Gli ascolti musicali - Quando la sua voce si manifesta aldilà della cornetta del telefono, sembra di parlare con una ragazzina. In effetti
Alessia è molto giovane, ha solo 27 anni, eppure già può vantare collaborazioni del calibro dei Jethro Tull. Un destino segnato dagli ascolti dell’adolescenza, quando chiusa in cameretta beveva il rock-progressive dei Genesis e di Jan Anderson, il blues di Janis Joplin e Joni Mitchell, il country di Crosby, Stills, Nash & Young. Insomma, dice Alessia, tutto il filone Woodstock che ha cambiato il mondo.
Alessia ascolta anche altro, Bjork, Tori Amos, Fiona Apple, Jeff Buckley, Depeche Mode, Cure e tanto ancora.
Musicista è un lavoro? - Questa giovane musicista cosentina ha nella voce tutta la passione che segna il suo ‘mestiere’. Così lo chiama, un pò titubante, come se si aspettasse di essere derisa. “Quando mi chiedono che lavoro faccio e rispondo «la musicista» ricevo sempre la stessa risposta: «E sarebbe un lavoro?»”. Ciò che vuole dire Alessia è che non per tutti scegliere di vivere di musica ha la stessa dignità di una scelta che miri più in alto, magari alla fama mondiale. Eppure, già nelle parole di Amy Coleman avevamo scorto lo stesso messaggio: essere alla mercè della musica e delle persone che scelgono di ascoltarla, per il solo gusto di essere in contatto con entrambi, musica e gente. Il punto è che non è facile.
Nemo profeta in patria - La storia di Alessia è l’altra faccia della medaglia rispetto a quella di Amy. “Nemo profeta in patria”, ha saggiamente riassunto la musicista cosentina. In effetti, Amy ama suonare nel nostro Paese e questo perchè, soprattutto ‘da noi’ al sud, c’è un calore speciale. Amy, sappiamo, è americana. Alessia invece per suonare deve andare all’estero, dove si investe più facilmente sui giovani musicisti, purchè siano di talento. In Italia solo poche case discografiche decidono di compiere questo passo, con tutte le difficoltà che comporta.
Investimenti dal Sud - La
Renilin, ad esempio, fondata da Antonio Notaro, produce e promuove in Calabria giovani musicisti emergenti, anche se questa parola il Signor Notaro ed Alessia proprio non vogliono sentirla. Preferiscono chiamarli ‘artisti da scoprire’. “In questo momento la musica giovane ha bisogno di molte energie per uscire fuori. Saltare il muro non è facile. Bisogna incontrare persone che stiano al tuo fianco con determinazione e perseveranza, giorno per giorno. Le piccole etichette, le piccole radio, fanno un lavoro enorme, in questo senso. Quantomeno provano ad imporre l’attenzione sulla musica underground, che viene dal basso. L’atteggiamento generale del mondo discografico verso questa realtà è di non curanza. La conseguenza, preoccupante è che si determina una ‘fuga di talenti’, come quella dei cervelli. In altre nazioni europee non è così. La Francia, ad esempio, ha una legge che preserva il patrimonio musicale francese, con la quale le radio sono obbligate a trasmettere almeno il 70% di musica nazionale”.
Scelte - Alessia ci racconta queste cose con grandè lucidità, ma senza rassegnazione. Si tratta di scelte, secondo lei. Di scegliere un ambito tra quelli che il panorama musicale ti mette a disposizione. Di scegliere tra i talent show, i grandi palchi di piazza, dove tu sei solo parte di un contesto, oppure le realtà dei clubs, dei concerti per pochi, dove sai che le persone sono lì per asclotare la ‘tua’ musica. Non è snobbismo, è fedeltà. A quella forma d’arte pulita che è la musica.