovviamente anche di questo aspetto e se ne è occupata in passato inviando all’Ordine dei giornalisti e alla FNSI un appello firmato da oltre 150 persone, tra stagisti e non, il cui testo è disponibile sul blog. Nel testo d’appello anziché vietare gli stage estivi si propone di rendere un po’ meno conveniente per gli editori prendere gli stagisti a lavorare nelle redazioni, per esempio prevedendo una retribuzione minima per le persone in stage nelle redazioni. “Dopo un anno di delirio – per il rinnovo del contratto di lavoro giornalistico – adesso è arrivato il momento di rilanciare anche quest’argomento ed il problema degli stage”.

“Uno su mille ce la fa” Un consiglio per noi studenti di scienze della comunicazione, giornalisti e aspiranti tali.  Nella mia esperienza personale tutti mi hanno consigliato di scegliere un altro mestiere, di non fare giornalismo. Nei due anni di scuola a Milano ogni settimana c’era un ospite, in due anni c’è stato solo un giornalista Beppe Severgnini del Corriere della Sera che non ci ha detto di cambiare mestiere, ci ha detto ‘se ci credete davvero e se ce la mettete tutta ce la potete fare, puntate in alto e non avete paura di rischiare’. A voi studenti di scienze della comunicazione giornalisti e aspiranti tali consiglio innanzitutto di non accettare stage non retribuiti! Se siete davvero motivati, andate avanti, l’unica cosa che dovete sapere bene è che andate incontro ad un mercato dove non c’è richiesta. Il lavoro dovete inventarvelo, buttatevi su Internet e sulle nuove tecnologie, imparate ad utilizzare tutti gli strumenti di comunicazione. E poi datevi un tempo e in questo tempo concentrate tutti i vostri sforzi, date il meglio, siate esigenti con voi stessi. Uso le parole di Severgnini ‘puntate in alto’.


Ragazzi, un appello! SE

Ragazzi, un appello! SE avete fatto anche solo uno stage in passato potete partecipare al sondaggio anonimo sulla testata on line La REPUBBLICA DEGLI STAGISTI. In autunno verrà poi pubblicato un identikit dello stagista in Italia. Partecipate perchè ci riguarda direttamente!

Roberta ma tu ci sei mai stata al nostro ufficio stage?

Roberta ma tu ci sei mai stata al nostro ufficio stage? Dalle cose che scrivi in questo articolo non sembra mica ... va a dare un'occhiata, e ti rendi conto da sola della situazione sugli stage a scienze della comunicazione va! Passi per la tizia che intervisti che da brava milanese non ha capito molto di come vanno le cose al di fuori del suo orticello, ma è pure normale alla fine, ma tu che stai a roma invece !!!

Puoi spiegarti meglio?

Puoi spiegarti meglio? Perchè non ho capito molto bene in cosa effettivamente consista la tua critica. Comunque la "tizia" come la chiami tu ha un nome, si chiama Eleonora Voltolina, è una giornalista professionista, il suo blog poi divenuto testata on line non credo proprio sia da considerarsi come un orticello che non conosce quello che succede all'esterno; per quanto riguarda me io non vivo a Roma bensì nella provincia di Bari; l'articolo non voleva essere una condanna in toto a tutta la realtà italiana degli stage, ci sono certamente anche in Italia, negli atenei e nelle aziende delle isole d'eccellenza (l'iniziativa del bollino OK stage nè una prova), ma non si può negare purtroppo che ancora oggi lo stage sia usato in Italia in maniera spesso sbagliata per aumentare il precariato e ottenere lavoratori a costo zero. Comunque ben vengano le critiche ed il confronto purchè costruttivi.