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Onde anomale

Lasciate ogni speranza voi ch'entrate: tv locali campane

Onde anomale

di PIETRO LOMBARDI (03 06 2009)
creative common license

500 milioni di euro di danno stimato per le casse dello Stato, un "legame acclarato tra alcune proprietà di emittenze e il sistema camorristico", società e impianti spesso fuori legge, abusi continui e talvolta eclatanti, picchi di cancro da onde elettromagnetiche incontrollate e danni al paesaggio e all’ambiente. Lo sconfortante quadro dell'emittenza radiotelevisiva campana

L’italica televisiva passione non poteva risparmiare le organizzazioni criminali e la torma di affaristi che nel sottobosco dell’emittenza televisiva locale hanno trovato una miniera d’oro.


Una miriade di sigle ed emittenti, società e impianti spesso fuori legge, abusi continui e talvolta eclatanti caratterizzano il contorto mondo dell’emittenza radiotelevisiva campana. Una situazione denunciata anche dall’interpellanza di Francesco “Pancho” Pardi, Senatore di Italia dei Valori, che parla di “legame acclarato tra alcune proprietà di emittenze e il sistema camorristico” e di “dimostrata capacità della camorra di utilizzare certi canali per veicolare tra la popolazione una positiva immagine di sé”.


immagine da senato.it

Secondo Pardi “… tale è la carenza di vigilanza sulle frequenze (in Campania ndr) che, già a partire dall’indagine denominata ‘Onde Libere’, vennero alla luce i legami tra criminalità organizzata ed emittenza privata, quando, con la lettura dei numeri del lotto, si passavano importanti informazioni sulla gestione dei traffici illeciti ai boss detenuti nei penitenziari. Inoltre, l’ex Ministro dell'interno Giuliano Amato aveva inteso sottolineare il grave collasso cui è sottoposta la supremazia del diritto…” .

Picchi di cancro da onde elettromagnetiche incontrollate, danni al paesaggio e all’ambiente, legami tra emittenti locali, relative case di promozione-produzione neomelodiche e gruppi criminali. Questo è il volto oscuro e malato della pletora di emittenti più o meno piccole che mandano continuamente in onda televendite, cartomanti, video neomelodici e vecchi film.

500 milioni di euro. È la stima del danno derivante dal caos campano per le casse dello Stato. Il calcolo è basato sul valore delle frequenze oggetto in questi anni di traffici illegali e che, per legge, dovevano essere messe all’asta.

Fare ordine, persino orientarsi in questo mondo non è davvero semplice, anche perché sono in corso diverse indagini giudiziarie che potrebbero coinvolgere gran parte dell’editoria televisiva campana, nonché diversi elementi del mondo politico – istituzionale regionale e nazionale.

Sarebbero sei, ad oggi, i fascicoli d’inchiesta aperti, e affidati ad altrettanti sostituto procuratore, solo presso la Procura partenopea, per quella che già qualcuno comincia a definire “Tele-Gomorra”. I filoni d’indagine riguardano le contiguità con la camorra, corruzione e traffico di frequenze, i casi di “parentopoli”, il cosiddetto filone “Radio - killer” e i casi di cancro nelle zone a ridosso degli impianti abusivi.

Ad aprire la strada giudiziaria, nell’ottobre 2008, è stata l’operazione “Onde rotte”: la Procura di Napoli arresta Giuseppe Giordano, editore di Italia Mia, uno dei gruppi da anni in testa alle erogazioni milionarie del Corecom. Le accuse sono di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso ideologico in atto pubblico” ed altro. In pratica, venivano emesse false fatturazioni per accaparrarsi la maggiore fetta possibile dei contributi pubblici per il sostegno dell’informazione (ai sensi dell’art. 45 della legge 448/98).

Nell’aprile 2009, invece, ci pensa il Tar (Tribunale amministrativo regionale) Campania a far sentire la sua voce. Lo fa con due sentenze, datate rispettivamente 10 e 21 aprile. La prima impone all’Ispettorato campano del Ministero delle Comunicazioni di rendere trasparenti per le emittenti interessate la documentazione in suo possesso, comprovante la liceità o meno di alcuni impianti. La sentenza è originata dal rifiuto dell’Ispettorato a fornire alla Soprodimec, editrice di due emittenti locali, la documentazione di alcune emittenti concorrenti che, secondo alcuni rilievi tecnici, risultavano abusive e con potenze superiori a quelle previste. Fra le “imputate” figura Italia Mia, poi coinvolta nell’indagine Onde Rotte. Resta da capire il motivo del rifiuto opposto dall’Ispettorato, sul cui operato, anche nel passato, non sono mancate accuse e perplessità.

La seconda sentenza, quella del 21 aprile, riguarda Nicola Turco, personaggio al centro di indagini e storie poco chiare, e la sua Tv Centro Storico, che hanno esibito atti di compravendita falsi: Turco è stato obbligato a dismettere tre postazioni abusive (Vesuvio, Montevergine e Camaldoli).

Queste vicende conducono ad una sola, semplice domanda: dov’erano e cosa hanno fatto gli organi di controllo, a cominciare dalla polizia postale? L’inerzia di chi doveva controllare ha permesso abusi di ogni tipo, comprese collusioni con i clan camorristici del casertano e del napoletano, e ancora una volta si aspetta l’azione della magistratura per riportare un minimo di ordine nel settore dell’emittenza privata campana.

I pochi imprenditori che hanno il coraggio di denunciare la situazione non certo cristallina, inoltre, vanno incontro a minacce e pressioni. Lo dimostra un articolo per il periodico “La Voce”di Furio Lo Forte, del dicembre 2008. “Uno fra loro – si legge nell’articolo -, il consulente legale dei gruppi Julie e Telelibera, Lucio Varriale, e' tuttora al centro, con i suoi collaboratori, di intimidazioni, minacce di morte e tentativi plateali di delegittimazione. In particolare, un dossier anonimo carico di veleni e falsità - su cui indaga la Procura partenopea dopo le denunce presentate anche dal nostro giornale - esalta le magnifiche sorti del polo televisivo casertano facente capo a Giuseppe Giordano (gruppo Italia Mia, Quarto Canale e Teleregione, destinatari di provvedimenti cautelari nell'operazione Onde Rotte) e a Pasquale Piccirillo, medico e patron di Tele Luna, sotto accusa per aver fornito un falso alibi ad un camorrista. Un modo nemmeno troppo velato per apporre implicitamente una firma a quel concentrato di fango che e' stato spedito a decine di redazioni e giornalisti…”.

Quanto appena riportato rappresenta solo una piccola parte del “dietro le quinte”radiotelevisivo campano. Molti sono i dubbi anche sui criteri seguiti per la composizione del Comitato campano per l'emittenza radiotelevisiva (fare link), mentre destano non poche perplessità i legami, attraverso alcune associazioni, tra esponenti politici riconducibili alla vecchia classe democristiana campana, magistrati, membri delle forze dell’ordine (compresa la polizia postale napoletana), imprenditori, professionisti e ambienti cattolici.

Un panorama inquietante, dunque, anche in considerazione dei “numeri” che caratterizzano il sistema mediatico campano: 24 quotidiani, 10 agenzie di informazione, centinaia di periodici, una settantina di tv private, 180 radio ed oltre 100 quotidiani on line (dati “lavocedellevoci.it”). Senza dimenticare che, entro dicembre, la Campania passerà integralmente al digitale terrestre, con conseguente, e vertiginosa, crescita delle cifre in gioco.