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Closed Source

Software libero fantasma

Closed Source

di DANIELE DE ANGELIS (20 05 2009)
Richard Stallman

In Italia scuola e pubblica amministrazione preferiscono Microsoft e licenze proprietarie, si investe poco sul software libero. All’ex cinema Volturno si discute del siginificato dell’open source, come opportunità di svincolarsi dalle case produttrici, possibilità di risparmio e strumento di educazione. Ospite Richard Stallman, pioniere del free software, che a distanza di oltre venti anni ribadisce le libertà alla base del suo progetto. E spezza una lancia in favore di The Pirate Bay.

Capelli lunghi, polo rossa e sandali. A prima vista sembra il tipico turista americano venuto per visitare i monumenti della Città Eterna; non si direbbe che quel turista è in realtà l’uomo che venti anni fa ha lanciato una rivoluzione nel mondo dei software. Quell’uomo è Richard Stallman, fondatore della Free Software Foundation, creatore delle licenze GPL e ispiratore di GNU/Linux, il primo sistema operativo open source. Una guest star d’eccezione intervenuta alla conferenza “La mala educacion”, che si è tenuta venerdì 8 maggio a Roma, nei locali dell’ex Cinema Volturno.

Un occasione per fare un bilancio dell’esperienza della comunità del software libero, ma anche per lanciare una critica ai governi che ignorano una realtà ormai consolidata
 

THE UNKNOWN SOURCER Le istituzioni snobbano il software libero. Anche nell’epoca del Web 2.0 e dei contenuti autoprodotti, si sceglie sempre più di puntare sui programmi con licenza, dai sistemi operativi ai software generici, che dominano il mercato sia per lo svago che per l’utilizzo professionale. “Forse si sceglie Windows perché il marchio è garanzia di qualità”, è la provocazione lanciata da Juan Carlos Gentile, moderatore del dibattito, il quale sottolinea come i software modificati e condivisi siano rimasti per troppo tempo un prodotto di nicchia. Ma il problema principale è l’educazione. Spesso si ignora l’open source perché semplicemente non si conoscono le opportunità che questo offre, come i minori costi e soprattutto lo sviluppo comunitario. Secondo i relatori deve essere la scuola a farsi carico di questa responsabilità. “Educare al software libero non significa solo risparmiare, ma anche la possibilità di far capire come funzionano oggi le nuove tecnologie e magari non dipendere per ogni cosa dalle grandi multinazionali” ha dichiarato l’architetto Massimo Tonon, che ha aspramente criticato una recente iniziativa allo studio del governo: si tratta del programma JumpPC, un sistema di incentivi agli studenti delle scuole medie superiori per acquistare netbook. “Tutti quei mini pc avranno installato Windows” sottolinea Tonon “cosa che dimostra che questo progetto non ha nulla di educativo, perché inizierà a far dipendere gli studenti da software a pagamento già dall’età scolare”. Lo stesso Tonon ha poi illustrato i risultati di un progetto che ha coinvolto un liceo romano, un esempio di come il software può diventare uno strumento di educazione “Con alcuni di questi ragazzi abbiamo realizzato un cartone animato con programmi completamente liberi. Ne è uscito fuori un prodotto di ottima qualità, a dimostrazione che per lavori di alto livello si può fare a meno di strumenti sempre più costosi. Tra l’altro i ragazzi mi hanno promesso che dopo questa esperienza non useranno mai più Photoshop.”
 
LIBERTÀ Studiare il codice sorgente, copiare, modificare i programmi e condividerli in modo che siano utili alla collettività. Nel suo intervento Stallman sottolinea le libertà che sono alla base del progetto GNU. Quelle libertà spiegate nel manifesto pubblicato nel 1985, che a distanza di venti anni sono sempre più necessarie; secondo il programmatore americano siamo in un epoca in cui le grandi multinazionali esercitano un monopolio sempre più incontrastato. “Soprattutto in Italia c’è una forte discriminazione all’uso dei sistemi liberi, che parte direttamente dai provider” commenta Stallman “Quasi tutti i fornitori di servizi offrono contenuti che funzionano solo con Windows”, una situazione che diventa un ulteriore ostacolo alla diffusione dell’open source.
 
IGNORANTIA LEGIS L’open source in Italia è un miraggio. Eppure nel nostro paese un invito esplicito ad adottare soluzioni diverse dal software proprietario c’è già: infatti la legge 340 del 2000, oltre ad alcune direttive ministeriali,  prescrive l’obbligo per la pubblica amministrazione  di dotarsi di software “a codice sorgente libero”. Una disposizione che in alcuni casi è stata applicata con successo, come insegnano gli esempi dell’Istat e delle province di Trento e Bolzano (un caso seguito nel 2006 dalla trasmissione di RaiTre “Report”). Esperienze significative che però non hanno avuto seguito in realtà più grandi. “Recentemente il Comune di Roma ha acquistato circa 300 licenze Windows Vista, che andranno a costare 500.000 euro” ha dichiarato Marco Ciurcina, presidente dell’ Associazione per il software libero “nonostante l’amministrazione dichiari di avere molte ristrettezze economiche. Quei soldi si potevano risparmiare, se si rispettava la legge e le normative europee”. Lo stesso Ciurcina, insieme a Juan Carlos Gentile, ha inoltre presentato l'iniziativa "Caro candidato", una campagna per sensibilizzare elettori e candidati alle prossime elezioni europee sul tema dell'open source
 
SARKOMA Stallman ha colto l’occasione per parlare anche di temi caldi e attuali che interessano la libertà della rete; in particolare il pacchetto Telecom e la legge Olivennes-Sarkozy (ribattezzato ironicamente “Sarkoma”), varata in Francia per contrastare la pirateria informatica: “in questo modo si andranno a punire delle persone, staccando loro la connessione a Internet, senza un processo” ha commentato a margine del suo intervento, ritenendo la legge francese una vera e propria violazione dei diritti umani “La guerra al file-sharing è una questione che riguarda l’industria dell’intrattenimento e, come voi sapete, molti governi fanno quello che le grandi corporation dicono di fare”. Riguardo al processo a The Pirate Bay, il fondatore del Progetto GNU ha espresso la sua opinione “Il file-sharing è una cosa buona. La condivisone è alla base della società e attacando il file-sharing si colpisce la società. Per questo appoggio la causa di The Pirate Bay; l’unica cosa su cui non sono d’accordo è l’immagine del pirata” conclude “Pirateria significa attaccare e rubare alle altre persone. È assurdo che a qualcosa di positivo sia associata un'immagine negativa. Per questo sto molto attento nell’usare quel termine”