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La porta è aperta

ALLA CASA BIANCA

La porta è aperta

di VALENTINA RENNA (26 05 2009)

Sporadiche a dir poco le aderenze tra reclamistiche campagne elettorali e reali metodi politici post-incoronazione. Obama docet anche in questo. E apre le wiki-porte di casa sua a tutti i cittadini internauti. Per Roosevelt fu la radio, per Kennedy la tv, per Obama l’arma è il Web 2.0, che seguita ad impugnare robustamente per avverare la sua fiduciosa politica del cambiamento.

Il presidente crossmediale. Ha uno spiatissimo blog, sterminati gruppi su Facebook, un’applicazione per l’iPhone, un pool Flickr, un’attraente canale Youtube. E’ su MySpace, su Digg e cinguetta anche lui su Twitter. Ed ora ha inaugurato anche una permuta online di idee, d’ispirazione wikipediana. Il sito www.whitehouse.gov/open/  ha infatti l’esclusiva funzione di ospitare mozioni, spunti, suggerimenti dei normali cittadini americani. E le idee saranno sottoposte ai tipici iter di discussione online degli ultimi tempi.

In perfetto stile 2.0 e puntualmente in linea con la sua mira di rendere il governo federale più collaborativo e soprattutto trasparente, Obama coinvolge tutti i comuni mortali americani nella trafila delle leggi. Per un governo open. In faccia agli “anni di segretezza” della presidenza Bush.


In pratica.
Questo sistema si compone essenzialmente di tre fasi: la fase di brainstorming, introdotta già da qualche giorno, in cui si suggeriscono idee e si votano quelle degli altri. Il 3 Giugno inizia la seconda fase, quella di riflessione, in cui le proposte più notevoli vengono concretizzate su un weblog. E il 15 Giugno parte anche l’ultima fase della redazione, ovvero la predisposizione partecipativa di serie proposte di legge. In parole sobrie: io propongo una mia riforma. La community la analizza e la vota. Gli addetti amministrativi la affinano e diventa un fondato ed effettivo progetto. Per poi finire direttamente sul tavolino di Obama. Se il presidente e il suo staff giudicheranno l’idea valida e valente, questa diverrà un “wiki” correggibile e aggiornabile da chiunque. Praticamente, come già accennato, lo stesso meccanismo di Wikipedia, l’enciclopedia online scritta dagli utenti stessi.

Il governo aperto
. “A nome del presidente, voglio invitarvi tutti a partecipare ad un nuovo processo di coinvolgimento pubblico nelle scelte politiche”. Così Valerie Jarrett, il consigliere politico di Obama, svela la neo-trovata presidenziale, definita “Open Government”, in un video divulgato online giorni fa. Per un’innovazione “dal basso”, per una democrazia diretta, per una partecipazione attiva di tutti quanti, coerentemente con il mandato del presidente. Vivek Kundra e Beth Noveck sono i manager alla testa di quest’iniziativa e puntualizzano: “Non cerchiamo commenti pubblici a raccomandazioni e programmi già messi a punto, ma idee nuove da sviluppare fin dai primi passi”. Oltre a questo, e sempre con l’auspicio di una politica aperta, il Consiglio federale CIO ha promosso il sito Data.gov per fornire a tutti diverse informazioni e documenti originali (economici, ambientali, sanitari, di governo… ) in forma grezza, che il pubblico può usare in maniera innovativa. E’ un catalogo, anch’esso aggiornabile, che consentirà ai cittadini di reperire, utilizzare e rinnovare dati autentici del governo. La gente, quella comune, può interagire, partecipare, influire per rendere i servizi pubblici più agibili, più limpidi e anche più efficaci.

Indiscutibile quanto Obama conosca i modelli partecipativi della rete e le loro regole. Lui è proprio un nodo dinamico e operoso della rete. Incoraggia la gente, chiunque, a farsi pezzi stessi del cambiamento. L’ha urlato all’inizio e continua a convincere ancora. E’ il sogno americano. E non è capace soltanto di comunicare alle persone, ma anche di far comunicare le persone tra di loro. Quella comunicazione che ha uno scopo, un progetto, un ideale. Quella comunicazione che può aiutare i governi ad essere realmente più rasenti e conformi alla gente, come mai prima d’ora. E sì, anche l’Italia “potrebbe”.

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