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La vita in bilico

CASA DELLO STUDENTE TRA ROMA E L'AQUILA

La vita in bilico

di ANTONELLA LENOCI (22 05 2009)
Antonella Lenoci

Dalla casa dello studente aquilana di via XX Settembre crollata, dove hanno perso la vita 8 studenti aquilani, alla casa dello studente romana di via C. De Lollis, dove 7 studenti aquilani ora vivono... fra solidarietà tangibile e voglia di ricominciare.

Roma, 6 aprile 2009, via C. De Lollis: ore 3:32
“Dopo una serata come tante altre, ci siamo salutati, ognuno è tornato nelle proprie stanze, convinti che ci saremo rivisti solo l'indomani mattina, magari per fare colazione insieme. Non è andata così. Ma noi siamo i ragazzi della casa dello studente fortunata, la nostra non è crollata”.
A parlare così è Federica, 24 anni ed una laurea triennale in Tecniche psicologiche in mano. La casa dello studente romana, che ha accolto un gruppo di ragazzi provenienti da L'Aquila, è ormai casa sua da 4 anni.


“Dormivo, quando ad un tratto sono stata svegliata dal rumore di tutti gli oggetti che erano sulla mia scrivania, la bottiglia d'acqua è cascata dal mio comodino, ed il mio letto ballava letteralmente”. Federica, racconta così la notte della scossa: “Sono corsa verso la porta, ma ad un tratto mi sono ritrovata di nuovo vicino al letto”, nei suoi occhi si scorge ancora il terrore di quella notte. “Ho intuito subito cosa stava succedendo, non è il primo terremoto che sento, quando è crollata la scuola di San Giuliano, anche io ero a scuola. E' questa volta è crollata una casa dello studente, ed anche io ero in una casa dello studente”.



Il Terremoto di San Giuliano di Puglia.
Era il 31 ottobre del   2001, e nel terremoto con magnitudo 5,4° della scala Ritchter morirono 27 bambini ed una maestra, in seguito al crollo del solaio della scuola elementare “Francesco Iovine”, solo qualche settimana fa sono state depositate le sentenze che vedono condannati in primo grado 5 dei 6 imputati, per il disastro che ha portato via un'intera generazione di bambini. La prima elementare del 2001 non c'è più.

 




La casa dello studente di via C. De Lollis

Sono circa 100 i ragazzi che qui ci vivono, ora un'ala dell'edificio è chiusa a causa dei lavori di ristrutturazione. L'edificio, da prima un'ospedale, è stato adibito a casa dello studente durate il periodo fascista. Sono due torri: l'ala maschile e quella femminile, collegata da un pianerottolo. Il palazzo ha 4 piani, circa 150 le stanze. Ogni ragazzo ha una stanzetta singola, dentro hanno il minimo indispensabile: il letto, la scrivania, l'armadio ed il comodino. Non hanno il bagno in camera, ma è in comune in fondo ad un lungo corridoio. Si lamentano per questo. Le pareti fra una stanza e l'altra sono così sottili, da sentire anche la vibrazione del cellulare dei loro “coinquilini”. Sono forse tutte queste dinamiche, a renderli davvero una grande famiglia, dicono i ragazzi.

“Abbiamo assistito quasi in diretta, a tutte le prime notizie provenienti dall'Aquila, guardavamo la tv dal gabbiotto della portineria. Eravamo in tanti e tutti volevano parlare quella notte, ma appena abbiamo appreso del crollo della casa dello studente di Via XX Settembre, fra noi è davvero calato il silenzio, è stato rotto solo dai pianti di una nostra amica di Teramo, era in ansia e disperata per i suoi amici che abitavano li dentro”.

L'Aquila 6 aprile 2009, Via XX Settembre: ore 3:32
La casa dello studente è crollata, i ragazzi morti sotto le macerie sono otto, e sul volto dei superstiti il dolore e lo strazio sono ben visibili.

“Scatta la solidarietà”
Sono loro stessi a raccontarlo, i ragazzi della casa dello studente di Via de Lollis, già il mercoledì mattina erano in fila nella città universitaria per la donazione del sangue per il popolo abruzzese. Hanno cominciato subito a raccogliere fondi, vestiti, generi alimentari e quant'altro scoprivano occorresse agli abruzzesi. Si mettevano in contatto con chi era già partito per l'Abruzzo, e man mano la lista di ciò che urgeva aumentava: amuchina, sale, spazzolini, spugne, tutte cose a cui mai avrebbero pensato. Hanno raccolto di tutto anche fuori gli studentati. Appena hanno appreso la notizia che il Rettore della Sapienza, il Dott. Frati, con il direttore generale dell'Agenzia per il Diritto allo Studio della regione Lazio, Avv. Mazzella, hanno messo a disposizione degli studenti aquilani le strutture abitative della regione Lazio, un'euforia gli ha travolti... finalmente un modo davvero utile di poter aiutare i loro colleghi. I responsabili della casa dello studente di via C. De Lollis, raccontano: “Quando i ragazzi sono stati messi a conoscenza del fatto che molto probabilmente i ragazzi aquilani, sarebbero potuti venire a stare in questo studentato, quasi ogni giorno, quando ci incontravano ci chiedevano se erano arrivati” a dirlo e Tonino, da anni lavora nella segreteria della casa dello studente.

E' il 27 aprile, nella casa dello studente di via de Lollis sono arrivati 7 studenti provenienti dall'Aquila, non abitavano nella casa dello studente, ma nel centro storico, le loro case sono crollate, ma loro sono scampati al peggio.

Il responsabile dell'Area Tecnica 1 di Laziodisu, Ing. De Michele, ci racconta che in realtà l'Ente in un primo momento si aspettava un numero molto più numeroso di ragazzi, ma solo 8 invece sono state le richieste di studenti che avevano bisogno di un posto alloggio. “Sono comunque iscritti all'Università dell'Aquila, noi come Agenzia per il diritto allo studio, offriamo le nostre strutture, ma sono studenti aquilani, e L'Aquila vive di e con gli studenti”.
Sono in molti a ripetere che i ragazzi che avevano scelto L'Aquila come città per proseguire gli studi, non possono e non devono abbandonare la città...devono continuare a formarsi e a formare il livello culturale che contraddistingue la cittadina abruzzese. “Per il momento, abbiamo offerto a questi 8 studenti, un posto alloggio gratuito, ed il tesserino mensa gratuito, possono pranzare e cenare senza problemi, ma ci rendiamo conto che non basta”.
Sono 8 gli studenti aquilani giunti a Roma, 7 vivono nelle strutture di competenza dell'area Sapienza, un solo ragazzo vive nella casa dello studente abitata dai ragazzi che frequentano l'Università di Tor Vergata.
“Stiamo cercando il modo di poter stanziare un contributo monetario per questi ragazzi, senza riscontrare problemi con il bilancio e con la Corte dei Conti, ma stiamo già pensando ad una determina ad hoc, nella voce siamo disposti a scriverci: “carità umana”, capiamo perfettamente che questi ragazzi non hanno più niente, hanno perso tutto sotto le macerie e molti di loro provengono anche dall'estero, non possono neanche tornare a casa, ma dobbiamo individuare bene come fare per aiutare qualcuno senza dar modo di creare atti di “sciacallaggio”, molti potrebbero approfittarne di alcuni provvedimenti.”
Dei sette ragazzi presenti nella residenza di via C. De Lollis, uno è tristemente famoso, le sue immagini hanno fatto il giro del mondo, è uno dei primi ragazzi che è stato tratto in salvo dalle macerie, in soli slip fra le mani degli amici, si lascia andare in un commosso e commovente abbraccio con suo fratello, sono tutti e due nello studentato romano ora. Ci dicono che nonostante molte trasmissioni televisive lo abbiano invitato a raccontare la sua storia, lui si è sempre rifiutato, non vuole parlare e parlarne con nessuno, neanche con noi. Ed è bello notare come tutti gli studenti rispettino il suo desiderio, anzi sono loro a diffidarci dall'avvicinarlo, e noi rispettiamo i sentimenti di che ha vissuto ore sotto le macerie, convinto che era giunta la sua fine in una terra straniera, viene dall'Albania. Ed è un suo amico a parlare con noi, ci dice esclusivamente perché siamo studenti come lui.

Appena nella sua stanza, notiamo una scritta su di un foglio, una frase, una canzone, sono i The Doord: This is the end, non chiediamo spiegazioni...non ne occorrono. Dopo pochi secondi sentiamo bussare alla porta, è una ragazza, ci sorride. E' li con un frigorifero, vecchio, molto vecchio. “Ho pensato che ti può servire, comincia a fare sempre più caldo, ed un po' di acqua fresca occorre sempre”. Tani le sorride, e la ringrazia...e un grazie sincero il suo.
Ritorna da noi, ci scruta bene e  ci dice: “Preferirei non essere ne registrato, ne ripreso”, il registratore resta spento nella tasca. Studia odontoiatria all'Università de L'Aquila, è al quarto anno ed anche lui è albanese.
“Quella sera, ero su facebook, è verso le 22, c'è stata una scossa più forte del solito, mi sono spaventato, ma non sono sceso in strada, stavo chattando con un mio amico che è in Grecia e lui mi ha detto che molto probabilmente poteva esserci una scossa ancora più forte, era successa la stessa cosa in Grecia nel 97'. Mi sono messo le scarpe e la maglia, ero preparato, la prossima volta che l'acqua nella bottiglia oscilla corro in strada mi ripetevo”. Mentre ci parla, continua a fissare delle scritte, sono in albanese. “Appena ho percepito la scossa delle 3:32, ho urlato forte, ho svegliato i miei coinquilini, mentre correvamo giù per la scale, dietro di noi la scala si piegava verso sinistra, si accartocciava, erano poche abitavamo al piano rialzato, erano davvero poco per fortuna”. “La casa è crollata, non mi sono più girato, correvo volevo solo trovare mio cugino ed i miei amici” “Era tutto buoi, e gli allarmi delle macchine suonavano all'impazzata, ad un certo punto abbiamo incontrato due signore con il pigiama e scalze, avano un cane, il cane mi ha ringhiato, forse perchè avevo accarezzato la sua padrona, le abbiamo solo chiesto se stavano bene, ci hanno detto di si, abbiamo continuato a correre verso la casa di mio cugino, che era proprio in centro”. “La casa era crollata, cominciamo a chiamarli, in quella casa abitavano mio cugino ed una coppia di amici”. “Mio cugino mi chiama, è dietro di me, ci abbracciamo...” Si ferma Tani, e noi aspettiamo lui ed i suoi ricordi molto e davvero troppo nitidi per sperare che possa dimenticare in fretta quanto vissuto e provato. “Mio cugino era in strada dalla scossa delle 22.00, ma la nostra coppia di amici no, era li sotto le macerie, i soccorsi non erano ancora arrivati, e cominciamo a scavare noi, dovevamo scavare loro erano li sotto” “Tiriamo prima lei, ci riusciamo si è fatta male, ma la portiamo fuori di li, è il suo ragazzo a dirci di tirare fuori prima lei” “Lui è più robusto e devo infilami io nel cunicolo che ha creato l'armadio contro l'unica parete rimasta in piedi per liberargli la gamba, se l'era rotta”. “Non ci riuscivamo, abbiamo aspettato ancora un po', intanto gli parlavamo e gli davamo l'acqua. Sono arrivati i vigile del fuoco, ci hanno aiutato, ma l'abbiamo tirato fuori noi...”
“Ora sono qui, per fortuna a L'Aquila non sapevamo davvero dove andare, ci hanno dato un posto alloggio, il tesserino mensa, ed inoltre abbiamo l'abbonamento degli autobus per tornare in Abruzzo, io ci sono tornato giovedì...ho fatto un'esame nella tendopoli...” “La paura di tornare c'è ma dobbiamo e vogliamo finire ciò che abbiamo cominciato, per ora qui stiamo bene ed i ragazzi, come puoi vedere (ci indica il frigorifero) sono davvero buoni e gentili con noi”. Siamo stati fortunati davvero, molti nostri amici sono morti...noi dobbiamo andare avanti e continuare anche per loro”.
Prima di andare via, gli chiediamo un'ultima cosa, il significato di quella scritta, che continua a fissare: “La vita è sempre e comunque in bilico, ecco perché va vissuta, ora vivila per chi non c'è più...”

La lettera dei ragazzi della Casa dello studente sfortunata...
  • “I giorni felici li viviamo senza accorgercene, e solo quando arrivano quelli brutti tentiamo invano di richiamarli indietro." A. Schopenhauer
Lettera Ex Residenti Casa dello Studente via XX Settembre, L'Aquila
  • All'Adsu di L'Aquila, Università degli studi de L'Aquila, Regione Abruzzo, Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Presidenza della Repubblica
Siamo un gruppo di studenti che risiedeva nella “Casa dello Studente” di Via XX Settembre colpita dal sisma del 6 Aprile, in questi giorni tanto si è parlato inevitabilmente, di quella casa , di quelle vittime, dei possibili scandali, degli eventuali responsabili e di quant'altro, ma a più di un mese dall'evento sismico nessun interesse, invece, è stato rivolto a noi giovani studenti, sopravvissuti al crollo della struttura, che abbiamo voglia di andare avanti e di ritornare alla normalità, normalità imprigionata sotto quelle stesse macerie che non solo hanno portato via amici cari, ma che hanno anche sotterrato tutti i nostri beni necessari per poter ricominciare. E' giusto ricordavi che chi stava alla casa dello studente usufruiva di una borsa di studio, visti i bassi redditi familiari, quindi noi più di altri abbiamo bisogno in questo particolare momento, di immensa difficoltà, di aiuti concreti ed immediati (non possiamo aspettare il termine delle inchieste) per poterci liberare da quelle catene che ci tengono legati sul Caucaso della nostra vita, aggrediti da quegli avvoltoi che ogni giorno divorano frammenti del nostro fegato con l'unica differenza che noi non siamo immortali. Quello che chiediamo è di poter ripartire da subito, da quei vestiti, accessori, libri, computer portatili, che acquistati con non pochi sacrifici e andati perduti tra le macerie della casa, sono fondamentali per ritornare a "vivere" e soprattutto per riprendere i nostri studi.
Le macerie hanno portato via i nostri amici, l'indifferenza rischia di portar via il nostro avvenire.

a cura di Giulio ex 211, Roberto ex 419, Francesca ex 219, Eugenio ex 417, Luigi ex 406, Paola ex 217, Horlando ex 202, Giada ex 311, Chiara ex 312, Cinzia ex 309, Hisham ex 409, Stefania ex 310, Ana Paola ex 310, Daniela ex 117, Catia ex 118, Giuseppe ex 212, Paolo ex 207, Elvira ex 309, Renato ex 409,Lucia ex 311, Roberta ex 307,Carmela ex 116, Nadia ex 116, Loriana ex 303, Alessandro ex 209, Anna Grazia ex 304, Cristina ex 304 e gli altri ex residenti.