GRANDI NUMERI. Emanuele Filiberto, rampollo di casa Savoia,
non ce l’ha fatta: in corsa tra le file dell’UDC per occupare una preziosa seggiola del Parlamento europeo, è stato lasciato a casa dalla volontà degli elettori.
Eppure, quasi un milione di voti lo incoronava principe di Ballando con le stelle. Con lo stesso numero di preferenze si decretava Marco Carta vincitore del Festival di Sanremo. I numeri sono eloquenti: a sancire il successo di un programma contribuisce anche il televoto. Così, se una normale puntata di Amici raggiunge, tra sms e telefonate, un milione e novecentomila preferenze,e un programma come il Grande Fratello riceve 250 televoti al secondo, è lecito domandarsi come il voto degli spettatori da casa influenzi le dinamiche di scrittura dei programmi, e come il pubblico percepisca il proprio ruolo di giudice supremo.
OPINIONI COSTOSE. Per ora, esprimere il proprio voto è un privilegio che costa:per un sms si spende dai cinquanta centesimi a poco più di un euro. Un giro d’affari stimato attorno ai 15 milioni di euro all’anno, spartiti tra le reti, gli operatori di telefonia,i produttori dei programmi e le società che gestiscono il televoto. Il tutto non senza polemiche: molti denunciano la possibilità di affidarsi al lavoro dei call center per garantirsi, se non proprio la vittoria, un piazzamento favorevole; altri ancora reclamano centinaia di voti scomparsi in momenti di particolare afflusso ai centralini. Tuttavia, l’affare televoto funziona, anche se siamo ancora lontani dai votanti di Stati Uniti e Gran Bretagna, dove però i messaggi sono pressoché gratuiti, a seguito di situazioni poco chiare avvenute in passato.
PUBBLICO ATTIVO. A essere enfatizzato è il ruolo del pubblico, che acquista una nuova dimensione attiva: non solo si riconosce nei personaggi al centro della scena, ma è chiamato anche a giudicarli. Così,si enfatizza il carattere da “concorrente della porta accanto” dei partecipanti ai reality e talent show, e si lascia al pubblico la possibilità di determinare il loro destino, in bilico tra biasimo e redenzione. Al punto che alcuni massmediologi propongono una nuova chiave per giudicare la favoleggiata attività/passività dei pubblici: consisterebbe nella capacità di riconoscere e valutare il proprio potere di influenzare le scritture televisive. In poche parole, gli spettatori più accorti sarebbero quelli in grado di riconoscere che, dietro al panettiere diventato cantante, o al farmacista spiato dalle telecamere del Grande Fratello, ci sia nascosta la mano di qualche autore, più o meno sapientemente celata.
ILLUSTRI SCONFITTI. E il pubblico di (tele) elettori sembra in grado di discernere il reality dalla realpolitik: se il principe Emanuele, che in fondo la partecipazione a plebisciti popolari ce l’ha nel Dna di famiglia, non balla in Europa, non va meglio a
Teresa Stinziani. La ragazza, seconda classificata al Grande Fratello 8, ha rimediato una sonora sconfitta alle elezioni comunali di Campobasso, dove era candidata per il PD: solo cinque voti e tanti saluti al posto in Consiglio.
TRA IL VIDEO E LA CABINA. Sembra proprio che le previsioni di
Giovanni Sartori, “video ergo sum”, non siano poi così nefaste. Certo, la dichiarazione politica del giorno viene rilasciata con sorriso sornione e sguardo languido in camera, e ci sono ex veline che diventano parlamentari, e parlamentari che si dedicano alla sottile arte dell’intrattenimento. Ma forse l’Homo Videns è ancora sapiens. O forse,come
McLuhan suggerisce, semplicemente il mezzo è veramente il messaggio. Digitare sulla tastiera un numero, esprimere con un click una preferenza davanti allo schermo del proprio pc, non ha lo stesso valore della crocetta che si traccia su una scheda da infilare in un’urna. Il televoto è volontario, immediato,coglie l’attimo. Il voto, almeno si spera, presume un impegno cognitivo e razionale che precede l’effettiva espressione di una preferenza.
DEMOCRAZIA DELLA MAGGIORANZA. La possibilità di un così rapido e semplice sondaggio delle opinioni pubbliche rende comunque quasi scontata la riflessione sulla mitologica democrazia elettronica. Con qualche rischio, però. Il televoto è sostanzialmente una scelta tra un campo molto ristretto di opzioni. Il vincitore prende tutto, e la parte sconfitta, alla fine dei giochi, non ha nessuna possibilità di rivalsa. Si rischia di cadere nella
“tirannia della maggioranza”. La democrazia non è solamente l’espressione di un voto, ma anche la capacità di saper accogliere nelle decisioni finali le istanze delle minoranze, che si trovano così coinvolte nel processo deliberativo. Capacità che ancora, in un modello semplificato e molto emotivo,quale è il televoto, è lontana dal riuscire a tradurre una tendenza televisiva in un efficace strumento di delibera sociale.