Il caso. Yoani Sanchez, non fa altro che raccontare la sua terra, la vita quotidiana, i piccoli eventi di ogni giorno, che il governo fatica a tenere nascosti. Dai “palombari”, cittadini poveri che ricercano cibo tra i rifiuti e che vengono arrestati perché intaccano il decoro cittadino, alla crisi economica che imperversa sull’isola e che viene accuratamente negata. Racconta la sua giornata, il suo impegno e la fatica di portare avanti il proprio progetto. E lo fa con maestria, tanto da vincere addirittura il premio giornalistico
Ortega y Gasset, conferitole in Spagna nel 2008, per il giornalismo digitale.
Tra mille difficoltà continua a mettere on line i suoi post, censurati sull’isola, ma letti da migliaia di cubani all’estero. La sua storia, il suo coraggio hanno dato vita anche ad un libro, edito da Rizzoli, dal titolo “Cuba Libre”, alla cui presentazione non ha potuto partecipare perché a Cuba le è stato impedito di mettersi in viaggio. L’ennesima provocazione, che anche stavolta la Sanchez non ha colto.
Come comincia. Tutto inizia nel 2000, quando Yoani Sanchez viene assunta dalla rivista
Editorial Gente Nueva, il compenso per il suo lavoro non era molto alto, così per guadagnare qualcosa in più dà lezioni di spagnolo a turisti tedeschi e comincia a fare la guida turistica, il tutto in maniera illegale, perché, come spiega nel suo blog “ è così che funziona a Cuba”. Nel frattempo si sposa con un giornalista, Reinaldo Escobar, anche lui contrario al regime castrista e più volte censurato. Grazie a lui scoprirà la sua vocazione, e intuendo le potenzialità della rete, e soprattutto la scarsa possibilità di intervento del governo sul web, comincia ad interessarsi al settore informatico, pur con enormi difficoltà, poiché a Cuba i cittadini dell’isola non hanno la possibilità di un collegamento internet che invece è garantito ai turisti, in tutti gli hotel della capitale. Proprio per questo uno dei primi escamotage usati dalla Sanchez per mettere on line i suoi post era quello di fingersi una turista e utilizzare il collegamento gratuito messole a disposizione. Nel 2002 si trasferisce in Svezia, ma ben presto ritorna in patria, tra lo stupore generale di parenti e amici. Nel 2004 fonda la rivista
“Consenso” e tre anni dopo inizia a collaborare col portale d’informazione
Desde Cuba, anche questo inviso a Fidel Castro, che in più di un occasione ne ha criticato e censurato i contenuti. E’ nel 2007 che comincia la sua avventura con il blog
Generaciòn Y.
Generaciòn Y. “Generación Y è un Blog ispirato alla gente come me, con nomi che cominciano o contengono una "y greca". Nati nella Cuba degli anni 70 e 80, segnati dalle scuole al campo, dalle bambole russe, dalle uscite illegali e dalla frustrazione. Per questo invito a leggermi e a scrivermi soprattutto Yanisleidi, Yoandri, Yusimí, Yuniesky e altri che si portano dietro le loro "y greche". E’ così che, ironicamente, Yoani Sanchez comincia il suo blog e ne spiega la scelta del nome. Sarcastica, divertente a tratti malinconica, criticata e amata dal suo popolo e non solo. Lancia continuamente iniziative e provocazioni, come l’ultima che spiega cosi: “Insieme a diversi amici abbiamo dato il via a un modesto servizio informativo a mezzo di SMS. Una notizia, non citata dai media ufficiali, viene inviata tramite cellulare a un gruppo di persone che a sua volta provvede a trasmetterla ad altri. Può sembrare un canale un po’ limitato - perché il numero di cubani muniti di cellulare è modesto - ma ho molta fiducia nelle sue potenzialità. Per far crescere questo nuovo processo informativo è sufficiente che qualcuno voglia passare un breve titolo a un’altra persona interessata. Credo che dovremmo escogitare soluzioni per sviluppare questa rustica “Newsletter”.
Attraverso il suo portale informa e racconta, immagina scenari futuri di una Cuba libera ed emancipata dal regime e con il suo coraggio dona speranza al suo popolo.
Le critiche. Le polemiche al suo operato non sono mancate, e ahimè sono arrivate anche dall’Italia, da un giornalista, Gianni Minà, che ha criticato il suo blog, il suo modo di “fare informazione, nascondendosi dietro uno schermo anziché affrontare di petto i nemici tanto criticati”. Ma Yoani Sanchez mostra ancora una volta la sua schiettezza rispondendo direttamente dal suo bloge, riferendosi ad un’intervista fatta alcuni anni fa dal giornalista italiano a Fidel Castro, dichiara: “Mi piacerebbe suggerirle un paio di domande per un nuovo incontro tra lei e Fidel Castro, che probabilmente non avverrà mai. Indaghi signor Minà - lei che può parlare con Lui - come mai non decreta un’amnistia per Adolfo Fernández Saínz e i suoi colleghi, che hanno già scontato sei anni di galera per delitti di opinione. Annoti nella sua agenda, per favore, i dubbi della mia vicina sul divieto di entrare a Cuba pronunciato nei confronti del fratello, dopo “aver disertato” durante un congresso all’estero. Trasmetta l’interrogativo di mio figlio Teo, che non comprende come mai per essere ammesso agli studi del livello superiore deve dimostrare di possedere una serie di requisiti ideologici.
Se lei può avvicinarsi a Lui - più di quanto è stato mai possibile a ogni cubano - gli chieda di permettere a questi “sconosciuti” cittadini di associarsi, fondare un giornale, creare un emittente radiofonica, fare domande a un presidente o sfruttare un diritto - che lei esercita senza limiti - di scrivere pubblicamente opinioni molto diverse rispetto a quelle del governo del suo paese. Le assicuro che quella intervista - che lei non farà mai - diventerà un best seller su questa Isola.”
Al di là di ogni critica, a Yoani Sanchez va riconosciuto un grosso merito, quello di aver trasformato un semplice blog in un vero e proprio strumento di rivoluzione, capace di creare consensi o polemiche anche a chilometri di distanza e di dare visibilità laddove la visibilità è negata.