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Fuochi d’artificio e radio

Fuochi d’artificio e radio

di PIETRO LOMBARDI (03 06 2009)
creative common license

Tra radio e fuochi d'artificio: creatività e tecnologia

C’è la comunicazione rivolta all’esterno, sorta di criminali pubbliche relazioni. Ma non solo. Le organizzazioni criminali, infatti, danno il meglio, almeno dal punto di vista della tecnologia e della creatività, nella comunicazione “interna”.


Un caso esemplare sono i fuochi d’artificio. “Sparano i fuochi vicino casa mia. Sarà arrivato un carico”. Il commento, di un giovane napoletano, sintetizza al meglio una pratica ormai diffusa. Mentre in tutto il mondo gli spettacoli pirotecnici accompagnano eventi lieti o importanti, nel napoletano, versione moderna dei segnali di fumo indiani, sono utilizzati per informare la manovalanza e i consumatori più accaniti che il carico di droga è appena arrivato. E in effetti, dopo che in un mese hai assistito a tre, quattro esplosioni pirotecniche, il dubbio sorge: o i santi patroni e affini formano una legione sterminata o il significato dei fuochi e un altro.

Se la comunicazione tradizionale è ancora ben salda, le tecnologie non sono affatto trascurate. Ha suscitato molto scalpore la presenza di gruppi di fan o sostenitori di noti criminali, o detrattori di Saviano, su Facebook. Benché indicativo di un clima culturale che domina in particolari settori della società, il fenomeno non è direttamente riconducibile ai clan. Ben diversa, invece, la questione di altre “tecnologie”.

Se i telefonini, troppo facili da intercettare, sono in declino, i clan sembrano trovarsi a loro agio nell’etere. Giugno 2007, l’operazione Reset si abbatte sui clan ercolanesi: oltre 50 arresti, sequestro di beni, negozi e fabbriche, addirittura un gabbiotto blindato per la sorveglianza dell’area antistante il bunker. E naturalmente la radio. È emerso, infatti, che il clan Birra, allora vincente, utilizzava le trasmissioni di Radio Nuova Ercolano (95.1 megahertz), già “Ercolano Stereo” e “Ercolano Centro” (cambio di nome ad ogni sequestro) per mandare messaggi agli affiliati, sia in libertà che in carcere. Il codice era fondato sulle canzoni dei cantanti neomelodici: “La libertà”, per un boss dietro le sbarre; “Le miserie di Napoli”, dedicata ad un fedelissimo arrestato; “Tutto passa”, detenzione compresa, e, dulcis in fundo, “Appuntamento alle nove”: indica all’autista del boss l’orario dell’incontro. Un ripetitore, abusivo, posto sul tetto di un ristorante permetteva di aggirare intercettazioni e controlli.