Registrati | Login

Quella foto sul petto di Gheddafi

Un pezzo di storia italiana

Quella foto sul petto di Gheddafi

di GIULIA AMATO (16 06 2009)
Il ribelle Omar al-Mukhtar, mentre si dirige al patibolo. 16 settembre 1931.

Nella sua prima visita ufficiale, il presidente Gheddafi si presenta con l’immagine simbolo della resistenza libica contro il colonialismo italiano. Il gesto ha sollevato critiche e polemiche da parte del mondo politico italiano    

Si sa che i rapporti tra Italia e Libia non sono stati sempre idilliaci.   
La popolazione libica vive ancora nel ricordo doloroso di quello che è stato il periodo dell’occupazione italiana, e la ferita è ancora aperta.
In quei territori, la repressione fascista fu violenta e Omar al- Mukhtar, l’uomo avvolto in un barracamo bianco ritratto nella foto che il presidente Gheddafi ha fissato sul petto è il simbolo della resistenza libica contro il colonialismo italiano.

Nel 1930, Mussolini ordinò al governatore della Libia, il generale Rodolfo Graziani, di fermare il movimento rivoluzionario. Graziani diede inizio ad una vera e propria persecuzione nei confronti della popolazione Senussa. I villaggi furono incendiati, i beni vennero confiscati, per la prima volta si verificarono bombardamenti aerei nelle oasi e furono impegnate armi chimiche (gas soprattutto) con conseguente avvelenamento dei pozzi d’acqua. Infine la maggior parte dei senussi fu rinchiuso nei campi di concentramento.
Il Paese, poi, fu isolato con una barriera di filo spinato, lunga 270 chilometri, dal porto di Bardia all’oasi di Giarabub, sede della confraternita senussa. Al- Mukhtar, allora, si ritrovò sotto assedio e con un esiguo manipolo di 700 uomini al suo seguito. L’11 settembre del 1931, mentre la cellula di resistenza attraversava la piana Got –llfù, furono avvistati dall’aviazione italiana. Omar fu ferito e catturato.
Il processo, molto sommario, si svolse a Bengasi e il 16 settembre, il “leone del deserto” fu condotto sul patibolo allestito nel campo di concentramento di Soluch e davanti a 20 mila persone fu impiccato.
Oggi in Libia Omar al-Mukhtar è un eroe e come ha dichiarato il presidente Gheddafi, "portare la sua foto è come per i cattolici indossare la croce".

Se è vero che il passato è passato e il trattato di amicizia e cooperazione, siglato il 30 agosto scorso, ha dato un segnale di svolta nei rapporti tra i due Paesi, per la Libia il ricordo di ciò che è stato è ancora vivo. E a testimoniarlo è proprio il fatto che Gheddafi  lo indossa appeso al petto.
Ma questo gesto, di mostrare il simbolo delle atrocità del colonialismo italiano, non può certo far passare in secondo piano le numerose violazioni dei diritti umani perpetrate negli anni dal regime autoritario libico. Ma rimangono comunque i fatti. Per la maggior parte degli italiani, la fase coloniale, è una pagine oscura e poco conosciuta, mentre per il popolo libico è un pezzo di storia importante.