Nuje parlamm c’o fierr. Tradotto in italiano, suona più o meno come “noi parliamo con le pistole”. Avevo 8 anni quando, passando vicino l’allora quartier generale di un clan cittadino per andare a scuola, ascoltai questa frase. Un ricordo che affiora periodicamente dalle profondità della mente, spesso in concomitanza di uno dei tanti fatti di sangue legati alle faide tra i clan di Ercolano, turbolenta cittadina alle pendici del Vesuvio in cui vivo, Napoli e provincia.
Una verità di per sé abbastanza evidente ed empiricamente verificabile: nella guerra che vede contrapposti i due cartelli ercolanesi, gli Ascione – Papale e i Birra – Iacomino, si contano 18 morti fra 2007 e 2008, più altri 2 nel 2009. Oltre ad un certo numero di feriti. Il tutto in una ventina di chilometri quadrati schiacciati tra mare e Vesuvio.
I numeri spingono molti a credere che i clan camorristici, e le organizzazioni criminali in genere, abbiano nelle armi il loro principale veicolo comunicativo. E in parte è vero. A ben vedere, queste organizzazioni basano gran parte del loro potere sulla capacità di comunicare alla gente, in varie forme, il dominio sul territorio, la possibilità di dispensare vita e morte, successo e insuccesso, favori e punizioni.
Con il tempo, però, inizi a vedere le cose con uno sguardo diverso, anche grazie alle “particolarità” locali. Percorri le strade a scorrimento (più o meno) veloce della regione e pensi che da quelle infrastrutture, dopo il terremoto del 1980, è cominciato il connubio tra traffico dei rifiuti e illegalità nel ciclo del cemento. Vedi un palazzo in certe zone e pensi ai materiali, non di rado tossici, con cui è stato realizzato. Collinette che sfidano tutte le leggi della gravità e roghi sull’Asse Mediano ti riportano al traffico di rifiuti. Imbocchi la Salerno – Reggio Calabria e pensi che i lavori vanno avanti, per cause ben note, da quando sei bambino.
Una diversità di vedute che finisce per abbracciare anche la comunicazione. E allora capisci che, in realtà, le organizzazioni criminali hanno strategie comunicative ampie ed articolate, che sui pilastri tradizionali e più evidenti, hanno innestato soluzioni sempre nuove e al passo coi tempi. Dalle pistole a Skype, dalle parti mozzate di animale spediti a personaggi da intimidire alla radio, solo per citarne alcune. I casi di
Giancarlo Siani,
Rosaria Capacchione,
Roberto Saviano e molti altri, del resto, mostrano come i boss abbiano sempre prestato grande attenzione alla comunicazione.
Onde anomale
La comunicazione tradizionale
Fuochi d'artificio e radio
Da Skype al digitale terrestre
Vado di fretta